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Il corpo dell'anima (1999)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Il corpo dell'anima: assente
Ritmo ritmo in Il corpo dell'anima: presente
Impegno impegno in Il corpo dell'anima: assente
Tensione tensione in Il corpo dell'anima: minimo
Erotismo erotismo in Il corpo dell'anima: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Il corpo dell'anima

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Il corpo dell'anima (voti: 8 media: 3,25) 8

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locandina di Il corpo dell'anima

La trama

Lo scrittore Ernesto, ricco vedovo sessantaquattrenne senza figli, abita da solo in una grande casa di un quartiere borghese di Roma. Di carattere introverso e poco incline alle frequentazioni sociali, l'uomo vive la sua solituidine come una scelta consapevole. Ernesto, che sta sceneggiando un copione sulla vita di Teresa di Avila, viene improvvisamente abbandonato dalla cameriera filippina, così è costretto ad assumere Luana. Ben presto si fa travolgere dall'esuberanza e dalla bellezza della ragazza e perde la testa per lei.  

Nel melodramma freddo di Salvatore Piscicelli ("Immacolata e Concetta", "Le occasioni di Rosa", "Regina"), Luana interpreta l'idea e l'immagine di un eccesso non governabile e di un coinvolgimento perverso. È la carne e, forse, la realtà dell'amore. Intorno a questo nodo il regista dispone altri discorsi che attraversano il film (il trattamento su Teresa d'Avila). Cinema nel cinema e trasparenza dello sguardo. Abbandono estatico e barocco.

La recensione di FilmTv

Di Enrico Magrelli - FilmTV n. 24/1999

Lucida cronaca di un amore dirompente. Fotografata con abilità da un’ottima regia

"Decido io quello che si fa e quello che non si fa". Luana, con il suo corpo rotondo e le sue provocazioni sessuali, è ormai padrona del desiderio e dell’anima di Ernesto. Il melodramma freddo, dolce passione teorica di Piscicelli (“Immacolata e Concetta”, “Le occasioni di Rosa”, “Regina”), si avvicina alla fase di stallo e di lutto. Lo scrittore Ernesto (uno straordinario Roberto Herlitzka) racconta nel suo diario, con un distacco cerebrale e notarile, la cronaca dettagliata di questo amore improvviso e dirompente per la ragazza disinvolta, con le dita mobili, la bocca e il sesso impertinenti, entrata, un giorno, nella sua casa lussuosa e nella sua vita vuota, e si prepara all’abbandono. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di LorCio scritta il 03/04/2011 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto buono

Raro esemplare di autore con una idea di mèlo personale, Salvatore Piscicelli, nelle mille difficoltà che contraddistinguono la cinematografia indipendente, propone un altro esempio di cosa voglia dire per lui raccontare uno stato d’animo prima che una storia. Come in Immacolata e Concetta, folgorante esordio, l’autore napoletano, in tandem con la storica collaboratrice Franca Apuzzo, asciuga di qualunque implicazione estetizzante una storia che si prestava superficialmente a qualunque voyeurismo, nonostante l’evidente ed esplicita matrice erotica (il rapporto amoroso – in Piscicelli è il sesso è amore, il fisico cerca una dimensione spirituale – tra un vecchio e misantropo sceneggiatore sul viale del tramonto e una giovanissima e disinibita domestica). Con una dichiarazione programmatica che cerca di individuare una sorta di spirito guida nella citazione di Cioran (“Ciò che non si può tradurre in termini di misticismo mai merita di essere vissuto”), Piscicelli non solo equilibra armoniosamente dissertazioni colte che coinvolgono Bernini e Bunuel, e momenti palesemente hard (che riescono a non essere mai volgari perché si sviluppa nel non-detto che poi è un non-visto ma immaginabile), ma persegue soprattutto il principio di un cinema stilizzato ed essenziale, senza compromessi, vivido e temerario. Senza dimenticare un carnet musicale che conferisce una certa elegiaca dolcezza (personalmente mi piace ricordare l’utilizzo di certi brani di Chopin, ma anche il recupero del mistico Gesualdo e l’impiego di Mozart, Brahms o Bizet), il film vive delle recitazioni antitetiche dei due protagonisti: Raffaella Ponzo è di una naturalezza disarmante; Roberto Herlitzka, rigoroso teatrante cui non basterebbe un vocabolario di elogi per tesserne le lodi, è riassumibile in una sola parola: immenso.
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SI

Opinioni su Il corpo dell'anima


18 luglio 2011 Opinione di gighi su "Il corpo dell'anima"
gighi

Scena spinta = Musica mutanda a base di Satie, Chopin, ecc...........bah!

voto al film: gighi assegna il voto sufficiente a Il corpo dell'anima (1999)


3 aprile 2011 Opinione di LorCio su "Il corpo dell'anima"
LorCio

Raro esemplare di autore con una idea di mèlo personale, Salvatore Piscicelli, nelle mille difficoltà che contraddistinguono la cinematografia indipendente, propone un altro esempio di cosa voglia dire per lui raccontare uno stato d’animo prima che una storia. Come in Immacolata e Concetta, folgorante esordio, l’autore napoletano, in tandem con la storica collaboratrice Franca Apuzzo, asciuga di qualunque implicazione estetizzante una storia che si prestava...

voto al film: LorCio assegna il voto buono a Il corpo dell'anima (1999)

1 commento
[utile per 2 utenti]


9 novembre 2005 Opinione di Super Valerio su "Il corpo dell'anima"
Super Valerio

Bellissimo.

voto al film: Super Valerio assegna il voto buono a Il corpo dell'anima (1999)



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