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Opinione di teaestefano su Dietro lo specchio

[Bigger Than Life, USA 1956, Drammatico, durata 95']   Regia di Nicholas Ray
Con James Mason, Barbara Rush, Christopher Olsen, Walter Matthau




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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22/02/2008 voto al film: voto buono

Sul film

Non so che film abbia visto luisasalvi, perchè io lo ritengo un'opera riuscitissima, e non mi pongo neppure il problema (che angustia molti) di quanto sia o non sia anticonformista, reazionario, progressista, ecc. Mason è bravissimo, come pure la Rush e il giovane Matthau (che ce ne frega che il bambino sia ben pettinato?). E' pure perfetta la descrizione della progressiva megalomania di Mason (lui, non il film), che culmina nel sentenziare che Dio si era sbagliato in merito al sacrificio di Isacco. I medici invece sono figure ambigue, come le loro vaghe rassicurazioni finali, che non tranquillizzano affatto. Bellissime e significative le inquadrature di Mason in salotto col bambino (e l'enorme ombra sul muro) e di lui riflesso nello specchio rotto, metafora della sua personalità ormai a pezzi. Un bel film che non lascia un attimo di respiro. E ancora una cosa: i discorsi di Mason sotto l'effetto del cortisone non li trovo affatto sensati o giusti, anzi ricordano certe idee che avevano concimato il terreno per i venturi totalitarismi del secolo scorso.


SI

Commenti

  • 15 novembre 2010, 14:52 di luisasalvi

    Richiamato al film e alla mia opinione dal recente commento di allanfelix, ho letto solo ora, subito dopo la mia, la tua opinione che mi chiama in causa, anzi sembra tutta rivolta contro la mia. Rispondo per ordine: 1. il fatto che tu lo ritenga un’opera riuscitissima non è un motivo per pensare che io abbia visto un altro film; a parte la presunzione implicita di considerare verbo assoluto ciò che tu ritieni, dovresti per lo meno aver visto che per quasi tutti i film, anche solo in questo sito, ci sono su ognuno opinioni positive, sufficienti e negative, e non credo che ti venga il dubbio che si tratti di film diversi. 2. tu non ti poni il problema di quanto il film sia “anticonformista, reazionario, progressista”; libero di non portelo, ma non è un motivo per trattare con tanta sufficienza i “molti” (come tu stesso ammetti) che ne sono angustiati. Comunque io non lo sono affatto, e non vedo come tu abbia potuto leggerlo nella mia opinione (forse doversti imparare a leggere, prima di criticare), ma un film dichiaratamente a tesi come è questo (a detta dello stesso regista, se proprio non arrivi ad accorgertene vedendolo; comunque nella mia opinione riporto anche l’URL in cui trovare quel mirabolante articolo sui danni del cortisone che ha spinto il regista, a detta sua, a girare il film), impone di valutare anche la tesi che vuole sostenere. 3. Dici che Mason è bravissimo; sarebbe anche questa una obiezione a me? Ho dedicato metà della mia opinione a lodarlo. Ma ripeto che mi pare veramente pretestuoso e presuntuoso contestare, senza argomenti specifici, un giudizio contrapponendone un altro; io della bravura di Mason ho dato alcuni argomenti, pochi, ma non era lo scopo della mia opinione. Quanto al bimbo, io ho detto che “Il bimbo risulta odioso contro le intenzioni del regista, secondo il cliché dei bimbi americani dell'epoca”; tu obietti “che ce ne frega che il bambino sia ben pettinato?”: bella obiezione, bravo! Forse dovrei rivolgerti una domanda appena diversa dalla tua: ma all’opinione di chi ti riferisci? Non certo alla mia. 4. Parli della “megalomania di Mason (lui, non il film)”: forse vuoi dire di Ed, il personaggio, non l’attore! Un po’ grossa, per un critico cinematografico, non ti pare? Visto che ti piace fare le pulci, prova a farle a te… 5. “Non li trovo affatto sensati o giusti, anzi ricordano certe idee che avevano concimato il terreno per i venturi totalitarismi del secolo scorso”. Purtroppo ogni terreno, anche ben concimato, anche il vangelo, è stato utilizzato per totalitarismi o fanatismi. Il che non significa che non siano sensati. 6. Concludendo, sempre a proposito del tuo tono e delle tue distrazioni, su “Gioventù bruciata” ho scritto la mia opinione dopo la tua, ma ho evitato di polemizzare con la tua come hai fatto tu qui; ora però ti faccio notare che inizi con la solita intolleranza su chi dà giudizi diversi dai tuoi (“Altro che storie, questo è un capolavoro! No, perché leggendo giudizi meschini e incomprensibili come "datato", "abbastanza bello", "non male" mi viene la voglia di brandire l'acetta del termine "capolavoro"”), poi parli a lungo dei difetti dei padri (non delle madri: “Soprattutto non vi è dialogo tra i genitori, e ancor meno col figlio. Ma la vera macchia nera è il padre”) e aggiungi “il ragazzino, il cui padre è ancora più assente: divorziato, fuggito, chissà, si mette a posto la coscienza inviandogli un assegno mensile...”: è la madre, sempre invano desiderata da Plato. Riguardati il film, riguardalo tante volte perché questo sì merita di essere studiato con attenzione e amore. Forse ti accorgerai di non aver capito bene neppure quello. Ho letto con interesse molte tue opinioni, alcune senza condividerle, altre giudicandole utili; per questo mi spiace vedere come spesso cadi nella sicumera di chi crede che i propri giudizi siano gli unici validi, e per questo ho perso tanto tempo a cercare di convincerti a cambiare tono e atteggiamento verso le opinioni altrui; anzi, spero che non sia stato tempo “perso”. Lo spero per me… e per te. Auguri. Ciao

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  • 25 novembre 2010, 10:24 di teaestefano

    Ciao, mi dispiace di averti un po' offeso con quello che ho scritto. Non era mia intenzione. In effetti mi è sfuggito un tono un po' forte, forse quel giorno ero su di giri, o chissà cosa. Sul fatto che a te il film non sia piaciuto e a me sì non ci piove. Tuttavia l'unico riferimento che ho fatto alla tua opinione è la faccenda del “reazionario o meno”. Forse mi è rimasta un po' di stizza dall'università quando mi facevano leggere un sacco di saggi di critici letterari marxisti, il cui problema principale era stabilire quanto rivoluzionaria fosse un'opera e quanto non, e tralasciavano molti altri contenuti. E poi ho finito per sfogare questa stizza sulla tua recensione, ma non volevo offendere te. Quanto alla mia asserzione che Mason sia un megalomane è certo un'imprecisione da parte mia. Ovviamente mi riferivo al personaggio da lui interpretato nel film, visto che ho il difetto di dimenticarmi quasi sempre il nome dei personaggi, a meno che non venga ripetuto moltissime volte. Se poi qualche volta succede che un film mi piaccia moltissimo, faccio un po' d'ironia su chi vi trova dei difetti, ma di nuovo non è un sarcasmo acido rivolto alla persona. Lo faccio come si farebbe in un'allegra brigata di amici che discutono senza formalismi su un certo tema. Accade in quei casi di fare delle iperboli, ironie, o fingersi degli intenditori che considerano chi non è d'accordo un poveretto. Qualche volta mi è capitato di dire a qualcuno “Davvero? Non hai mai visto Blues Brothers?” E poi a un terzo ad alta voce “Hai sentito? Non ha mai visto Blues Brothers.... mah....” oppure, alla stessa persona “Come è potuto accadere.... ! Per quale strana ragione non l'hai mai visto?” Lo dico con un tale tono che lo scherzo è evidente, e la persona sorride o ride della mia battuta. Il problema è che quando si scrive bisogna pensare a rendere il tono giocoso in qualche altro modo, visto che la voce non c'è... Mi riguarderò Gioventù Bruciata e considererò anche il tuo punto di vista. Forse non sarò d'accordo, forse mi darà una nuova idea. Nelle mie future opinioni cercherò di usare un tono meno sanguigno e brusco, e di criticare le altre in modo più rispettoso. Ciao.

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  • 25 novembre 2010, 22:56 di luisasalvi

    grazie per la bella risposta, sensata e pacificante più di quanto meritasse il mio commento... Infastidiscono anche me i critici "impegnati" che valutano in base alle tesi, e talvolta incomprese (per fare un esempio dei miei tempi Aristarco, che allora era considerato uno dei massimi critici impegnati di sinistra, criticava Fellini perché borghese e lodava Antonioni perché critico nei confronti della borghesia!), ma qui la tesi era molto esplicita e contro un medicinale che si è rivelato essenziale per molte malattie e ce ho sperimentato in casi importanti di amici e parenti... Riconosco che in casi simili diventa difficile separare la tesi dal valore artistico, anche se lo si dovrebbe sempre fare, così come lo facciamo su film di apologia politica comunista (ben noti) o nazista (i documentari di Leni Riefenstahl) o fascista (il primo Rossellini). Quanto a usare il nome dell'attore al posto di quello del protagonista (ma basterebbe dire "il protagonista", o indicarlo con il suo titolo o professione o ruolo...) riconosco che sono un poco snob, ma diventa necessario dopo aver visto La rosa purpurea del Cairo e dopo averne letto la recensione di Mereghetti che confonde l'attore con il protagonista. ciao, a rileggerci

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