Opinione di carlos brigante su Totò che visse due volte
Con Marcello Miranda, Salvatore Gattuso, Carlo Giordano, Pietro Arcidiacono
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Si fossero chiamati Ciprinsky e Marescov si griderebbe ad una nuova avanguardia nel panorama post-surrealista di una qualche scuola dell'est europeo. Invece, ci troviamo davanti a due “poveri” siciliani (usciti da Cinico Tv) che per molti cultori dell'esterofila a tutti i costi non posseggono quell'appeal che altrimenti avrebbero. Fortunatamente negli ultimi tempi il vento è cambiato e gli estimatori che si nutrono di pane e cinema hanno tributato loro i giusti onori.
Sin dalle prime sequenze i due registi ribadiscono in maniera esplicita la strada che vogliono percorrere: ripartire da dove avevano iniziato e cioè dal loro primo lungometraggio, “Lo zio di Brooklyn”. Nella stanza buia di un cinema le immagini dell'asino inchiappettato da un uomo trasandato e la figura di San Polifemo, intenta a togliersi un occhio, ci introducono nelle “periferie aliene” di una Sicilia post-industriale, infestata dai ratti, dai maiali e popolata da freaks sdentati mossi da continui quanto meccanici istinti sessuali. Le donne non esistono; quelle che ci sono, sono uomini travestiti in mezzo ad un'umanità desolata e desolante in cui anche la religione è distorta, materialista, volgare. Non importa se non c'è più un messia da crocifiggere. Di poveri cristi che possono sostituirlo ce ne sono a bizzeffe; il primo che passa va bene.
Ciprì e Maresco ci portano in luoghi fuori dal centro; periferie umane immerse nel lerciume di una società in preda al gioco degli istinti. Con sguardo impietoso e beffardo, ma senza alcun intento di condanna, si limitano ad osservare con nonchalance questi deserti (proto)metropolitani disertati dalla civiltà.
Pasolini e Bunuel vengono alla mente a più riprese: l'irriverente Golgota de “La ricotta”; le desolate periferie dimenticate di “Accattone” o “Mamma Roma”; l'aria impregnata di merda di “Salò”; la blasfemia dirompente e il nero sarcasmo del Bunuel de “L'age d'or” o de “La via lattea” e perché no il “surrealismo realista” de “Las Hurdes”.
In “Totò che visse due volte”, però, tutto risulta amplificato in quegli spazi “lucidamente allucinati” (dal bianco e nero di Bigazzi), racchiusi dentro una spessa cornice grottesca e attraversati da un dirompente nichilismo di fondo.
Se ne “Un chien andalou” il buon Don Luis ci indicava col taglio dell'occhio una nuova strada al “vedere”; con Ciprì e Maresco l'occhio dello spettatore/San Polifemo viene strappato via del tutto... tanto per ribadire il concetto.
Irriverente, corrosivo, anarcoide...
Cosa cambierei
8,5 ma la quinta stella è più che una tentazione!
Commenti
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22 agosto 2010, 20:26 di Peppe Comune
"Totò che visse due volte" è una messinscena esemplare dello stato di putrefazione del mondo : la perfetta antitesi di ogni forma di mercificazione dei corpi elaborata in una società votata al culto dell'immagine. Ottima analisi Carlos e ne sottoscrivo in pieno la prima parte. Belli i nomi "esterofili" che gli hai affibbiato. Ti saluto.
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22 agosto 2010, 23:03 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Ho visto in ritardo "Cagliostro" - Ciprì e Maresco divertono con film altamente sperimentali. A questo punto penso che siano i più grandi registi e non solo italiani. "Il miracolo di Santa Rosalia", "Figlio infame" discendono dalla vena corrosiva del surrealismo storico. Ciao.
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22 agosto 2010, 23:29 di carlos brigante
vi ringrazio entrambi e non posso che sottoscrivere quanto affermate. Ciprì e Maresco fanno un Cinema che nessuno si arrischia afare in Italia. Pregevoli dal punto di vista stilistico e contenuristico. Due autori che senza alcun dubbio sono tra i migliori nel panorama mondiale. un saluto
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23 agosto 2010, 11:59 di FABIO1971
Complimenti, Michele... Per me resta, oggi ancora di più, il capolavoro assoluto del cinema italiano degli anni Novanta...
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23 agosto 2010, 15:33 di carlos brigante
grazie fabio per l'intervento. avevo visto qualche anno fa "Lo zio di Brooklyn" oltre a qualche loro corto dei tempi di CinicoTV, ma con quest'opera hanno affinato ancor di più il loro stile. E' uno dei film più importanti in assoluto degli ultimi vent'anni. L'unico loro "difetto" è non possedere quell'apeal che altri, anche immeritatamente, hanno. un saluto
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