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Opinione di CharlotteB su Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!

[Jeremiah Johnson, USA 1972, Western, durata 110']   Regia di Sydney Pollack
Con Robert Redford, Will Geer, Allyn Ann McLerie, Delle Bolton




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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2008-03-06 17:31:36 voto al film: voto buono

Sul film

Jeremiah Johnson è un cacciatore di pelli che decide di allontanarsi dal paese per sfidare la montagna in completa solitudine. Vive di poco, impara a conoscere la natura e le sue facce, fa incontri strada facendo, incappa nei famigerati indiani. Tutti gli ingredienti fanno pensare al minestrone western più saporito, all'on the road più appetitoso, se non chè qualcosa di diverso c'è e allora la ricetta prende un altro sapore. Il viaggio solitario del cacciatore si trasformerà ben presto in un viaggio a tre: assieme a lui un bambino pressochè muto e una donna indiana che non parla altro se non la sua lingua. Come vedete, le cose cambiano. Dopo mesi di lunghe peregrinazioni, il nostro cacciatore dice basta e assieme alla sua "famiglia" si crea una casa, un nido, al sicuro da tutto e da tutti. Il muro di incomunicabilità cede e lascia spazio a un nuovo flusso di affetti finchè la torre d'avorio non si sgretola a causa dell'arrivo di un battaglione destinato a cambiare la sorte di Johnson. Da li in poi è guerra. Violenza. Sangue. Johnson commette un errore e ne paga le conseguenze, ma a sua volta si vendica dando origine a una catena di eventi tormentosi e deleteri per la sua persona. Alla fine nell'ultima celebre immagine del film assisteremo a una dichiarazione di reciproco rispetto tra Johnson e il capo della tribù dei Corvi. Pollack dirige un film epico, dalla profonda e radicata morale, nel quale assistiamo a un cammino circolare di un eroe, che dopo aver attraversato varie tappe ritorna esattamente al punto di partenza. In questo il film ben si iscrive nella parentesi della New Hollywood, in cui la storia si ripropone senza insegnamento, in cui non c'è speranza di felicità. Alla fine Johnson avrà il rispetto della tribù dei corvi, ma non troverà più posto per la famiglia che tanto aveva amato e che gli è stata strappata ingiustamente. Un' opera che tocca, che smuove, che arriva grazie alla meravigliosa interpretazione di Redford, che fa riflettere e che la dice lunga sul desiderio di fuga da una realtà scomoda e indadatta come quella contemporanea all'uscita del film. Una splendida metafora americana, un on the road mistico che lascia però quel poco di amaro in bocca.


SI

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