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Opinione di Axeroth su Kundun





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12/12/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Film che narra la storia del quattordicesimo Dalai Lama Tenzin Gyatso, dalla sua nascita (1935), al suo esilio in India, avvenuto nel 1959 a causa dell' occupazione della Cina maoista. Mao commetterà ben più di un crimine, in quanto gli effetti della sua causa sanciranno di fatto una morte lenta ma logorante e inesorabile della forza spirituale secolare che soggiornava Lhasa ed il resto del Tibet. 

Ancora oggi tale nazione è soggiogata al volere della Repubblica Popolare Cinese, e ciò ha imposto a Tenzin Gyatso a fondare nell'89 una politica in esilio in nome del suo paese occupato dai comunisti. Inoltre, nel 2011 ha dichiarato di dimettersi dalla carica di rappresentante del mondo spirituale tibetano lasciando il posto ad un uomo politico scelto dalla commissione rappresentante la politica tibetana. Così, dopo quasi 60 anni, il fantasma di Mao Tse Tung è ancora vivo, e come un demone sta continuando a perpetuare la sua ombra materialista, capitalista e atea nei confronti di quel popolo nonviolento, che più di qualsiasi altro, a unisono, ha dimostrato per secoli cosa significhi amare incondizionatamente ogni sattva (essere vivente).

Il Dalai Lama si è rassegnato, ha perso, ed ora chi governa il Tibet è il consumismo delle grandi imprese cinesi, gran "bell'affare". Persone come Nelson Mandela e il Mahatma Gandhi hanno insegnato al mondo che non bisogna mollare mai, e invece il rappresentante e manifestazione del Buddha compassionevole ha mollato; ciò ha delle responsabilità importanti sul destino dell'umanità. Se gli uomini di importanza spirituale come lui mollano, allora è davvero arrivata l'era dei grandi cambiamenti, che comincerà quando la presa di coscienza globale farà si che, i popoli del mondo si sveglino e si ribellino a questo sistema marcio che ha fatto perdere speranza anche agli "illuminati".

La regia di Scorsese è magistrale, le colonne sonore di Philip Glass impeccabili e le scenografie di Dante Ferretti sofisticate. Non un capolavoro, ma un'opera degna di nota, per il dramma che tratta e la storia che racconta. Poetico, solenne e avvincente, seppur triste e demoralizzante.


SI

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