Opinione di cheftony su Pi greco. Il teorema del delirio
Con Sean Gullette, Mark Margolis, Pamela Hart, Ben Shenkman
- negative [9]
- sufficienti [7]
- positive [26]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
"13:26, enuncio di nuovo le mie teorie. 1°: la natura parla attraverso la matematica; 2°: tutto ciò che ci circonda si può rappresentare e comprendere attraverso i numeri; 3°: tracciando il grafico di qualunque sistema numerico ne consegue uno schema. Quindi ovunque, in natura, esistono degli schemi. E allora parliamo della Borsa, di quell'universo composto da numeri che rappresenta l'economia globale, milioni di mani che lavorano, miliardi di cervelli, un'immensa rete umana che grida alla vita: un organismo, un organismo vivente. La mia ipotesi: anche nella borsa esiste uno schema, ed è proprio davanti a me, nascosto fra i numeri: è sempre stato lì. 10:18, premo invio."
Max Cohen, alienato e geniale matematico, trova un astruso collegamento fra la legge matematica che dovrebbe governare l'andamento della borsa, la determinazione del π e il numero di 216 cifre che secondo gli ebrei ortodossi altro non sarebbe che, traslitterato secondo la simbologia della Torah, il vero nome di Dio, la chiave che spalanca le porte della coscienza al popolo (auto?)eletto. Perseguitato da una società di Wall Street e da un gruppo di fanatici ebrei, con un equilibrio psichico già minato da costanti emicranie, solitudine e narcodipendenza, Max non riesce a cogliere gli avvertimenti del suo ex-professore e mentore, secondo il quale uscirà pazzo fissandosi con la ricerca di quel numero a 216 cifre e comportandosi da banale numerologo invece che da matematico.
Lungometraggio indipendente d'esordio di Darren Aronofsky, che si serve di una notevole abilità con la telecamera, del bianco e nero, trova un ottimo protagonista stralunato nell'amico Sean Gullette e un'intuizione non da poco: fare della matematica, dei frattali, del fascino dei numeri e delle regole trigonometriche, tanto odiati a scuola, i motori trainanti di un film e delle sue vicende, che puntano poi ad inaspettate tematiche metafisiche. Non è dato sapere se Aronofsky si sia ispirato al Lynch di Eraserhead, allo Tsukamoto di Tetsuo e al Cronenberg degli esordi, ma certo alcuni elementi parlano abbastanza chiaro: il bianco e nero, il montaggio serratissimo, il surrealismo, il cambiamento del corpo, la pretesa di andare oltre i limiti umani rimandano, bene o male, ai registi sopra citati.
π - Il teorema del delirio è un film che difficilmente può piacere a tutti, ma è un lavoro molto ambizioso, particolare, meritevole non solo per i suoi pregi ma anche in quanto audace esordio di un regista poi diventato celebre.
Commenti
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18 maggio 2011, 15:13 di GIANNISV66
L'ho visto qualche anno fa e devo dire che fu veramente dura arrivare alla fine. La tua recensione ben scritta me lo ho messo sotto una nuova prospettiva ma dubito che troverò il coraggio di mettermi lì e riguardarlo.
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18 maggio 2011, 17:14 di cheftony
Ciao Gianni, innanzitutto grazie del commento. Ti confesso che di Aronofsky ho spesso letto qualche recensione ma mai visto alcunché e ho evitato perciò di vedere "Il cigno nero" quest'inverno per partire da zero, diciamo, come spesso faccio con gli autori che mi incuriosiscono. Ecco perché ho visto questo film e il fatto che mi abbia colpito in positivo è comprensibile se si considera che sono un divoratore delle opere dei registi/autori che ho citato nell'opinione (eccetto Tsukamoto), tutta gente che valorizza l'impressione personale dello spettatore; per cui, se a qualcuno "π - Il teorema del delirio" non è piaciuto, non c'è niente da rimproverargli né da spiegargli. Ma se ti convincerai a rivedere questo film, allora la mia opinione sarà stata DAVVERO utile! :-)
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18 maggio 2011, 19:08 di Snaporaz68
gran debutto di aronofsky altrochè
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18 maggio 2011, 19:45 di cheftony
Possiamo metterla anche così...:-)
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