Il corridoio della paura (1963)
Con Peter Breck, Constance Towers, Gene Evans, James Best
La trama
John Barrett è un giornalista che vuole compiere un'inchiesta facendosi internare come "malato" in un manicomio dove è stato compiuto un omicidio. Durante il periodo che Barrett trascorre nell'ospedale riesce a scoprire la verità. Arriva a fare confessare l'assassino e il suo articolo sul caso gli procura anche la proposta per il premio Pulitzer, ma a un altissimo prezzo: la sua stessa salute mentale.
Un incubo cinematografico, che stigmatizza attraverso i suoi personaggi le tare della civiltà americana.
L'opinione più votata
Di millertropico scritta il 06/06/2011 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
E’ la giusta citazione da Euripide che Samuel Fuller ha messo come epigrafe all’inizio e alla fine di questo suo capolavoro, e che chiarisce come meglio non sarebbe stato possibile fare, proprio lo scopo didattico di questa straordinaria “impresa cinematografica”, con la quale, se ne ho ben inteso il senso, il regista ha voluto illustrare una tesi specifica, ma operando più sul livello emotivo che su quello intellettuale.
In effetti qui Fuller mette in scena una demistificazione, dolorosa quanto necessaria, quella della faciloneria un po’ strafottente di una modalità tutta americana di sentirsi “migliori” quasi “superiori”, e devo dire che il protagonista della storia incarna alla perfezione questo tipo di persona, soprattutto se si analizzano i comportamenti e le azioni (la presunzione di poter uscire indenne da un’esperienza traumatica come quella di farsi internare in un manicomio con una scusa abietta per arrivare a scoprire l’autore di un delitto e potersi così assicurare il premio Pulitzer, che rappresenterebbe il vertice della sua carriera di giornalista a cui tende da sempre).
Adriano Aprà definì a suo tempo Fuller un regista fisico, e questo Shock Corridor è davvero un ottimo esempio che ci consente di constatare sul campo la giustezza di tale affermazione, poiché qui i momenti puramente ideologici (nei quali Fuller non teme di esprimersi attraverso la parola, quando questa diventa “esplicitamente” necessaria) sono comunque inseriti in un contesto di grande concretezza e pragmatismo che il regista raggiunge - per portare a compimento il suo discorso – puntando e focalizzandosi soprattutto sui corpi (neppure molto attraenti quelli dei due protagonisti, volgari e grossolani come risultano essere nel disegno e nella descrizione che ne fa) piuttosto che sulle loro anime.
Di particolare rilevanza a questo proposito, la sequenza iniziale, in cui l’uomo difende a spada tratta e ad ogni costo la sua un po’ balorda iniziativa contro il parere della fidanzata, e soprattutto quella in cui si bea poi delle sue ottime qualità di attore utilizzate nel colloquio col primo psicanalista che sono riuscite a dare scacco matto alla scienza.
Johnny Barrett è dunque un uomo che si accontenta davvero di poco (“questo lungo corridoio è la strada magica che conduce al premio Pulitzer”), e proprio questo è ciò di cui lo accusa Fuller, di essere orgogliosamente soddisfatto della pochezza dei suoi desideri (e su tale pochezza, il regista costruisce ed “esprime la sue evidente e inappellabile “condanna” anche morale, più che del personaggio in senso lato, di ciò che rappresenta). Perché Barrett, esattamente come la maggioranza tipica degli americani medi assolutamente convinti della propria superiorità, nella sua impresa un po’ delirante, parte sicuro di vincere (non ha alcuna incertezza al riguardo), per poter così concretizzare positivamente i suoi interessi personali, che sono poi quelli “classici” dell’americano medio, ormai estesi purtroppo a tutto l’universo “emancipato” del pianeta terra: successo, denaro, notorietà e un po’ di strafottenza. ESPANDI +
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6 giugno 2011 Opinione di millertropico su "Il corridoio della paura"
“Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere” E’ la giusta citazione da Euripide che Samuel Fuller ha messo come epigrafe all’inizio e alla fine di questo suo capolavoro, e che chiarisce come meglio non sarebbe stato possibile fare, proprio lo scopo didattico di questa straordinaria “impresa cinematografica”, con la quale, se ne ho ben inteso il senso, il regista ha voluto illustrare una tesi specifica, ma operando più sul livello...
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24 novembre 2010 Opinione di XANDER su "Il corridoio della paura"
Nonostante la prima parte sia una lentezza inutile e con scene che non c'entrano niente con la trama, nella seconda si assiste ad un cambiamento radicale diventanto un film molto crudo che ti fa star male vedendo il protagonista come piano piano diventa pazzo in un crescendo di tensione e dramma. Devo dire che il protagonista ha saputo creare un ottimo personaggio
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7 maggio 2010 Opinione di luca826 su "Il corridoio della paura"
VOTO 8 COMPLESSO Perverso e malato pseudo-noir fulleriano, ma del noir c'è solo la fotografia e l'indagine-caccia all'assassino con sconfitta finale inevitabile per il protagonista, poi per il resto ci troviamo coinvolti in un turbine di follia, che nel momento del massimo disturbo ci obbliga a domandarci quello a cui è impossibile dare una risposta. La differenza tra malato di mente (pazzo) e persona normale è questo il problema, qui tutti i pazzi (almeno quelli che...
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30 aprile 2009 Opinione di Grace Margaret Mulligan su "Il corridoio della paura"
Un viaggio nella pazzia schoccante, erotico e disturbante. Fuller non ha freni e punta dritto alle emozioni dello spettatore, un dramma-thriller claustrofobico a ritmo serrato e incalzante, non lascia spazio a pensieri o ragionamenti, stordisce toglie il fiato.
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1 luglio 2008 Opinione di Dalton su "Il corridoio della paura"
Grottesca parabola sulla vita nei manicomi, intesa come perdita della libertà d'espressione, della memoria e del senso dalla realtà. Ma il vero colpo da maestro di Fuller consiste nell'aprire l'angosciante vicenda insinuando il dubbio nello spettatore che la spasimata dell'ambizioso protagonista sia davvero la sorella. Alcune sequenze saranno difficili da scordare. Più visionario e meno speranzoso di QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO.
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22 gennaio 2008 Opinione di spopola su "Il corridoio della paura"
“Il corridoio della paura” è uno dei capolavori assoluti di Samuel Fuller. Rivisto oggi, mantiene inalterata tutta la sua potenza visionaria, compresa la forza della provocazione: un pugno nello stomaco difficilmente assorbibile con l’indifferenza, che costringe a riflettere e ragionare. Claustrofobico e allucinato come pochi altri, è anche uno dei rari esempi in cui persino la povertà dei mezzi a disposizione dell’autore (una condizione questa con la quale il regista ha dovuto...
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21 luglio 2007 Opinione di kkk su "Il corridoio della paura"
da vedere (nel senso che ce l'ho ma non l'ho ancora visto).
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24 giugno 2007 Opinione di chaplin77 su "Il corridoio della paura"
John Barret, giornalista d'assalto, deve condurre un'inchiesta in un manicomio di Stato nel quale è stato ucciso un paziente da un ignoto assassino. L'uomo si prepara per un anno intero a fingersi un malato mentale per farsi internare nell'istituto perchè è l'unico modo per scopire la verità. In palio, ci sono il premio Pulitzer e la salute mentale del protagonista. "Il corridoio della paura" è un inquietante viaggio all'interno della psiche umana raccontato attraverso la visionarietà...
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25 febbraio 2007 Opinione di BobtheHeat su "Il corridoio della paura"
Un visionario ed allucinante viaggio senza ritorno nei meandri della pazzia. Un vero e proprio incubo. VOTO 9
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14 agosto 2006 Opinione di hupp2000 su "Il corridoio della paura"
Voto 9. Film durissimo e azzeccatissimo. Il protagonista recita in maniera sorprendente. La sceneggiatura non perde un colpo. E' certamente un'opera maggiore di Fuller. La visione della vita manicomiale è cruda e realistica, anticipando in alcuni tratti le atmosfere di "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Una segnalazione divertente: parlando della seconda guerra mondiale, uno dei pazienti racconta, in pochissime battute, l'intera trama di "Il grande uno rosso", che lo stesso Fuller...
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