Totò che visse due volte (1998)
Con Marcello Miranda, Salvatore Gattuso, Carlo Giordano, Pietro Arcidiacono
La trama
Tre episodi nella Sicilia degradata dei nostri giorni.
Paletta è un uomo preso in giro da tutti e perennemente umiliato che cerca, senza successo, di dare sfogo al suo insaziabile desiderio sessuale. L'arrivo della prostituta Tremmotori lo spinge al furto dell'edicola votiva dell'Ecce Homo. Dovrà vedersela con il boss del quartiere. Intorno al letto di morte di un omosessuale di mezza età: la madre aspetta che si faccia vivo Fefé, l'anziano amante del figlio, che, però, tarda ad arrivare perché atterrito dall'idea di incontrare Bastiano, fratello brutale del morto. Lazzaro, mafioso appartenente a un clan perdente viene sciolto nell'acido da Don Totò. Nel frattempo un vecchio Messia si aggira intorno ed è a lui che i familiari di Lazzaro ricorrono per la resurrezione.
Suddiviso in tre episodi che intrecciano luoghi e personaggi, costruito attraverso immagini di assoluta pulizia compositiva, "Totò" è l'esatto contrario di tutta la merce dozzinale che i supermercati dell'immagine propongono quotidianamente. Film rigorosamente d'autore (di quelli che bisogna avere ancora il coraggio di fare, di produrre e di andare a vedere), stretto tra il dolore abissale di Pasolini e la ferocia dilaniante di Buñuel, ha una sicurezza dura di inquadratura, dissolvenza e montaggio che fa venire in mente Scorsese. Processato per oltraggio alla religione, gli autori del film sono stati prosciolti nel 2001.
L'opinione più votata
Di carlos brigante scritta il 22/08/2010 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Sin dalle prime sequenze i due registi ribadiscono in maniera esplicita la strada che vogliono percorrere: ripartire da dove avevano iniziato e cioè dal loro primo lungometraggio, “Lo zio di Brooklyn”. Nella stanza buia di un cinema le immagini dell'asino inchiappettato da un uomo trasandato e la figura di San Polifemo, intenta a togliersi un occhio, ci introducono nelle “periferie aliene” di una Sicilia post-industriale, infestata dai ratti, dai maiali e popolata da freaks sdentati mossi da continui quanto meccanici istinti sessuali. Le donne non esistono; quelle che ci sono, sono uomini travestiti in mezzo ad un'umanità desolata e desolante in cui anche la religione è distorta, materialista, volgare. Non importa se non c'è più un messia da crocifiggere. Di poveri cristi che possono sostituirlo ce ne sono a bizzeffe; il primo che passa va bene.
Ciprì e Maresco ci portano in luoghi fuori dal centro; periferie umane immerse nel lerciume di una società in preda al gioco degli istinti. Con sguardo impietoso e beffardo, ma senza alcun intento di condanna, si limitano ad osservare con nonchalance questi deserti (proto)metropolitani disertati dalla civiltà.
Pasolini e Bunuel vengono alla mente a più riprese: l'irriverente Golgota de “La ricotta”; le desolate periferie dimenticate di “Accattone” o “Mamma Roma”; l'aria impregnata di merda di “Salò”; la blasfemia dirompente e il nero sarcasmo del Bunuel de “L'age d'or” o de “La via lattea” e perché no il “surrealismo realista” de “Las Hurdes”.
In “Totò che visse due volte”, però, tutto risulta amplificato in quegli spazi “lucidamente allucinati” (dal bianco e nero di Bigazzi), racchiusi dentro una spessa cornice grottesca e attraversati da un dirompente nichilismo di fondo.
Se ne “Un chien andalou” il buon Don Luis ci indicava col taglio dell'occhio una nuova strada al “vedere”; con Ciprì e Maresco l'occhio dello spettatore/San Polifemo viene strappato via del tutto... tanto per ribadire il concetto.
Irriverente, corrosivo, anarcoide...
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22 agosto 2010 Opinione di carlos brigante su "Totò che visse due volte"
Si fossero chiamati Ciprinsky e Marescov si griderebbe ad una nuova avanguardia nel panorama post-surrealista di una qualche scuola dell'est europeo. Invece, ci troviamo davanti a due “poveri” siciliani (usciti da Cinico Tv) che per molti cultori dell'esterofila a tutti i costi non posseggono quell'appeal che altrimenti avrebbero. Fortunatamente negli ultimi tempi il vento è cambiato e gli estimatori che si nutrono di pane e cinema hanno tributato loro i giusti onori....
voto al film: 
29 maggio 2010 Opinione di Peppe Comune su "Totò che visse due volte"
Tre episodi per una geniale sintesi della degenerazione morale dell'uomo contemporaneo. Paletta è un uomo in perenne balia del suo insaziabile desiderio sessuale. Per andare con Tremmotori, la prostituta più ambita di tutta la Sicilia, Paletta si procura i soldi rubando gli ex voto dall'edicola votiva dell'Ecce Homo. Al capezzale di un omossessuale di mezza età tutti aspettano il suo anziano amante Fefè che però tarda ad arrivare perchè ha paura di...
voto al film: 
25 aprile 2010 Opinione di kotrab su "Totò che visse due volte"
Parto deforme e contemporaneamente perfetto nella concezione estetica e potentissimo nei contenuti, il secondo lungometraggio dei geniali Ciprì e Maresco diventò un caso clamoroso per la storia del cinema italiano e l'ulteriore consacrazione del talento innovatore dei due palermitani, tra le personalità artistiche più importanti del panorama internazionale (a mio modesto parere, ma non solo). Totò che visse due volte è una sintesi radicale ed estrema...
voto al film: 
31 dicembre 2009 Opinione di sasso67 su "Totò che visse due volte"
Partendo dallo spunto della “Ricotta” di Pasolini, portato alle sue estreme conseguenze, intrecciandolo con il Buñuel più disposto a giocare sul confine tra sacro e blasfemia (quello che tortuosamente corre dall’ “Age d’or” a “Nazarin”, fino a “Viridiana” e “Simon del deserto”), Ciprì e Maresco hanno allestito un film assolutamente folle, che contiene alcune delle loro pagine più geniali, che...
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19 ottobre 2008 Opinione di stefano.giuliano su "Totò che visse due volte"
Quando ero piccolo chiesi a mio nonno di spiegarmi l'importanza del sale. Mio nonno mi fece mangiare una pastasciutta senza sale, ed io capii. Per spiegare l'importanza di qualcosa potresti fare un film in cui la esalti, oppure un film come questo, in cui la togli e vedi l'effetto che fa. Questo e un film che spiega l'importanza dei valori della vita quali l'amicizia, l'amore, la lealta`, l'onesta`, la religione, la bellezza, la cultura e tanti altri, che ognuno puo` capire sentendone la...
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2 ottobre 2008 Opinione di BrucoMarx su "Totò che visse due volte"
Mi sembra abbastanza ovvio dire che "Toto che visse due volte" sia in assoluto uno dei più grandi capolavori degli ultimi 10-20 anni del cinema italiano, se non mondiale, poichè la sua unicità, il suo strisciare tra le rovine polverose di un cinema che ha perso tutto proprio perchè noi uomini, nel nostro cosiddetto "tempo" abbiamo perso tutto. Lontano, racchiuso in un unico tempo e in un'unica era che è quella che possiamo ritrovare solo nel cinema, slegato da qual si voglia linguaggio,...
voto al film: 
1 agosto 2005 Opinione di Ramito su "Totò che visse due volte"
Premiata ditta Ciprì-Maresco va diritto al nocciolo della questione con un film scomodo e alienante. Criticabile, eccessivo, ma vien voglia di farlo guardare a Muccino
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3 maggio 2005 Opinione di johnpjgozz su "Totò che visse due volte"
UNO DEI FILM PIU' ASSURDI CHE IO ABBIA MAI VISTO, MA CHE SICURAMENTE MI HA LASCIATO DENTRO QUALCOSA!VISTO APPENA USCITO ALLA MULTISALA "NOVECENTO" DI CAVRIAGO (RE), ERAVAMO POCO PIU' DI UNA VENTINA IN SALA...VERAMENTE ALLUCINANTE, UNA RIVISITAZIONE APOCRIFA DEL VANGELO DIVISA IN EPISODI CHE SI RICONGIUNGONO NEL FINALE. IL PRIMO E BEFFARDO, SICURAMENTE IL PIU' UMORISTICO DEI TRE, IL SECONDO E' TERRIBILE E VERAMENTE MALSANO CON UOMINI-DONNA E TOPI A PUNIRE IL PECCATORE, L'ULTIMO CHE SI LEGA...
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1 agosto 2004 Opinione di Federale su "Totò che visse due volte"
Uno schifo. Il film peggiore in assoluto della storia del cinema. Blasfemo, sporco, ricettacolo dello schifo della società, del sozzume che inonda l'orbe terracqueo, mostrato con compiaciuta condivisione. Questa non è settima arte, è C A C C A.
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