Ostia (1970)
Con Laurent Terzieff, Franco Citti, Anita Sanders, Ninetto Davoli, Lamberto Maggiorani
La trama
I fratelli Rabbino e Bandiera, tornando a casa dopo aver tentato di commettere un furto intravedono una ragazza che sta dormendo su un prato. Decidono così di portarla nella loro abitazione e qui le confidano di avere ucciso il loro padre, un anarchico sempre ubriaco che aveva condotta la moglie alla follia. Dal canto suo la ragazza racconta ai due di essere stata violentata da suo padre. Finiti in prigione ricevono le visite della ragazza ma la gelosia li mette uno contro l'altro.
Un film brutale e poetico assieme, originariamente scritto da Pasolini e a lui dedicato dal suo collaboratore Citti. Lamberto Maggiorani, attore di "Ladri di biciclette", è il padre stupratore. Della serie: la morale neorealista non abita più qui.
L'opinione più votata
Di OGM scritta il 14/08/2011 - utile per 9 utenti
Voto al film: 
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14 agosto 2011 Opinione di OGM su "Ostia"
Nella rarefatta poesia pasoliniana, l’anima popolaresca diventa una bizzarra forma di desolazione. La crudeltà diventa un grido lanciato nel nulla, che, casualmente, assume la forma di un canto stonato, cinicamente allegro, e grottescamente decorativo. I fratelli Rabbino e Bandiera si muovono in un assurdo coperto di stracci, in cui la fantasia è contorta nelle intenzioni, ma squallida e primitiva nella messa in pratica. La loro vicenda è una storia di...
voto al film: 
29 luglio 2008 Opinione di mm40 su "Ostia"
Il gusto (fortemente pasoliniano) per una certa patina stesa sulle meschinità e sulle bassezze della comune gente povera porta a spasso una storiella che ha francamente poco da dire o da insegnare. La tensione erotica nel trio dei protagonisti stanca ben presto, i dialoghi scarseggiano a favore di paesaggi, flashback, il tutto ben fotografato. Ma quando la noia vince su tutto c'è poco da fare.
voto al film: 
27 giugno 2008 Opinione di sasso67 su "Ostia"
Il primo film di Sergio Citti è, per molti, il suo migliore. Secondo me, no. Pasoliniano fin nel midollo (difatti il regista friulano ha scritto, insieme a Citti, la sceneggiatura), del Pasolini poetico della "Terra vista dalla Luna", il film è ottimamente fotografato da Mario Mancini e si giova di alcuni ottimi interpreti, anch'essi superpasoliniani. Manca, però, a mio parere, un vero sviluppo drammatico dei personaggi, che, in sostanza, restano gli eterni bambini che una trentina d'anni...
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