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Opinione di mm40 su Banditi a Orgosolo





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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16/01/2011 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Dopo una nutrita serie di brevi documentari - girati negli anni '50 - sulla vita delle popolazioni povere nell'Italia insulare, ecco che De Seta esordisce nel lungometraggio a soggetto, ormai prossimo ai quaranta (classe 1923). Soggetto, sceneggiatura (insieme a Vera Gherarducci), montaggio (con Fernanda Papa), fotografia e regia: tutto di Vittorio De Seta, produzione compresa. La forza di questo Banditi a Orgosolo è quella degli scenari desolati di una Sardegna ostile, osservata in un laconico bianco e nero che esalta la passività della natura e dei personaggi che in questa natura si muovono, con una rassegnazione esacerbata dall'impassibile, quasi fatalmente irrimediabile e inevitabile stato delle cose. Ma a ben vedere tutto ciò è già stato ampiamente raccontato dal primo Germi, quello di film come In nome della legge o Il cammino della speranza, nei quali la terra in cui si consumava il dramma - completamente umano - della disperazione era quella siciliana; e come per In nome della legge, anche per questo Banditi a Orgosolo è rintracciabile una sottile linea western che percorre l'intera costruzione narrativa, anche se per una volta sono gli indiani i 'nostri eroi', i buoni per cui tenere, ovverosia la preda Michele e non i cacciatori-carabinieri. Evidenti i richiami al neorealismo nell'alta frequenza di esterni (come nel bianco e nero di cui sopra) e nel malessere che pervade l'intero sistema sociale trattato nella storia; anti-neorealisti potrebbero però definirsi i dialoghi, raffinati con cura in un italiano assolutamente comprensibile, con una punta appena di accento sardo (il che dà uno strano tocco di inverosimiglianza a tutta la pellicola) e, per quanto spesso sopraffatti dalle musiche di Valentino Bucchi, nella loro essenzialità piuttosto chiari e pregni di un linguaggio da pagina scritta. Opera pluripremiata, anche - fra i tanti riconoscimenti ottenuti - con il Nastro d'argento per la fotografia e riconosciuta come miglior opera prima a Venezia. 6,5/10.

Sulla trama

La latitanza di Michele, pastore sardo ingiustamente accusato di furto di bestiame e uccisione di un carabiniere. Esasperato e costretto a veder morire di stenti, nel corso della fuga, il suo gregge, Michele finisce per compiere realmente i due delitti di cui era accusato.


SI

Commenti

  • 18 gennaio 2011, 15:15 di hallorann

    Qui non c'è Germi che tenga, De Seta ha uno sguardo diverso e originale nel panorama internazionale dei documentaristi (d'altronde "Banditi..." trattasi di un doc unico). Sono d'accordo con te nel riconoscere che il doppiaggio stona ma all'epoca la presa diretta ancora non si utilizzava. Pensa un po' se De seta l'avesse introdotta, che coraggio e che scelta "rivoluzionaria"...un saluto

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  • 18 gennaio 2011, 16:39 di mm40

    Grazie dell'informazione, in effetti non ho idea di quando sia stata introdotta la presa diretta del sonoro; quindi anche La terra trema di Visconti fu doppiato? Il Morandini sostiene che venne doppiato perchè il linguaggio risultava troppo 'crudo', mentre Rosi (che era presente sul set come aiuto regista) dice "Il film veniva girato in presa diretta e la recitazione era considerata non una transizione per una fase successiva, la sincronizzazione, ma il momento definitivo, immodificabile. Pretendeva, e ci riusciva, riprodurre, mitizzati già dall'atto creativo, alcuni momenti del comportamento reale di quelle persone che, quasi naturalmente, finirono poco a poco per identificarsi nei personaggi della sua finzione. I dialoghi li scriveva con l'aiuto degli stessi attori che gli comunicavano la maniera più vera di come avrebbero espresso nella vita quei sentimenti che egli andava loro proponendo per lo sviluppo della sua storia". Insomma, l'esatto contrario! Il Mereghetti secondo me sbroglia la matassa, parlando di un "insuccesso" che portò alla realizzazione di "una nuova edizione doppiata in un dialetto più comprensibile", il che significa che Visconti fece circa quindici anni prima ciò che De Seta qui non ha fatto... Il dibattito è aperto ; )

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  • 18 gennaio 2011, 17:14 di steno79

    Molto interessante la questione della presa diretta... i capolavori neorealisti di Rossellini e De Sica erano sicuramente doppiati (anche se non sono mai riuscito a scoprire di chi fosse la voce di Lamberto Maggiorani in Ladri di biciclette: qualcuno lo sa?), mentre su La terra trema non ti saprei proprio dire... a me risulta che la presa diretta in Italia è stata introdotta negli anni'70, ma purtroppo non ho notizie davvero certe. Mi interessa però saperne di più. un saluto

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  • 18 gennaio 2011, 20:32 di hallorann

    La questione è un'altra, "Banditi a Orgosolo" ha un doppiaggio in italiano e ricordo pochi accenni all'accento sardo e per fortuna (anzi un pregio) i dialoghi sono sparuti, Maggiorani era doppiato ma con accento romano quindi credibile e così altri esempi...i miei primi ricordi sulla presa diretta invece sono i film di Ferreri, quasi primitivi con alcune sfasature dovute al ricorso al doppiaggio in certi punti rendendoli a mio avviso ancora più affascinanti...

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  • 20 dicembre 2011, 17:23 di ed wood

    il fatto che "Banditi ad Orgosolo" sia doppiato alla lunga diventa un pregio, perchè in qualche modo rende universale il dramma dei personaggi...da una parte, rimane quindi l'attenzione alle problematiche di una specifica zona geografica, dall'altra però (complice anche la messinscena molto curata, in questo molto viscontiana, di De Seta) si ha l'impressione di assistere ad un parabola di corruzione senza redenzione, valida per ogni epoca e per ogni luogo...

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