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La confessione (1970)

[L'aveu, Francia 1970, Drammatico, durata 138']   Regia di Costa-Gavras
Con Yves Montand, Simone Signoret



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La confessione: assente
Ritmo ritmo in La confessione: assente
Impegno impegno in La confessione: assente
Tensione tensione in La confessione: assente
Erotismo erotismo in La confessione: assente

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FilmTV assegna il voto sufficiente a La confessione

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a La confessione (voti: 3 media: 4,00) 3

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La trama

Un comunista cecoslovacco viene imprigionato e torturato all'epoca delle epurazioni di Stalin. Una storia vera, molto toccante, ma un po' noiosa. 

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L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 25/10/2011 - utile per 15 utenti

Voto al film: voto buono

Praga, 28 giugno 1951, il il viceministro degli esteri della Cecoslovacchia Artur London (Yves Montand) viene arrestato con l'accusa di cospirazione contro il Partito Comunista Sovietivo. Ne seguono lunghissimi interrogatori dove, tra l'estenuante ripetizione delle stesse domande e l'utilizzo di metodi coercitivi, il tutto sotto l'attenta regia dell'inquisitore Kohoutek (Gabriele Ferzetti), si ritrova a confessare crimini che non ha mai commesso. Sottoposto ad un processo farsa, dove comunque eviterà la pena di morte comminata ad altri membri del partito, segretario nazionale incluso, e sconfessato pubblicamente dalla stessa moglie (Simone Signoret), Artur London verrà riabilitato solo nel 1968, quando "i conservatori erano stati estromessi dalla direzione del partito cecoslovacco e stava per cominciare un epoca nuova, il popolo riprendeva la parola dopo anni di silenzio, di passività, di indifferezza e di disprezzo". Quando la Primavera di Praga venne soffocata nel sangue dall'invasione in armi dell'esercito del Patto di Varsavia. Tratto dal romanzo autobiografico di Lise e Artur London, "La confessione"rientra in quel filone del cinema d'inchiesta di matrice storica tanto caro all'autore greco Constantin Costa Gavras. Forma con "Z. L'orgia del potere" (sul golpe militare che intaurò il regime dei colonnelli in Grecia) dell'anno precedente e "Missing. Scomparso" (sulla scomparsa di un giornalista in un paese del Sudamerica e su quel male a bassa intensità compiuto dai criminali in doppiopetto delle "democrazie" occidentali) che verrà dopo, una sorta di trilogia sulla degenerazione del potere politico con la rappresentazione dei modi con cui diverse forme di dispotismo sono accomunate dalla strenua conservazione dello status-quo. Rispetto agli altri due, è più marcata la matrice documentaristica e meno precisato il carattere spettacolare. Del resto è la natura stessa del soggetto filmico rappresentato a produrre questi effetti dato che, più si tende ad aderire alla reltà storica che si intende descrivere e più si entra nella stessa orbita voluta dai dittatori sovietici e fare del film la denucia fedele di un punto di vista imposto con metodi coercitivi : quelli di arrivare ad estorcere una pubblica confessione di colpevolezza attraverso la claustrofobica restrizione degli spazi vitali e la nauseante ripetizione dei tempi d'attesa. In effetti il film difetta in lunghezza e in alcuni casi risulta essere gratuitamente didascalico, ma riesce a tenere suffiecientemente desta l'attenzione e, soprattutto, ha il merito di restituire abbastanza bene i tratti salienti dell'odioso regime staliniano : la matrice "messianica" del suo indirizzo politico, la pervicacia con cui gli ottusi inquisitori cercano di modellare ogni "verità" ai dettami imposti dall'alto, l'indiscussa fede nel partito secondo l'assioma che "è meglio sbagliare in seno al Partito che aver ragione fuori di esso", il senso di smarrimento cui viene a trovarsi l'imputato che, a forza di sentirsi terrorizzato, "non di essere colpevole, ma di essere scambiato per tale, rischia di diventarlo". ESPANDI +
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SI

Opinioni su La confessione


25 ottobre 2011 Opinione di Peppe Comune su "La confessione"
Peppe Comune

Praga, 28 giugno 1951, il il viceministro degli esteri della Cecoslovacchia Artur London (Yves Montand) viene arrestato con l'accusa di cospirazione contro il Partito Comunista Sovietivo. Ne seguono lunghissimi interrogatori dove, tra l'estenuante ripetizione delle stesse domande e l'utilizzo di metodi coercitivi, il tutto sotto l'attenta regia dell'inquisitore Kohoutek (Gabriele Ferzetti), si ritrova a confessare crimini che non ha mai commesso. Sottoposto ad un processo farsa, dove...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a La confessione (1970)

1 commento
[utile per 15 utenti]

10 novembre 2006 Opinione di sasso67 su "La confessione"
sasso67

A tratti soffre un po' di eccessiva teatralità, dovuta soprattutto all'angusta ambientazione tra le quattro strette mura di una cella, o alla claustrofobica stanzetta degli interrogatori, ma "La confessione", tratto dal libro autobiografico dell'ex viceministro cecoslovacco Artur London, è un film ben fatto, di denuncia degli orrori del comunismo stalinista, fatta quando ancora l'URSS svolgeva quel ruolo di Cerbero dell'ortodossia leninista che molti, nei paesi satelliti, osavano mettere...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a La confessione (1970)



20 maggio 2006 Opinione di emmepi8 su "La confessione"
emmepi8

Un film tratto dal libro sulla propria vita dei coniugi London. Costa Gavras continua il suo cammino contro ogni forma di dittatura, infatti veniva freschissimo dal successo inaspettato di Z, che lo mise in luce. Qui il racconto è molto spigoloso ed il cinema riesce con fatica a raggiungere il proprio effetto. La trama ha una interiorità poco spettacolare, e quella che c'è la si vuole evitare, concentrandosi sull'assurdo kafkiano. La scelta è volontaria e non facile, ma i tempi erano...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a La confessione (1970)



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