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La sottile linea rossa - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Enrico Magrelli

Dopo vent’anni ritorna Terrence Malick. Con una magnifica sinfonia sull’orrore della guerra e l’immutabilità della natura

Un labirinto di fili d‘erba, di pensieri fluttuanti, di pallottole, di sangue, di parole, di sudore, di nuvole e di paura. “La sottile linea rossa” diretto da Terrence Malick, il J.D. Salinger del cinema hollywoodiano, dopo un silenzio durato venti anni, è una magnifica sinfonia sull‘orrore della guerra e sull‘estasi arcaica e immutabile della natura. Il confine da difendere ha un nome carico di storia, di morti e di memorie dolorose: Guadalcanal. Su quelle colline, in quella giungla, tra gli alberi e i villaggi di quell’isola gli uomin di una compagnia dell’esercito vivono la loro battaglia mentre il regista cancella il ricordo, l‘iconografia e soprattutto il tempo del cinema di guerra. Ci sono gli ordini secchi e perentori, la cima da conquistare, i colpi di cannone, le granate, le mutilazioni, le ferite, lo scontro con i nemici, il fuoco e il fumo delle armi. Malick conosce molto bene i materiali, le situazioni, gli archetipi e gli stereotipi dell’epica bellica e le cadenze omeriche con le quali descrivere atmosfere e gesta. Intorno e dentro queste atmosfere e queste gesta, spesso sospese e dilatate, si impongono allo sguardo i cieli infiniti, le piante, l‘acqua, gli animali, la luce e gli spazi, inquadrati con la purezza estatica del cinema muto, con l‘incanto sensuale di Murnau. Il conflitto tra i giapponesi e gli americani introietta l’eterna contrapposizione tra cultura e natura, i dubbi filosofici ed esistenziali. Le voci fuori campo, tecnica narrativa che il regista riprende dai suoi due unici film precedenti, ”La rabbia giovane“ (1973) e ”I giorni del cielo“ ( 1978), diventano un coro frastagliato di voci interiori, una gamma di emozioni e conoscenze, di saggezze e di convinzioni. La guerra, ai tempi di Omero e di Joyce, è un evento collettivo e la macchina da presa scivola, lenta, rispettosa, pacificata sulle facce e sui pensieri. Il soldato Witt, il capitano Staros, il capitano Gaff, il tenente colonnello Tall, il sergente maggiore Welsh, il sergente Keck, il sergente McCron e tutti gli altri sono le solitarie e anomale flessioni di un mito battezzato con il sangue.


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