Opinione di emmepi8 su La sottile linea rossa
Con Jim Caviezel, Sean Penn, Woody Harrelson, Nick Nolte, George Clooney, John Travolta, John Cusack
- negative [12]
- sufficienti [10]
- positive [86]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Malick è un regista da vedere, ma anche da rivedere più volte, i valori proposti e disseminati anche nei rivoli più nascosti o meno evidenti alla prima visione, vanno scoperti, e la scoperta è molto più bella, la parola giusta davvero, e più interessante nelle visioni posteriori dove emergono concetti, parole, significati che entrano nella mente in maniera naturale; non voglio impaurire o allontanare nessuno, nel senso che i film di questo regista non rientrano nella categoria scatologica a significato intrinseco o simbolico, ma è un pensiero filosofico della vita che un uomo, in senso lato, esprime a parole, a sensazioni a pensieri, appunto, in maniera coinvolgente che soltanto più visioni determinano la partecipazione ampliata del film, ed è il caso anche dell’ultima opera di questo regista, che ho visto due mesi fa, ma che ancora rifletto sulla visione senza avere avuto ancora il pensiero di mettere niente per iscritto. Questo film l’ho “soltanto” visto due volte, la prima visione è passata in maniera lineare, consumandolo in maniera abbastanza superficiale e di conseguenza poco attenta, frutto anche di una stanchezza fisica non adatta ad affrontare una visione di quel tipo, e di una sala un po’ chiassosa che non permetteva la concentrazione necessaria, che è poi la chiave di volta per farsi prendere da un’operazione come questa. Il film è stato fatto non per raccontare le tragedie visibili di una guerra senza fama e senza gloria, dove la violenza è l’argomento della rappresentazione, e di cui abbiamo visto anche dei capolavori in merito; certo si vedono alcune scene truci e necessarie, ma il regista, che poi ha sceneggiato anche il film, fa un’operazione completamente diversa dove si vive letteralmente dal di dentro la situazione che in un essere umano si crea, nel crescendo di una di una tensione ed di un’operazione. La trasformazione dentro la mente, e quindi nel comportamento umano, di un uomo in balia a vicende che portano alla morte; la morte, come dice un soldato, è diversa da un concetto drammatico che è uno stupro, assistere ad una morte, o morire, è una cosa che fa andare oltre la fine della nostra vita, affrontando un mistero improvvisamente e senza una preparazione mentale. La guerra qui la si vive in maniera tattile e olfattiva, la viviamo attraverso lo strisciare dei corpi nei campi, nei boschi, a contatto visivo e strettamente in complicità e familiarità con i compagni, che fanno parte degli affetti più intimi. L’intimità che si crea fra i compagni è la necessità di un affetto costruito a causa di una drammaticità che prende l’anima e la vita stessa; la storia del capitano che nega il coinvolgimento del suo plotone ad una sicura morte rientra in un esempio, mai plateale o eroico, o antieroico, a secondo del punto di vista, e la sua destituzione è fatta di un dramma interiore e mai espresso, anzi sempre negato ai propri commilitoni, che cercano una reazione del loro superiore. Il personaggio interpretato da Nolte ci fa vedere, invece, come un compito iniziato in maniera umanamente comprensibile, prenda la mano e porti il suo carattere a reagire in maniera dura e senza pieta, ma, chissà, forse necessaria. Ci sono momenti di alta commozione visiva e di partecipazione, come l’assalto al campo giapponese, dove le situazioni che si creano fra i prigionieri e non, sono di un approccio che al cinema difficilmente ha avuto una presa con in questo film, nessun pietismo o facili situazioni melodrammatiche, ma solo rappresentazioni che non hanno bisogno di parole e che la regia ha saputo mettere in scena in maniera mirabile, con una collaborazione estrema dei vari interpreti. Il film dà spunti innumerevoli per un’analisi che in ogni scena avrebbero campo libero a valutazioni interessanti e che prendono il nostro pensiero in maniera forte, ed per questo che ho detto inizialmente che i film di Malick necessitano di più visioni, per poter fare suo un film , non è un’esagerazione vi assicuro, come questo. Ultima considerazione, il prefinale dell’ americano circondato da giapponesi, in cui si sente una voce, per noi incomprensibile, ma suadente nei toni , che riesce a dare l’umanità necessaria ad un uomo che dovrà morire, forse un attimo solo di concentrazione prima della violenza estrema, e dopo il finale necessario di un’immagine che ci porta nel mondo della natura della bellezza, di cui noi tutti dovremmo cibarsi.
Il confronto che si fece con il film di Spielberg non ha davvero senso
Sulla trama
una storia che è tutt'altro che storia
Sulla regia di Terrence Malick
un grande film che matura clon il tempo
Sull'interpretazione di Jim Caviezel
uno dei suoi migliori ruoli
Sull'interpretazione di Sean Penn
intensità da grande attore, anche più di sempre
Sull'interpretazione di Woody Harrelson
il ruolo del sergente che attraversa la paura
Sull'interpretazione di Nick Nolte
durezza inaudita
Sull'interpretazione di George Clooney
ruolo finale
Sull'interpretazione di John Travolta
piccolo ruolo, ma efficace
Sull'interpretazione di John Cusack
il suo sgaurdo dice molto di più delle parole
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