Opinione di Charlus Jackson su Sussurri e grida
Con Harriet Andersson, Ingrid Thulin, Liv Ullmann, Kari Sylwan
- negative [6]
- sufficienti [8]
- positive [30]
- leggi tutte le opinioni
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Non me la sento di accettare tale banalità: che cosa ci vuole ad inquietare (e di conseguenza far riflettere, ecc ecc ecc) dilungandosi in dettagli medicamente assurdi e narrativamente disonesti (il medico non c'è quando ha una crisi, lei sembra morta e inizia a decomporsi, ma chissà) la dolorosa agonia di una donna? Truccacci da dilettante, nulla a che fare con una degna riflessione sul dolore. Un horror di serie b tutto ombre e suoni è più abile e meno sfacciato (come potenzialità d'angosciare senza insolenze)
Commenti
-
18 agosto 2010, 10:03 di carlos brigante
ce ne fossero di "banalità" come queste!!! e poi definirlo un "horror di serie B" è una bestemmia immane!
cancella commento cancella commento e blacklista carlos brigante -
18 agosto 2010, 17:46 di Charlus Jackson
non l'ho definito un horror di serie b!!! ho detto che è meno onesto nell'angosciare o far riflettere o scuotere o perturbare: cosa ci vuole raccontando con dettagli medici paradossali e narrativamente disonesti l'agonia dolorosa di un essere umano? non è la finezza che mi aspetterei da un bergman. è più difficile spaventare con l'indistinto, con un senso di minaccia vago e magari sovrannaturale, che è in qualche modo irreale. comunque il mio è un accostamento insensato e volutamente provocatorio...
cancella commento -
19 settembre 2010, 21:40 di steno79
Ma quali sarebbero questi "dettagli medicamente assurdi" nel film? Io l'ho visto più di dieci volte, ma non ricordo nessuno di questi dettagli. E' uno dei rari film che contenga un'autentica cognizione del dolore, e una delle riflessioni più elevate sulla sofferenza dell'essere umano. Parlare di "truccacci da dilettante" per questo film è quanto meno eccessivo e rischioso, denota scarsa conoscenza della materia... ma non è che al posto di questo film hai visto "L'anticristo" con Carla Gravina? In quel caso, le tue parole sarebbero perfette, ma con un'opera d'arte di questa elevatezza non hanno senso, è come sparare sulla Croce rossa...
cancella commento cancella commento e blacklista steno79 -
21 settembre 2010, 05:03 di Charlus Jackson
Ho già spiegato le linee guida che hanno ispirato il mio saggio giudizio: è troppo facile dare una “cognizione del dolore”, come dici, rappresentando ciò che è doloroso per eccellenza, la dolorosa agonia di una donna, ingigantendola all’inverosimile con dettagli dolorosi, tipo che sembra morta, poi resuscita, poi rimuore, ecc., il tutto in modo visibilmente doloroso. Ascoltati un po’ di opere di Verdi, o ancora meglio sinfonie di Brahms o Ciajkovskij, o sonate al piano di Schubert (non so perché ho detto Schubert tra mille pianisti ma va di moda nel cinema) e vedrai come si può dare una “cognizione” del “dolore umano” o altre sfumature con un linguaggio immateriale, senza mai parlare esplicitamente di “dolore” o di “dolori”, perché i suoni non possono farlo, ma possono andare molto più a fondo della superficie. Si è già detto che la musica è quella ideale fra tutte le arti, ma anche le altre arti dovrebbero tendere in qualche modo a questo traguardo: cogliere (ed esprimere) i movimenti della coscienza (la loro essenza, in qualche modo) senza ridursi a rap-presentarli (nella loro grezza fenomenicità). Questo squarcia vasti orizzonti filosofici che non è il caso di trattare, es.: l’arte insomma non deve mai essere una mera rap-presentazione del reale, essendo il giudizio estetico di tipo riflettente (su se stesso, senza regola ma in qualche modo innato, come una deliziosa melodia musicale) e mai determinante, Critica del Giudizio di Kant; e nel caso specifico del dolore poi, meno che mai si dovrebbe avere una mera rappresentazione ma già una sublimazione nella catarsi aristotelica. Tu mi risponderai che il cinema è per eccellenza rappresentativo (di persone, situazioni, eccetera), e io dico: solo un cinema grezzamente narrativo, quello che si fa mera illustrazione della scrittura e che Greenaway, per esempio, condanna affermando che è “il cinema è troppo importante per lasciarlo in mano ai narratori di storie”
cancella commento -
21 settembre 2010, 15:20 di steno79
Adesso capisco un pò meglio che cosa ti ha infastidito nella rappresentazione estremamente realistica e dettagliata dell'agonia di Agnese, e sicuramente non ti sarà piaciuta neanche la scena in cui la Thulin si ferisce alla vagina e si imbratta col sangue davanti allo sguardo stupefatto del marito; anche se, secondo me, tutto ciò rientra perfettamente nell'ottica scelta dal regista, che non arretra di fronte ad eccessi barocchi e "carnali" per rendere il senso della sofferenza sia fisica che morale, alternandoli a momenti di commovente poesia come la celebre scena della Pietà fra la serva e la donna malata. Sulla scena della "resurrezione", a mio parere deve essere letta in termini simbolici, come una "fantasia" della governante Anna, e in questo senso l'ha interpretata pure Sergio Trasatti nel suo Castoro su Bergman. Infine, un'ultima considerazione: Sussurri e grida è stato uno dei più grandi successi critici di Bergman, anche in Italia (questo non vuol dire naturalmente che non ci possano essere opinioni contrarie come la tua); sul successo di pubblico, lo stesso Trasatti parla di "esito commerciale piuttosto brillante", smentendo chi ha sostenuto che si trattò di un fiasco commerciale. un saluto
cancella commento cancella commento e blacklista steno79 -
23 settembre 2010, 03:47 di Charlus Jackson
Per rispondere nello specifico alla tua domanda la scena dove la ragazza si ferisce la vagina non mi ha fatto nè caldo nè freddo, infatti non sto dicendo che nell'arte non ci debba essere l'elemento del perturbante, anzi in qualche modo è questo a permeare tutta l'arte, ma che da uno come bergman per cui ho una certa stima mi aspetterei una maggiore sottigliezza
cancella commento
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra
dal 14/5 al 20/5
- 1 Dark Shadows 2.369.011,00
- 2 The Avengers 1.022.353,00
- 3 American Pie: Ancora insieme 1.005.020,00
- 4 Quella casa nel bosco 472.907,00
- 5 Hunger Games 352.566,00
- 6 La fredda luce del giorno 312.884,00
- 7 Chronicle 310.716,00
- 8 Il pescatore di sogni 232.725,00
- 9 Margin Call 165.394,00





