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Hombre (1967)

[Hombre, USA 1967, Western, durata 110']   Regia di Martin Ritt
Con Paul Newman, Fredric March, Richard Boone, Diane Cilento



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Hombre: minimo
Ritmo ritmo in Hombre: presente
Impegno impegno in Hombre: minimo
Tensione tensione in Hombre: presente
Erotismo erotismo in Hombre: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Hombre

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Hombre (voti: 18 media: 3,78) 18

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La trama

Un bianco cresciuto tra gli indiani si trova in viaggio con altri personaggi, tra cui un agente federale con la moglie e un bandito. Quest'ultimo, intenzionato a rapinare l'agente con la complicità di altri fuorilegge, viene però sconfitto dall'indiano bianco. Presa in ostaggio la moglie dell'agente, i banditi tentano di costringere i passeggeri a uscire dalla baracca in cui hanno trovato rifugio dopo la tentata rapina. Nessuno se la sente di affrontarli a viso aperto, ma...  

Western filo-indiano di un regista e un attore liberal. Bravissimo Newman, Ritt mette inscena con gran mestiere una bella sceneggiatura dello scrittore noir Elmore Leonard.

L'opinione più votata

Di scapigliato scritta il 03/01/2012 - utile per 4 utenti

Voto al film: voto buono

Hombre, ovvero l’indiano bianco che odia i bianchi ma che muore per salvare la vita a una donna bianca che disprezzava gli indiani. Potrebbe dirne qualcosa anche Freud, ma ci pensa il western, quello puro ed inquieto del “nuovo cinema americano” che non solo ripensa ai contenuti in pieno revisionismo storico, ma ripensa anche alla grammatica del genere stesso, ai suoi miti, alle sue tecniche narrative, temi e motivi di una mitologia che ha fatto una Nazione. Se diamo per scontato che con il western puoi raccontare tutte le storie che vuoi, dai classici greci alla tragedia scespiriana alle modernità esistenzialiste, non ci possiamo stupire di vedere in Hombre una sintesi del cinema filo-indianista tanto in voga all’epoca, ma che affonda le radici ancora in epoca del muto – guardate The Massacre di Griffith, 1912. Non solo, Hombre non è semplicemente un film revisionista dalla parte dei pellerossa, sarebbe un’offesa all’intellettualità dell’autore Elmor Leonard, ma è molto di più.
Abbiamo un indiano bianco, Paul Newman detto Hombre – soprannome che vuol dirla lunga anche simbolicamente all’interno dell’impianto contenutistico del film – che non apprezza affatto il mondo dei bianchi da cui si guarda bene. L’attore dosa la sua recitazione con la stessa posa lapidaria di un autentico apache: poche battute, tutte taglienti, una freddezza al limite del disinteresse umano e un’asocialità traumatica che lo stigmatizza fin dall’inizio con un non-appartenente, un vero e proprio outcast. Quando infatti, a inizio film, appena scappati i cavalli selvaggi che cercava di catturare, scambia una serie di battute con il giovane Billy Lee, la sua posa statuaria, il suo distacco, ben fotografato e reso netto dalla regia di Martin Ritt, stagliano la pietra-Hombre tra le pietre del paesaggio naturale. Nonostante l’origine anglosassone di questo ribatezzato John Russell, la sua vera natura, la sua vera identità è apache. È indiano. Ma soprattutto, è uomo, come il suo nome. Paul Newman è quindi grandissimo a marginalizzarsi fino alla fine della pellicola, in un rapido duello dove la retorica del topos non indugia sull’eroe come nemmeno sui suoi sfidanti. L’attore lascia la scena ai suoi comprimari, l’avido Favor interpretato da Fredric March, l’umano e sornione Méndez di Martin Balsam, la coraggiosa e seducente Jessie di Diane Cilento e il gigionesco e brutale bandito interpretato da Richard Boone, ovvero Cicero Grimes. Loro sono i veri protagonisti, dotati o di ampie sfumature caratteriali come di profonde ambiguità, piuttosto che dotati di un monolitismo tipico dei grandi personaggi epici, di cui il western sappiamo esserne un’appendice moderna. Lui, Hombre, Paul Newman, si defila, si marginalizza sia testualmente che polticamente, eresta mito, archetipo, come un vero eroe epico.
Attraversando alcuni topoi tipici del genere, come la stazione di posta, il viaggio in diligenza – che rilegge sempre caleidoscopicamente la varietà umana in linea con le “ombre rosse” di John Ford – la miniera fantasma, l’attraversamento del deserto e il duello finale – qui un insolito “triello” celebrato poi da Leone – la regia di Martin Ritt usa il corpo-Newman per deflagrare la pochezza della tanto sbandieratà unità dei bianchi. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Hombre


3 gennaio 2012 Opinione di scapigliato su "Hombre"
scapigliato

Hombre, ovvero l’indiano bianco che odia i bianchi ma che muore per salvare la vita a una donna bianca che disprezzava gli indiani. Potrebbe dirne qualcosa anche Freud, ma ci pensa il western, quello puro ed inquieto del “nuovo cinema americano” che non solo ripensa ai contenuti in pieno revisionismo storico, ma ripensa anche alla grammatica del genere stesso, ai suoi miti, alle sue tecniche narrative, temi e motivi di una mitologia che ha fatto una Nazione. Se diamo per scontato che...

voto al film: scapigliato assegna il voto buono a Hombre (1967)

nessun commento
[utile per 4 utenti]

27 luglio 2010 Opinione di wundt su "Hombre"
wundt

Pelle bianca, indiani, integrazione: roba non banale nel 1967, eppure oggi pare un film datatissimo, roba dell'Ottocento. Nonostante Paul Newman giganteggi come al solito.

voto al film: wundt assegna il voto mediocre a Hombre (1967)



3 ottobre 2008 Opinione di chen kuan tai su "Hombre"
chen kuan tai

lento con bei paesaggi e dialoghi a volte profondi

voto al film: chen kuan tai assegna il voto sufficiente a Hombre (1967)


19 maggio 2007 Opinione di emmepi8 su "Hombre"
emmepi8

Martin Ritt è un ottimo artigiano del cinema americano, si è tenuto sempre al di fuori della mischia, puntando su temi ed attori senza badare a piccole lucciole (escluso il caso di Orchidea Nera, davvero inutile e comprato a peso a d'oro). Il suo rapporto con Newman è stato lungo e proficuo e che ha spaziato in più temi. Qui si affronta un personaggio non facile a capire, vista l'epoca, ma nella sua complessità ci rende una interpretazione eccellente e curata. La fotografia in...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Hombre (1967)



2 aprile 2007 Opinione di teaestefano su "Hombre"
teaestefano

Solido western filo-indiano, che parte come Ombre Rosse ma arriva dalla parte opposta. E' un film psicologico e introspettivo, dove il vero interesse del regista non è l'azione (anche se c'è, ma lenta, sottotono), ma la definizione dei personaggi, del loro carattere, e delle loro motivazioni. Si potrebbe anzi dire che ogni battuta aggiunge una pennellata in più in questo quadro di caratteri. C'è la ragazza leggera e capricciosa, il dottore cinico e opportunista, la moglie altezzosa, e il...

voto al film: teaestefano assegna il voto buono a Hombre (1967)


21 aprile 2006 Opinione di will kane su "Hombre"
will kane

Partendo dallo schema ultraclassico di "Ombre rosse",con una diligenza che contiene umanità varia e con passato pesante alle spalle,Martin Ritt girò a metà degli anni Sessanta questo western con un divo da lui probabilmente molto apprezzato,visto che Paul Newman è stato spesso protagonista di film diretti dall'autore de "L'oltraggio".Bianco cresciuto tra gli Apaches,il personaggio interpretato da Newman è un individualista cocciuto e per niente disposto ai compromessi,che ribalta nella...

voto al film: will kane assegna il voto buono a Hombre (1967)



1 aprile 2005 Opinione di Neve Che Vola su "Hombre"
Neve Che Vola

Semplicemente uno degli western più belli mai girati, per me anche uno dei migliori films in assoluto. Nessun ribaltamento buoni-cattivi nello stile di Soldato Blu. Al suo posto, una stupenda visione delle cause che portano ognuno ad agire come agisce; nessun senso di condanna, ma solo di comprensione della realtà.

voto al film: Neve Che Vola assegna il voto ottimo a Hombre (1967)



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