Pazzi in Alabama - La recensione di FilmTv
Con Melanie Griffith, David Morse, Rod Steiger, Meat Loaf
La recensione di FilmTv
Un bell’esordio dietro la macchina da presa per Banderas. Con una Dark Comedy frizzante, ironica , con Melanie Griffith davvero “travolgente”
Dopo 52 film davanti alla macchina da presa, l’almodovariano Banderas esordisce dietro l’obiettivo e sopra, sotto, di fianco alla moglie Melanie Griffith, della quale filma cuore e anima di vamp e star, novella Marilyn Monroe, inquietante presenza hitchcockiana (è, non dimentichiamolo, la figlia di Tippi Hedren). Qualcosa di travolgente accade, nell’estate del ’65, in Alabama: Lucille, madre di sette pargoletti battezzati coi nomi dei divi del cinema, ha ammazzato il truce e violento marito ed è partita alla conquista di Hollywood, portandosi appresso – in una cappelliera – la sua testa di “lupo” mozzata. In California si scontra subito col successo, divenendo l’eroina della soap “Mia moglie è una strega”. Il sogno dura, però, l’arco di un orgasmo: riconosciuta (“Miss, la cercano sul set…”. “In verità, mi cercano in 17 stati”), viene riportata nel piccolo paesino del Sud e processata. La storia, ricavata dal libro di Mark Childress (che sceneggia), è raccontata dal punto di vista di Peejoe, nipote prediletto di Lucille e paladino – nel frattempo - della causa nera contro un poliziotto razzista (l’efficace e irriconoscibile Meat Loaf) che ha ucciso un ragazzo black. Detto della perfetta svampita Griffith, sulla quale Banderas volteggia con amorevole e spudorata passione, rimane il cameo da Oscar di Rod Steiger, giudice poco lontano da Dio e molto vicino agli uomini democratici.
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