La balia - La recensione di FilmTv
Con Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Maya Sansa, Pier Giorgio Bellocchio
La recensione di FilmTv
Bellocchio affronta con moderna consapevolezza il pessimismo di Pirandello
In un film lucido, misurato, guidato da sensazioni intime con un cast perfetto Maschile e femminile si incrociano con rigore inquieto e schivo nella Roma di inizio secolo di “La balia” di Marco Bellocchio; un neuropsichiatra silenzioso e sempre un po’ isolato (rispetto alle figure di un esterno in ebollizione che semplicemente lo sfiorano, ma anche rispetto alle figure femminili che lo circondano in casa e in manicomio), sua moglie, raffreddata da un parto che le ha lasciato solo un’identità rifiutata, una giovane balia analfabeta che sa accompagnare le pulsioni di una vita non costretta dai codici e dai busti dell’etica borghese ottocentesca. Annetta è l’incrocio miracolosamente sano tra l’ostinata follia femminile che il dottor Mori vede aggirarsi nel manicomio e il blocco di tormentosa reticenza che ha visto svilupparsi in sua moglie; è una persona che (come scriverà per lei il dottore in una lettera al marito lontano) ricomincia sempre, non vive in attesa e non ha paura delle cose che non conosce. Ed è la persona che, riscritta con moderna consapevolezza da Bellocchio e da Daniela Caselli, conferisce una svolta quasi di speranza all’ineluttabile pessimismo della novella di Pirandello alla quale il film è ispirato. Inquadrato con pulizia meticolosa, percorso da occhiate, rumori, piccoli gesti che si sfuggono appena stanno per intrecciarsi, “La balia” è un film guidato da sensazioni intime, dai dubbi nervosi e dagli scatti stizzosi di una madre alta e pallida e dal progressivo ammorbidimento di un padre che è costretto a uscire dal proprio ruolo. Nel momento in cui il protagonista prende in braccio il bambino e canta per calmarlo, la balia ha terminato il proprio lavoro, e può ripartire. \\
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