Opinioni del pubblico su La confessione
Con Yves Montand, Simone Signoret
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L'opinione più votata dalla community su Opinioni del pubblico su La confessione (1970)
25 ottobre 2011 Opinione di Peppe Comune su "La confessione"
Praga, 28 giugno 1951, il il viceministro degli esteri della Cecoslovacchia Artur London (Yves Montand) viene arrestato con l'accusa di cospirazione contro il Partito Comunista Sovietivo. Ne seguono lunghissimi interrogatori dove, tra l'estenuante ripetizione delle stesse domande e l'utilizzo di metodi coercitivi, il tutto sotto l'attenta regia dell'inquisitore Kohoutek (Gabriele Ferzetti), si ritrova a confessare crimini che non ha mai commesso. Sottoposto ad un processo farsa, dove comunque eviterà la pena di morte comminata ad altri membri del partito, segretario nazionale incluso, e...
voto al film: 
25 ottobre 2011 Opinione di Peppe Comune su "La confessione"
Praga, 28 giugno 1951, il il viceministro degli esteri della Cecoslovacchia Artur London (Yves Montand) viene arrestato con l'accusa di cospirazione contro il Partito Comunista Sovietivo. Ne seguono lunghissimi interrogatori dove, tra l'estenuante ripetizione delle stesse domande e l'utilizzo di metodi coercitivi, il tutto sotto l'attenta regia dell'inquisitore Kohoutek (Gabriele Ferzetti), si ritrova a confessare crimini che non ha mai commesso. Sottoposto ad un processo farsa, dove...
voto al film: 
10 novembre 2006 Opinione di sasso67 su "La confessione"
A tratti soffre un po' di eccessiva teatralità, dovuta soprattutto all'angusta ambientazione tra le quattro strette mura di una cella, o alla claustrofobica stanzetta degli interrogatori, ma "La confessione", tratto dal libro autobiografico dell'ex viceministro cecoslovacco Artur London, è un film ben fatto, di denuncia degli orrori del comunismo stalinista, fatta quando ancora l'URSS svolgeva quel ruolo di Cerbero dell'ortodossia leninista che molti, nei paesi satelliti, osavano mettere...
voto al film: 
20 maggio 2006 Opinione di emmepi8 su "La confessione"
Un film tratto dal libro sulla propria vita dei coniugi London. Costa Gavras continua il suo cammino contro ogni forma di dittatura, infatti veniva freschissimo dal successo inaspettato di Z, che lo mise in luce. Qui il racconto è molto spigoloso ed il cinema riesce con fatica a raggiungere il proprio effetto. La trama ha una interiorità poco spettacolare, e quella che c'è la si vuole evitare, concentrandosi sull'assurdo kafkiano. La scelta è volontaria e non facile, ma i tempi erano...
voto al film: 
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