Così ridevano (1998)
Con Enrico Lo Verso, Francesco Giuffrida, Fabrizio Gifuni, Rosaria Danzé
La trama
Giovanni e Pietro sono due fratelli siciliani emigrati a Torino sul finire degli anni Cinquanta in cerca di quel lavoro che al Sud mancava. Giovanni, il fratello maggiore coltiva un progetto ambizioso, apparentemente superiore alle sue forze: lui analfabeta vuole che il fratello Pietro diventi maestro elementare, diplomandosi alle magistrali.
"Così ridevano" è un film lontanissimo da qualsiasi sospetto di agiografia, da facili citazioni neorealistiche, da desideri di riconciliazioni storico-popolari. È un film che parte da dati noti dell'immaginario nazionale per costringerci a ripensarli, nella cornice di un melodramma prosciugato e circolare. La forza che spinge questo film, premiato al festival di Venezia 1998 con il Leone d'Oro, è l'amarezza lucidissima rispetto a un passato e un presente irrecuperabili, la capacità di seguire, senza cedimenti a naturalismo e retorica, un teorema drammatico. Amelio ha fatto il film più "scorsesiano" (non nei modi ricalcati, ma nell'anima nera e implacabile) mai uscito dal nostro cinema.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 12/11/2010 - utile per 9 utenti
Voto al film: 
“Al centro del mio film c’è un sogno”dice Amelio, ed è il rapporto complesso, tormentato e viscerale dei due fratelli siciliani, Pietro, il piccolo, che studia da maestro a Torino e Giovanni, analfabeta in cerca di riscatto sociale, autoinvestito del ruolo di fratello/padre, che lo raggiunge, carico di valigie di cartone e pacchi, con uno di quei treni del sud che in quegli anni scaricarono tonnellate di forza lavoro a basso costo per gli industriali del nord.
Intorno a questo centro, topic della storia, ruotano tanti corollari che si sgranano in una Torino tetra, fumosa di nebbia e rabbia repressa, dove scorrono sei giornate su un arco di sette anni, dal 1958 al 1964 (Arrivi, Inganni, Soldi, Lettere, Sangue, Famiglie), in un impianto teatrale di atti dentro i quali si compone, volta per volta, l’evento che dà il titolo e segna gli snodi.
La storia scorre ellittica, certo, a tratti addirittura enigmatica, lascia allo spettatore il compito di raccogliere indizi, ma è la scelta coraggiosa di Amelio quella di ricomporre faticosamente in unità le schegge di questo “atomo opaco del male”, dove quel che dovrebbe essere dato per certo, per scontato, per basilare alla convivenza umana, in realtà non lo è.
E si tratta dell’amore per un fratello, della possibilità di vivere dignitosamente per tutti, del non vedere cartelli “non si affitta a meridionali”, del non essere trascinati in gattabuia se si parla un dialetto diverso, del non aver bisogno di sottotitoli in italiano per le sale cinematografiche del nord ("A malincuore, come Olmi in "L'albero degli zoccoli", forse dovrò metterli in alcune copie del film. È molto più espressiva una parola difficile di una stupida: io preferisco la verità della parola autentica alla finzione di un doppiaggio addolcito e generico”)
Tutto questo ci racconta Amelio, e continua a raccontarcelo anche oggi, basta spostare le lancette dell’orologio e cambiare qualche nome in calce ad apostrofi nient’affatto inconsuete del tipo “barbarie meridionale”.
La fotografia di Luca Bigazzi è sgranata, virata al nero, non vuol dare tregua nè consolazione all’occhio, deve far vedere cos’era vivere, allora, in sotterranei bui, spalare carbone per poche lire che ti davano se le chiedeva l’amico con l’accento piemontese; perfino nel lurido pub sembra tutto fatiscente, sfatto.
La tenera famigliola che scende dal treno con Giovanni e che Pietro, nascosto dietro una colonna perchè si vergogna del fratello, seguirà per un po’ come ipnotizzato, sprofonda nella nebbia, si perde fra severi e sontuosi palazzi savoiardi, mangia il povero pane avvolto nella carta oleata seduta sul bordo di una fontana, trasale alla vista della Mole Antonelliana e alla fine tornerà in stazione, incapace di trovare l’indirizzo giusto.
Giovanni sopravvive, l’amore per il fratello è così totale e primordiale da impedirgli di arrendersi, ma la sua rabbia di uomo mite segnerà il destino di entrambi.
Orfani non solo di famiglia, orfani soprattutto di una terra, come tanti, Giovanni e Pietro seguiranno la strada scelta per loro da questa bella Italia dello sviluppo senza progresso (in quegli anni Pasolini ci regalava Accattone e Mamma Roma), quel rapporto tormentato alla fine troverà una strada, dolorosa, ma pur sempre capace di tenere insieme un legame.
Resta l’amara riflessione su una cultura stritolata dal benessere raggiunto, e l’ultimo quadro ha una fotografia diversa, c’è luce, ma sembra artificiale.
- sufficienti [2]
- positive [11]
- leggi tutte le opinioni
15 settembre 2011 Opinione di emmepi8 su "Così ridevano"
Un film sbagliato? Certamente non è un film riuscito, ma a tratti entriamo nell’emozione, pur con certi limiti in cui il regista è caduto, forse non riuscendo a staccarsi dalla sua idea di film e non avendo una panoramica completa del suo progetto. Il regista è partito, ed è molto evidente, per un omaggio a Luchino Visconti di Rocco e i Suoi Fratelli, le immagini iniziali ce lo confermano, come anche il rapporto stesso fra i due fratelli. Qui ci...
voto al film: 
23 agosto 2011 Opinione di lorenzodg su "Così ridevano"
"Così ridevano" (1998) film di Gianni Amelio di grande impatto emotivo represso dove le lacrime dell'animo vengono sciolte da sguardi compressivi e implosivi: rabbia, rancore, sapore, viltà, vita, pietismo, scoramento, lacerazione, fedeltà, dono, pessimismo, silenzio, solitudine, spavento, resto, accorato, languido, vetusto, perduto, acidità, stantio, fresco, assente, partito, legato, scaduto, innamorato, disteso, annerito, lucido, silente, operaio, dimesso,...
voto al film: 
15 marzo 2011 Opinione di mm40 su "Così ridevano"
Leone d'oro a Venezia, Così ridevano è in fondo l'ennesima variazione di Amelio sul tema della crescita, vista come sempre in un'ottica padre-figlio. Qui il rapporto è traslato su quello parimenti significativo fratello maggiore-fratello minore e la sostanza varia quindi di poco; confermato Lo Verso, già presente nei due precedenti lavori del regista (Il ladro di bambini e Lamerica), gli viene affiancato il bravo Francesco Giuffrida e, in un ruolo laterale,...
voto al film: 
12 novembre 2010 Opinione di yume su "Così ridevano"
A ragione definito il più “scorsesiano” dei film di Amelio, Così ridevano, girato sei anni dopo, sembra precedere il Ladro di bambini del ’92 per il tema della paternità surrogata, che qui è uno dei motivi fondanti del film, in quello diventa il leit motiv incarnato dal carabiniere Antonio. “Al centro del mio film c’è un sogno”dice Amelio, ed è il rapporto complesso, tormentato e viscerale dei due fratelli...
voto al film: 
31 luglio 2008 Opinione di Dalton su "Così ridevano"
Affresco minimalista su una sconcertante fetta del XX° secolo italiano, pervasa dalla descrizione di una intolleranza, autoctona al nostro territorio, che molti hanno dimenticato troppo in fretta (vedi l'escalation della lega nord). Amelio glissa su molti epiloghi delle vicende, si distacca dallo stile neorealista per seminare piccole divagazioni iperrealistiche (agevolato da un lodevole lavoro su scenografie e luci) e non redime nessuno, al fine di chiarire alcune incomprensioni sociali...
voto al film: 
19 gennaio 2005 Opinione di truffaut su "Così ridevano"
Indimenticabile,forse il film italiano più importante degli anni 90. Una tragedia della fraternità, semza consolazioni e carinerie,lontanissimo dal cinema buonista che imperversa oggi.
voto al film: 
20 ottobre 2004 Opinione di Toto74 su "Così ridevano"
Amelio ha fatto un film che rimarra' nella storia. E' sicuramente una pietra miliare del nostro cinema, e' perfetto in tutte le suoi parti, a partire dai sentimenti sinceri e mai retorici tra i due fratelli fino alla scenografia, la regia, tutto insomma. E' un film che anche se non dimostra tutti i sentimennti che provano i due protagonisti te li fa sentire di piu' che se li mostrasse chiaramente. Grazie Amelio per averci regalato questo film che rimane nel cuore.
voto al film: 
9 aprile 2004 Opinione di freccia su "Così ridevano"
Un film straordinario. Amelio non vuole raccontare la storia di due fratelli, bensì i punti salienti che li porteranno a essere quello che sono (anzi, quello che erano). L'amore fraterno narrato in tutta la sua forza, in tutta la sua sensibilità, in tutta la sua intensità (e anche in tutta la sua morbosità), fa di questo film un capolavoro del cinema italiano che riconferma Amelio come miglior regista italiano insieme a Giordana e Moretti. Leone D'Oro meritatissimo e 'ottimo'...
voto al film: 
- sufficienti [2]
- positive [11]
- leggi tutte le opinioni
-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:





















