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Dies irae (1943)

[Vredens Dag, Danimarca 1943, Drammatico, durata 94', b/n]   Regia di Carl Theodor Dreyer
Con Lisbeth Movin, Thorkild Roose, Sigrid Neiiendam



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Dies irae: assente
Ritmo ritmo in Dies irae: minimo
Impegno impegno in Dies irae: molto forte
Tensione tensione in Dies irae: presente
Erotismo erotismo in Dies irae: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a Dies irae

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a Dies irae (voti: 54 media: 4,46) 54

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La trama

Siamo nel 1623, in nord Europa. Marthe, accusata di stregoneria e braccata dalla folla, si rifugia nella canonica del villaggio presso Anna, giovane moglie del pastore, sposata in seconde nozze. Marthe viene comunque catturata, torturata e arsa viva dopo il processo presieduto da Absalon, marito di Anna. In canonica arriva ora Martin, figlio di primo letto di Absalon, coetaneo di Anna. Tra i due giovani nasce l'amore. Quando Absalon, all'improvviso, muore, sua madre Merethe accusa Anna di stregoneria...  

Capolavoro di Dreyer, basato sulla critica al pregiudizio e la libertà (soprattutto del pensiero) in contrasto con le regole sociali. Ma il film è un raffinato prodigio di ambiguità, che evita ogni schematismo, e uno straordinario exploit figurativo, in cui i bianchi e i neri e le scenografie incastrano i personaggi

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L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 13/12/2011 - utile per 18 utenti

Voto al film: voto ottimo

Danimarca,1623. Marthe Herlofs (Anna Svierkier) è braccata dalla folla perché accusata di stregoneria. Viene presa e condotta davanti al tribunale che dovrà giudicarla. Durante il processo presieduto dal reverndo Absalon Pedersson (Thorkild Roose), l’anziana donna ricorda al suo accusatore che anni prima aveva risparmiato dalla stessa accusa la madre di Anne (Lisbeth Movin), la giovane ragazza che prenderà per moglie. Minaccia di raccontare tutto ma questo non gli impedisce di terminare al rogo. Intanto, arriva Martin (Preben Lerdorff Rye), il figlio che Absalon ha avuto dal primo matrimonio. Anne e Martin sono coetanei e tra di loro sboccia subito la passione. Merethe, (Sigrid Neiiendman), l’anziana madre del reverendo, mai ha visto di buon auspicio il secondo matrimonio del figlio e quando Absalon muore improvvisamente, ritiene Anne responsabile dell’accaduto e l’accusa di essere una strega. “Dies irae” (tratto dal romanzo “Anne Pedersdotter" del norvegese Hans Wiers-Jenssen)di Carl Theodor Dreyer è un prodigio di tecnica e di rigore stilistico messi a completa disposizione di una raffinata e poderosa riflessione speculativa sulla natura tragicamemente ambigua della religione, quando questa svia lo spirito compassionevole che dovrebbe appartenergli e intende perseguire il bene praticando il male : purificando le anime con il fuoco ed esorcizzando le colpe terrene evocando il potere salvifico della morte. Dietro la calma ieratica che percorre il film si nasconde una tensione sempre pronta ad esplodere, alimentata dal fanatismo religioso e costruita ad arte da un sapiente gioco di luci che, nel creare una continua alternanza di chiaro scuri e nel soffermarsi sulle complesse psicologie dei protagonisti, c’è la configura come una presenza tangibile, come un ombra che accompagna i loro più intimi pensieri e i loro più inconfessati desideri. C’è una sequenza molto emblematica in tal senso ed è quella che ritrae Anne e Martin mentre fanno una passeggiata per i campi. Ad un certo punto si vede passare un carro che trasporta delle fascine, Anne si chiede come mai visto che non è ancora il periodo e Martin gli ricorda che quelle fascine “servono per il rogo della strega”. La serenità bucolica e un ricercato equilibrio naturalistico vengono spazzati via in un attimo dalla presenza invasiva della morte, da una concezione castigatrice della fede religiosa, che non concede ne deroghe al credo propugnato ne momenti di distratta spienseratezza. In questa sequenza i due giovani stanno all’origine della loro passione e nel semplice e innocuo scambio di battute è già presente, a parer mio, oltre al già indicato senso del tragico che si nasconde dietro una calma apparente, tutto quell’insieme di ambiguità che permeano per intero la struttura del film e che è rinvenibile soprattutto nella tendenza ad alimentare il senso della vita attraverso l’idea fissa della morte. E’ Absalon ad incarnare questo aspetto fondamentale del film, e non solo perché riflette attraverso il ruolo di ministro di Dio l’idea dell’uomo che pensa perennemente alla morte mentre è in vita secondo il convincimento del credente che solo “con la morte inizia una nuova vita” (come dice al morente Laurentius, interpretato da Olaf Ussing), ma anche perché è su di lui che convergono tutte le azioni degli altri ed è attraverso le originarie colpe da lui commesse che queste azioni si muovono nel terreno minato di un’ambiguità di atteggiamento che è il frutto, sia dell’indole remissiva del credente che di una religiosità vuota inabissatasi sotto le spire della superstizione. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Dies irae


13 dicembre 2011 Opinione di Peppe Comune su "Dies irae"
Peppe Comune

Danimarca,1623. Marthe Herlofs (Anna Svierkier) è braccata dalla folla perché accusata di stregoneria. Viene presa e condotta davanti al tribunale che dovrà giudicarla. Durante il processo presieduto dal reverndo Absalon Pedersson (Thorkild Roose), l’anziana donna ricorda al suo accusatore che anni prima aveva risparmiato dalla stessa accusa la madre di Anne (Lisbeth Movin), la giovane ragazza che prenderà per moglie. Minaccia di raccontare tutto ma questo non gli impedisce di...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

nessun commento
[utile per 18 utenti]

13 febbraio 2011 Opinione di Axeroth su "Dies irae"
Axeroth

Confiteor Deo omnipotenti, beatæ Mariæ semper Virgini, beato Michaeli Archangelo, beato Ioanni Baptistæ, sanctis Apostolis Petro et Paulo, omnibus Sanctis, et vobis, fratres (et tibi pater), quia peccavi nimis cogitatione, verbo et opere: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Ideo precor beatam Mariam semper Virginem, beatum Michaelem Archangelum, beatum Ioannem Baptistam, sanctos Apostolos Petrum et Paulum, omnes Sanctos, et vos, fratres (et te, pater), orare pro me ad...

voto al film: Axeroth assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

3 commenti
[utile per 10 utenti]


20 gennaio 2011 Opinione di Florian Klose su "Dies irae"
Florian Klose

9/10: toccante, intimista, una storia di raro impatto emotivo sulla vita, sulla morte, sul peccato e sull'amore. Letterario, inquietante, irreversibile come il destino. Delicato, disturbante.

voto al film: Florian Klose assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

nessun commento
[utile per 1 utenti]

27 maggio 2010 Opinione di luca826 su "Dies irae"
luca826

VOTO 9 SOVVERSIVO Film sul peccato, sulla coscienza, sulla superstizione, sul bigottismo della classe dirigente (non solo nel 600...) e molto di più. Ottimo Dreyer (ma c'è bisogno di dirlo?), lascia il segno con un montaggio ossessivo nei momenti importanti (nel mostrare il marito e nello stesso tempo la moglie ed il figlio), per le luci della fotografia che la regia sfrutta al meglio con tocchi geniali (il primo racconto dell'amore adultero nel bosco, dove le inquadrature di...

voto al film: luca826 assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

nessun commento
[utile per 5 utenti]


17 aprile 2010 Opinione di mm40 su "Dies irae"
mm40

E' un lugubre ritratto dell'umanità, quello di Dies irae, che si prende il disturbo di dire così tanto - con così poco, in sostanza - sulla meschinità intrinseca nell'uomo e di insinuare perfino di più, proprio come si insinua il dubbio dell'accusa di stregoneria nel diciassettesimo secolo ove l'azione si svolge. Ma, attenzione, la stregoneria è solamente una scusa, un pretesto per mettere in scena l'ambiguità e l'interesse, l'ingratitudine ed...

voto al film: mm40 assegna il voto buono a Dies irae (1943)

4 commenti
[utile per 5 utenti]

13 ottobre 2009 Opinione di OGM su "Dies irae"
OGM

La giustizia umana è un'imponente costruzione della storia, che si frappone drammaticamente tra Dio e l'uomo, gettando un'ombra sinistra sulla Terra, ed impedendo di guardare serenamente al Cielo. La caccia alle streghe è un grottesco sottoprodotto del tentativo di coartare la legge divina nei tortuosi vicoli della mente umana: ciò che si sottrae alle logiche comuni non ha spazio nella rigida cosmologia del bene prescritto per dogma. La scure del giudizio dettato dalla...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

1 commento
[utile per 4 utenti]


12 ottobre 2009 Opinione di chribio1 su "Dies irae"
chribio1

ok agli attori  che fanno la loro buona presenza e alle scenografie in stile noir, ma x il resto il film mi e' risultato assai pesante nella visione .voto.5.

voto al film: chribio1 assegna il voto mediocre a Dies irae (1943)

6 commenti

11 agosto 2009 Opinione di rebis su "Dies irae"
rebis

Interamente declinato sugli stilemi del noir per quanto ambientato nel 1623 (la femme fatale, la coppia di amanti maledetti) è un cupo e vischioso dramma d’adulterio il cui clima soffocante e austero, dalle ascendenze fiamminghe, rispecchia la coeva occupazione nazista della Danimarca. L’attenzione di Dreyer è però spostata sull’insorgere della colpa, sull’ambigua e ubiqua innocenza dell’uomo, piuttosto che sul potere censurante e...

voto al film: rebis assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

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29 gennaio 2009 Opinione di jonas su "Dies irae"
jonas

Nella Danimarca del ’600, una vecchia accusata di stregoneria rinfaccia all’inquisitore un terribile scheletro nell’armadio: aver protetto una sua presunta “collega” per sposarne in seconde nozze la bella figlia. Lui non vuole aiutarla e la abbandona alle torture e al rogo, non senza prima averle impedito di lanciare accuse postume. Nasce una passione tra il figlio dell’inquisitore e la giovane matrigna, che per la prima volta in vita sua conosce l’amore: fattasi sempre più...

voto al film: jonas assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

3 commenti
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12 settembre 2008 Opinione di steno79 su "Dies irae"
steno79

VOTO 10/10  Girato durante l'occupazione tedesca della Danimarca, è un cupo dramma sull'intolleranza e la superstizione, visivamente ispirato alle ricerche dei pittori fiamminghi fra cui Rembrandt. Al di là dei grandissimi meriti di ordine figurativo e formale, ben sottolineati da Andrè Bazin in una sua recensione elogiativa, il film resta un inno alla libertà umana e un grido d'orrore contro il fanatismo religioso e l'ignoranza, ancora attualissimo (se si scorre con attenzione la...

voto al film: steno79 assegna il voto ottimo a Dies irae (1943)

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