Kagemusha - L'ombra del guerriero (1980)
Con Tatsuya Nakadai, Tsutomo Yamazaki, Kenichi Hagiwara
La trama
Nel medioevo giapponese (XVI secolo), il valoroso principe Shinge Takeda sta per morire. Temendo la riscossa dei rivali, chiede ai parenti più stretti e a tutti i generali del clan di nascondere la sua morte il più a lungo possibile. Quando suo fratello scopre che un ladro cui ha salvato la vita assomiglia in modo impressionante a Shinge convince tutti a farlo passare per il defunto. Col passare del tempo il sosia (kagemusha in giapponese) arriva a un'immedesimazione totale col principe fino ad assumerne il valore e il coraggio di fronte alla morte.
Palma d'oro a Cannes nell'82, ha segnato il ritorno in patria del regista dopo un lungo esilio artistico.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 09/08/2011 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Anno 1573, il clan dei Takeda assedia il castello di Noda. Nel Giappone feudale Shingen, il capo, lotta per l’unificazione del paese .
Colpito da un archibugiere-cecchino, appostato alla feritoia giusta, mentre ascolta il lamento di quel flauto che, gli hanno riferito, ogni sera arriva dal castello a ipnotizzare tutti gli uomini (cinque anni dopo, in Ran, il flauto del cieco modulerà ancora note dagli spalti del castello), Shingen dovrà essere sostituito per tre anni da un sosia (un Kagemusha) che inganni tutti, un impero senza capo è destinato a rapida sconfitta e la successione è problema che affligge ogni guida particolarmente carismatica di un popolo.
Dunque questa è la volontà di Shingen, e il suo cadavere sparisce con abile manovra sotto il naso delle spie nemiche (nel campo avverso circoleranno sempre sospetti su questa morte, ma ci vogliono prove, e il sosia è molto bravo)
Un calco quasi perfetto è infatti già pronto al castello, un ladruncolo condannato alla crocifissione a testa in giù, trovato per caso al fiume dove si svolgono le esecuzioni.
Il film si apre con inquadratura fissa su Shengen, al centro fra il fratello e il Kagemusha, e il tema del doppio si pone fin da questo momento.
Al ladro (già copia perfetta dentro la maschera dello sfarzoso kimono) che, con popolana spontaneità, grida il suo ultimo tentativo di autoaffermazione :“Io non ho rubato che un po' di soldi, qualche manciata di roba e nient'altro. E mi chiamate criminale? Un delinquente della vostra forza! Ma se voi ne avete uccisi a migliaia, e saccheggiato intere regioni! Chi è più colpevole? Voi o io?”, l’imperturbabile “signore della guerra” risponde “Il mio dominio è costruito sui cadaveri, ma se io non ci fossi la strage sarebbe collettiva, senza regola».
Ma, uscendo, dirà al fratello “Preparalo, parla bene, può esserci utile”.
Ponendo all’inizio la scena chiave per la lettura del film, Kurosawa dosa con perfetto bilanciamento la complessa varietà di temi che muove intorno a quello centrale.
L’architettura dell’opera è il prodotto del felice equilibrio fra le ragioni ideali e intellettuali alla base del plot (per cui i richiami alla cultura occidentale, da Shakespeare a Pirandello, sembrano d’obbligo anche se non sempre necessari, come fece capire lo stesso regista) e le scelte stilistiche.
Il regista cura fino al dettaglio l’apparato visivo, soprattutto nella spettacolarità epica delle masse in movimento (grande lezione fordiana), con una sensibilità pittorica che carica di valore aggiunto la costruzione delle scene. ESPANDI +
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9 agosto 2011 Opinione di yume su "Kagemusha - L'ombra del guerriero"
Con Kagemusha Kurosawa torna al suo secolo di elezione, il ‘500 (“il XVI secolo è la mia epoca preferita, tra grandi ambizioni e grandi eroi, ma anche grandi malvagi e grandiose sconfitte»). Anno 1573, il clan dei Takeda assedia il castello di Noda. Nel Giappone feudale Shingen, il capo, lotta per l’unificazione del paese . Colpito da un archibugiere-cecchino, appostato alla feritoia giusta, mentre ascolta il lamento di quel flauto che, gli hanno riferito,...
voto al film: 
28 settembre 2010 Opinione di LAMPUR su "Kagemusha - L'ombra del guerriero"
Alla fine, il messaggio, fin troppo evidente, è che bambini e cavalli sono più perspicaci degli uomini. E per ribadire questo assunto, due ore e mezzo, almeno a noi (ma a noi chi? Ma quanto me piace che parliamo al plurale!...) ci sembrano decisamente eccessive. Quest'opera pluripremiata e colorata, in parecchi frangenti, come i fuochi d'artificio di sagra paesana a fine stagione, ricalca soggetti pirandelliani fino a sconfinare nell’ iperbole biblica (“quale re,...
voto al film: 
10 luglio 2005 Opinione di sasso67 su "Kagemusha - L'ombra del guerriero"
Non ricordo di avere visto un altro film che mostri una così stupenda gestione dei colori e delle ombre, sia nelle scene di massa (dove è evidentissima l'influenza dei pittori rinascimentali italiani e in particolare La battaglia di San Romano di Paolo Uccello, il mio dipinto preferito, nelle sue tre versioni) che in quelle dove si muovono pochi personaggi. Forse soltanto il Coppola del "Dracula di Bram Stoker" è riuscito, più di dieci anni dopo ad avvicinarsi a tanta maestria. Ma il...
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3 luglio 2004 Opinione di Dr.Lynch su "Kagemusha - L'ombra del guerriero"
il genio di kurosawa è intamontabile, godetevi questo straordinario film che, anche se lento, rappresenta una pietra miliare della sua filmografia
voto al film: 
25 novembre 2003 Opinione di SONATINE su "Kagemusha - L'ombra del guerriero"
TRAGEDIA EPICA DI MATRICE PIRANDELLIANA(IL DOPPIO,LA FINZIONE,L'APPARENZA DI REALTA')SU UN UOMO E LE SUE CONTRADDIZIONI.UOMO CHE NASCE NESSUNO E MUORE QUALCUNO,SULLA DUPLICITA'INFINITA DEL MONDO E SUI MECCANISMI(SEMPRE AMBIGUI)DEL POTERE.ANCORA GRANDE RICOSTRUZIONE STORICO-SCENOGRAFICA.
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