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Opinione di mm40 su L'arma





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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01/02/2012 voto al film: voto mediocre

Sul film

Se Squitieri è il principale rappresentante del cinema civile italiano sponda destroide (negli anni ’90 farà apertamente outing e si candiderà per Alleanza Nazionale, ex Msi), questo L’arma – frutto di una sua sceneggiatura – potrebbe benissimo essere il suo manifesto artistico-politico. È la storia di un uomo, medio borghese sulla quarantina, esasperato da una degradante routine che lo costringe ad accettare in silenzio le corna della moglie, la figlia scapestrata, i problemi con i colleghi di lavoro, e che infine decide di dare una svolta a tale impersonale routine fatta di incertezze e incomprensioni comprandosi una pistola. Ma la sicurezza dell’arma non corrisponde affatto a un’accresciuta consapevolezza morale da parte dell’uomo, che anzi ora può abbandonarsi al cieco istinto della vendetta: e neppure riesce a compierla, tanto inibito è umanamente, tanto incapace di prendere in mani le redini della sua (e di conseguenza altrui) vita. La delinquenza dilagante, la diffusione delle armi come strumento di difesa, la stessa scena iniziale in cui i poliziotti trucidano a sangue freddo un ragazzino colpevole al massimo di un furtarello (atto che nessuno nel corso dell’intero film sente di dover stigmatizzare) sono tutti dettagli che richiamano l’estrazione politica dell’autore; fin qui nulla di male, finchè insomma si tratta di idee. Ma la perplessità cresce con l’inquietudine del protagonista fino a scoppiare nel finale, peraltro girato in maniera indecente (vedere la scena conclusiva per credere), che reca con sé una morale quantomeno curiosa, secondo cui in sostanza l’unica maniera per averla vinta (o semplicemente per sopravvivere?) è premere il grilletto per primo. Manco fossimo in un western. E il giustiziere (mancato) Luigi finisce così per assomigliare a una versione impotente del Giovanni Vivaldi impersonato da Alberto Sordi ne Un borghese piccolo piccolo di Monicelli (uscito l’anno prima, 1977). Buona la coppia centrale della pellicola, cioè Stefano Satta Flores (soprattutto) e Claudia Cardinale, compagna del regista; altri nomi rilevanti nel cast non ce ne sono. Musiche più protagoniste che di armosfera a cura di Tullio De Piscopo. 4,5/10.

Sulla trama

Tre ragazzi compiono un furto nottetempo in un appartamento; la polizia spara e ne uccide uno, sotto gli occhi di numerosi condòmini. Fra questi il nevrotico Luigi che, disperato per avere una moglie che lo tradisce e una figlia adolescente che rinnega i genitori, compra una pistola per autodifesa.


SI

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