Opinione di giorgiopilastro su Il cappotto
Con Renato Rascel, Yvonne Sanson, Antonella Lualdi, Giulio Stival
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Alberto Lattuada, assieme a Cesare Zavattini, ha rielaborato il racconto di Gogol per dargli dimensioni italiane, in un curioso strascico al Neorealismo prmai tramontato. La satira di un certo mondo ottuso e gretto, dominato solo da regole illogiche e inique, viene agli occhi. Severo e tuttavia ameno, pensato e realizzato in chiave di grottesco, questo film implica una sorta di rimosro per lo spettatore, indotto a ridere delle sciagure di un povero diavolo. Il film è il ritratto tragicomico, tenero e spietato al tempo stesso, di una vita in grigio, sprecata nel gelo interiore ed estriore dell'operosa e crudele provincia lombarda. E nell'Italia che cambia, il cappotto è un primo status-symbol, come saranno di lì a poco automobili e televisori, oggetti indispensabili per essere rispettati, riveriti, amati. Ma nel finale il tono cambia, sfiorando il gotico: il piccolo Travet riappare da fantasma, per spaventareil suo nemico o forse per cercare di convincerlo, sul modello del più celebre dei RACCONTI DI NATALE di Dickens. Da morto l'omino ha di nuovo un certo credito, come quando aveva il cappotto nuovo, ma alla fine si allontana comunque in un campo lungo malinconico, solitario, e noi intuiamo che anche l'aldilà sarà per lui fonte di solitudine e amarezze.
Sull'interpretazione di Renato Rascel
Quanto al protagonista, in un primo tempo Lattuada pensò a Totò, ma non era sicuro di poterlo tenere sotto controllo. E poi Totò rappresentava un tipo di italiano che subisce, sì, ma trova sempre il modo di vendicarsi e di far masticare amaro a chi gliene ha fatto masticare. Invece occorreva qualcuno in grado di subire senza reagire. Si scelse dunque Renato Rascel, attore di varietà che fino ad allora aveva interpretato soltanto film comici, perlopiù di modesto valore: la sua statura veramente ridotta era una garanzia e infatti Rascel entrò benissimo nel suo personaggio, costruendo con pazienza tragicomica la figura di De Carmine. IL CAPPOTTO fu un successo personale per Rascel, che a Cannes, mancò d'un soffio la Palma d'Oro per il miglior attore.
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