Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

L'uomo del banco dei pegni (1965)

[The Pawnbroker, USA 1965, Drammatico, durata 116', b/n]   Regia di Sidney Lumet
Con Rod Steiger, Geraldine Fitzgerald, Brock Peters, Jaime Sanchez



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'uomo del banco dei pegni: assente
Ritmo ritmo in L'uomo del banco dei pegni: assente
Impegno impegno in L'uomo del banco dei pegni: presente
Tensione tensione in L'uomo del banco dei pegni: presente
Erotismo erotismo in L'uomo del banco dei pegni: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a L'uomo del banco dei pegni

Il voto degli utenti

4 5 17
Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a L'uomo del banco dei pegni (voti: 17 media: 3,94) 18

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina di L'uomo del banco dei pegni

La trama

Sol Nazerman è un ebreo newyorkese che fa l'usuraio ad Harlem per conto di un magnaccia. Ex deportato nei lager nazisti, quell'esperienza lo ossessiona al punto da spingerlo a un comportamento disumano e pieno di rancore verso tutta l'umanità. Ma la morte tra le sue braccia dell'aiutante di bottega, che si è preso una pallottola al posto suo durante una rapina, lo fa sprofondare in una crisi profonda.

Quando uscì, il film fu sommerso dalle polemiche per le tesi un po' confuse che sosteneva. Tra melodramma e denuncia, molta la carne al fuoco: problemi razziali, antisemitismo, emarginazione, rapporto tra vittima e carnefice, colpa e salvazione. Steiger è intenso e barocco, minimalista e teatrale.

L'opinione più votata

Di yume scritta il 2010-12-07 09:25:34 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto ottimo

Sol Nazerman (Rod Steiger), uomo di mezza età sopravvissuto ad Auschwitz, dove ha perso tutta la famiglia, gestisce un banco dei pegni ad Harlem per conto di uno sfruttatore di prostitute che ricicla il denaro sporco attraverso il suo negozio.
Ha un commesso, Jesus, furfantello portoricano sulla via della redenzione, che ha promesso alla vecchia madre, con cui divide una povera stanza nel quartiere, di cambiar vita e di puntare in alto. Jesus vede in Sol il suo maestro e  porta nel negozio note di allegria che stridono ogni volta nell’impatto con la maschera  chiusa dell’ebreo, laconico, impermeabile ad ogni tentativo di contatto umano.
Come lui, così i disperati che appoggiano sul banco i poveri oggetti da impegnare, si scontrano con la gelida indifferenza e i pochi dollari offerti in cambio della merce, prendere o lasciare, e il loro sorriso triste si spegne mentre accettano quella miseria.
La relazione con Tessie, moglie di un compagno di prigionia morto nel campo, si trascina stanca, priva di vita, mentre il vecchio padre di lei, malato, lancia dal letto dietro la tenda orribili anatemi contro i due, colpevoli di non esser morti anche loro.
Nello spazio cupo del banco dei pegni, che Boris Kaufman fotografa in un bianco e nero denso di ombre pesanti, entrano ed escono personaggi di un dramma senza sfondo, reperti di un’umanità annichilita in una condizione  di solitudine incomunicabile, in cui Sol sembra l’unico capace di vivere impassibile.
Il denaro è l’unica cosa in cui crede, la sua sola certezza, e di questa filosofia fornisce lezioni allo sprovveduto Jesus.
Questo fino all’apparire delle prime crepe, quando rapidissimi flash back del passato cominciano ad affollarsi e allora si sgretola quella che era solo la muta difesa disperata di chi ha visto troppo.
Aggrapparsi ad una rabbiosa definizione della propria storia di appartenenza non serve “…cominci con un periodo di alcune migliaia di anni durante il quale non hai niente che ti sostenga all’infuori di una grande, barbuta leggenda, non hai una terra tua dove poter coltivare grano, cacciare, non hai niente, non ti sei mai fermato abbastanza a lungo in un posto per avere confini, un esercito, una patria, hai solo un po’ di cervello e quella grande, barbuta leggenda per sostenerti e convincerti che sei un essere speciale, anche se sei povero.Ma con questo po’ di cervello compri un pezzo di stoffa, lo tagli in due e lo rivendi al doppio di quello che hai speso, poi un altro più grande e lo dividi in tre, ma durante quel periodo non devi neanche pensare di comprare del pane extra per la tavola o un giocattolo per un figlio e alla fine scoprirai una cosa, non hai più nessun desiderio, sei un commerciante, hai il commercio nel sangue, sei additato come un usuraio, uno che ha risorse segrete, uno stregone, uno strozzino, un giudeo, una carogna!”
Sol Nazerman ha incarnato in sé il destino del suo popolo, quella leggenda nera che ha portato nei lager la famigliola felice della sequenza iniziale sul fiume, fra erbe alte e corse felici di bambini, incipit straniante prima dei titoli di testa che scorrono sullo sky line di quartieri metropolitani newyorkesi alla Edward Hopper, il mondo nuovo dove la vecchia Europa è andata spesso a curarsi piaghe insanabili. ESPANDI +
Commenta l'opinione
SI

Opinioni su L'uomo del banco dei pegni


2010-12-20 19:12:48 Opinione di danandre67 su "L'uomo del banco dei pegni"
danandre67

Indubbiamente un capolavoro ,anche se e'  troppo noioso

voto al film: danandre67 assegna il voto buono a L'uomo del banco dei pegni (1965)

2 commenti

2010-12-07 09:25:34 Opinione di yume su "L'uomo del banco dei pegni"
yume

Sol Nazerman (Rod Steiger), uomo di mezza età sopravvissuto ad Auschwitz, dove ha perso tutta la famiglia, gestisce un banco dei pegni ad Harlem per conto di uno sfruttatore di prostitute che ricicla il denaro sporco attraverso il suo negozio. Ha un commesso, Jesus, furfantello portoricano sulla via della redenzione, che ha promesso alla vecchia madre, con cui divide una povera stanza nel quartiere, di cambiar vita e di puntare in alto. Jesus vede in Sol il suo maestro e  porta...

voto al film: yume assegna il voto ottimo a L'uomo del banco dei pegni (1965)

nessun commento
[utile per 9 utenti]


2010-03-09 13:32:47 Opinione di FABIO1971 su "L'uomo del banco dei pegni"
FABIO1971

Tratto dagli sceneggiatori Morton S. Fine e David Friedkin (una vita nella Tv americana firmando gli script di serie immortali come, tra le tante, Il virginiano, The Alfred Hitchcock Hour, Police Story, I Spy, Kojak, Le strade di San Francisco) dall'omonimo romanzo di Edward Lewis Wallant, che nel 1961 piazzava il negozio di un usuraio ebreo sulle rive del fiume Harlem e lasciava deflagrare le tensioni latenti nei suoi personaggi oppressi dalle miserie della vita ed...

voto al film: FABIO1971 assegna il voto buono a L'uomo del banco dei pegni (1965)

2 commenti
[utile per 7 utenti]

2009-05-02 11:51:37 Opinione di bradipo68 su "L'uomo del banco dei pegni"
bradipo68

Tutti i fantasmi del passato che ti esplodono in faccia come una bomba a frammentazione.La vita dell'ebreo Sol è segnata dal suo internamento in un campo di concentramento nazista.Segnata forse vuol dire poco.Condizionata è il termine migliore perchè i ricordi confusi si affastellano continuamente nella sua mente offuscata dalla tragedia che ha vissuto e reagisce in modo assolutamente contraddittorio a tutti quelli che manifestano una qualche comprensione per lui,se non affetto(i...

voto al film: bradipo68 assegna il voto buono a L'uomo del banco dei pegni (1965)

nessun commento
[utile per 2 utenti]


2009-04-15 18:24:17 Opinione di will kane su "L'uomo del banco dei pegni"
will kane

Ci sono pellicole che lasciano un'impronta pesante, incancellabile, anche se non tutto quello che propongono è perfetto, in cui una regia notevole o una prova d'attore straordinaria spargono merito e danno la spinta necessaria a far sì che ciò avvenga."L'uomo del banco dei pegni" si apre con una sequenza estatica, sconclusionata come un ricordo confuso o un sogno appena prima che finisca, fatta di una sensazione di quasi irreale benessere che non tornerà più nel resto del film, tranne...

voto al film: will kane assegna il voto buono a L'uomo del banco dei pegni (1965)

3 commenti
[utile per 1 utenti]

2009-03-26 21:46:00 Opinione di ethan su "L'uomo del banco dei pegni"
ethan

Un altro film avente come argomento l'Olocausto e le conseguenze su chi ne è scampato. Rod Steiger interpreta l'ebreo che, fuggito dall'Europa, si stabilisce a New York lavorando in un banco dei pegni, riversando sugli avventori tutta la sua rabbia ed il rancore accumulati negli anni. La storia e la sceneggiatura sono belle ma la messa in scena di Lumet è, a tratti molto rigorosa - come nelle bellissime sequenze riprese per le vie di New York, con l'utilizzo anche della camera a mano nelle...

voto al film: ethan assegna il voto sufficiente a L'uomo del banco dei pegni (1965)



2005-12-15 20:39:56 Opinione di cosmiru su "L'uomo del banco dei pegni"
cosmiru

Indubbiamente un capolavoro con un interprepazione straordinaria di rod steiger, ma il film è un pugno allo stomaco con personaggi quasi tutti sgradevoli e la parola fine in coda alla pellicola fà tirare un respiro di sollievo..e come togliersi di dosso un cappotto pieno di pulci.

voto al film: cosmiru assegna il voto nd a L'uomo del banco dei pegni (1965)


2005-08-06 18:19:15 Opinione di sasso67 su "L'uomo del banco dei pegni"
sasso67

Un bel film, forse, però, più importante che bello, con una notevole interpretazione di Rod Steiger sempre al limite del gigionismo e il regista che riesce a fare psicanalisi con la storia. La materia - la vita interiore di un ebreo reduce dai lager nazisti - non era per niente facile e viene risolta con dei flashback che spiegano l'attuale aridità sentimentale dell'usuraio Nazerman, il quale ha proiettato ogni sua istanza di rivalsa sui soldi: "Solo i soldi contano", dice. Tutto il resto...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a L'uomo del banco dei pegni (1965)




scrivi la tua opinione su L'uomo del banco dei pegni


Voti a L'uomo del banco dei pegni


login

hai dimenticato la password?