Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
scrivi la tua opinione

Opinione di luisasalvi su Capriccio all'italiana





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

Non ancora bookmarkato  
11/12/2011 voto al film: voto ottimo

Sul film

Film a episodi di vari registi (Steno, Bolognini, Zac, Monicelli), fra cui, unico valido, Che cosa sono le nuvole, di Pasolini, con Totò (Jago), Davoli (Otello), Betti (Desdemona), Franchi (Cassio) e Ingrassia (Roderigo), Leonetti (il marionettista), Asti, Pisacane, Cipriani, Modugno (l’immondezzaro). Se ha poco senso la valutazione di un film a numero di stelle, non ne ha per niente la valutazione complessiva di un film a episodi indipendenti fra loro diretti da registi diversi. Perciò non valuto gli altri e do le mie cinque stelle all'episodio di Pasolini, sperando che almeno qualche utente, vedendole, sia invogliato a registrarlo e conservarlo, buttando gli altri episodi.
 
Vita, teatro, film, tutto intrecciato genialmente: un povero popolare teatro di marionette in cui si recita stravolto l’Otello di Shakespeare: le marionette sono attori vivi e veri che recitano legati ai fili che dovrebbero muoverli ma che in parte loro stessi muovono (come i burattini di mangiafuoco che accolgono Pinocchio); tuttavia devono subire nella sostanza della vicenda la volontà del burattinaio, che si rifà a quella dell’autore del testo; il pubblico becero partecipa a modo suo, e determina una conclusione imprevista e “moralistica”, dovuta a confusione (legittima?) fra attore e personaggio: è lecito all’attore recitare un personaggio cattivo? O non merita di condividerne la punizione? Poi le marionette scaricate fra le monnezze trovano il cielo, scoprono le nuvole.
Il regista teatrale cosa fa? Quello cinematografico (Pasolini) fa finta di niente, di non esserci, e intanto ci rifila un capolavoro di cui non si prende la briga di spiegare il significato, perché non ce n’è bisogno, tanto è bello così. Mi piacerebbe riuscire a suggerire, a me prima ancora che ad altri, cosa lo rende tale; ma più che mai devo ripetermi il socratico Kalepà tà kalà, difficile cosa è il bello.


SI

Commenti


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra



login

hai dimenticato la password?