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Pola X - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Emanuela Martini

Deludente e kitsch il film di Leos Carax. Che scade addirittura nel ridicolo

Non parte male “Pola X”, il nuovo film di Leos Carax presentato a Cannes: dopo un montaggio di materiali di repertorio bellici sottolineati dalla musica rock, siamo sbalzati nell’atmosfera rarefatta e raffinata di un’altissima borghesia francese, tra prati, castelli, una madre sontuosamente giovanile e un figlio disinvolto, devoto, forse vagamente incestuoso. I colori, le atmosfere sommerse, i rapporti solo intuiti rimandano a una rielaborazione bene orchestrata del mélo classico, quello francese Anni ’30 ma anche quello americano Anni ’50. Pare, per una ventina di minuti, che Carax abbia finalmente cominciato a elaborare una struttura immaginaria forte a sostegno del suo naturale talento visivo. Peccato che tutto questo duri, appunto, solo venti minuti e che subito dopo Carax si rituffi nell’esasperazione techno-metropolitana, nell’inconsulta gestualità di giovani perduti e finto-poveri, in una scenografia postmillenaristica rimbombante e kitsch che fa venire in mente quella di “Cronache del terzo millennio” di Maselli. Quasi un “Gli amanti del Pont-Neuf” parte seconda, sospesi da dialoghi e atteggiamenti inconsulti sul baratro del ridicolo involontario.


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