Paura e delirio a Las Vegas - La recensione di FilmTv
Con Johnny Depp, Benicio Del Toro, Christina Ricci, Tobey Maguire, Ellen Barkin
La recensione di FilmTv
Tra droga e autodistruzione il viaggio nell’American Dream, che sta cadendo a pezzi, firmato Terry Gilliam
Fu il momento peggiore, l’anno 1971, un errore di Nostro Signore. Parola di Hunter S. Thompson, scrittore e giornalista americano iconoclasta e sorprendentemente lucido, per almeno vent’anni una lettura obbligata dei campus universitari con il suo “Fear and Loathing in Las Vegas”, nato come un reportage di una corsa in fuoristrada verso Las Vegas per la rivista “Sport Illustrated”, ma trasformatosi “on the road” in un viaggio nell’allucinazione e nell’America del sogno che stava cadendo a pezzi. Sono più di 15 anni che il libro rimbalza nelle teste e sulle scrivanie di registi e produttori hollywoodiani; ma è talmente estremo e dissennato, talmente “drogato”, che nessuno fino a oggi ha avuto il coraggio di portare a compimento il progetto. Rischiosissimo, non solo per lo stato di allucinazione in cui versano costantemente i protagonisti (in viaggio con un campionario praticamente inesauribile di stupefacenti), che costringe a dar corpo alle loro visioni alterate, ma anche per la disillusione feroce e sarcastica con cui viene guardato il futuro, cioè gli anni ’80 e ’90, noi, ieri, oggi e dopo il millennio. Un grande nulla percorso da creature deformate, nel quale autodistruggersi con sfrontata allegria: sarà una risata che “ci” seppellirà. Terry Gilliam accetta il rischio di un’operazione che può parere d’antan, ma che già allora era preveggente, e di una storia che non può non essere slabbrata. “Paura e delirio a Las Vegas” è imperfetto e tumultuoso, singultato e contorto. Non è un capolavoro come “Brazil” (del quale pure recupera fisionomie distorte e cromatismi improbabili), ma quasi un paradossale ritorno ai frammenti tragico-grotteschi che Gilliam componeva per il “Flying Circus”: “Alice nel paese degli orrori”, dove al posto di Alice ci sono gli “scoppiati” Benicio Del Toro e Johnny Depp dove aleggiano i deliri di William Blake e Timothy Leary (profeti, nel 1700 e negli anni ’70, della trasfigurazione selvaggia e autodistruttiva).
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