Il covo dei contrabbandieri (1955)
Con Stewart Granger, George Sanders, Viveca Lindfors
La trama
Jeremy Fox si presta a fare il tutore al giovane John, un orfano, ma Jeremy è anche il capo dei contrabbandieri del villaggio di Moonfleet e questo significa che anche per John, si spalancano le porte dell'illegalità. Tradita nei suoi sentimenti la donna di Jeremy fa la spia alla polizia che tende un agguato ai contrabbandieri dal quale Jeremy e John si salvano a stento. Un prezioso medaglione ritrovato cambia però il destino dei due.
Uno dei capolavori del cinema d'avventura, e (nonostante sia tratto da un romanzo di John Meade Falkner) uno dei film più genuinamente "stevensoniani" mai realizzati. Un racconto d'avventura e di formazione, girato in un technicolor notturno e gotico, e in un formato (il Cinemascope) da cui Lang trae il meglio, pur odiandolo ("serve solo a riprendere serpenti o funerali").
L'opinione più votata
Di Axeroth scritta il 21/03/2011 - utile per 2 utenti
Voto al film: 
21 marzo 2011 Opinione di Axeroth su "Il covo dei contrabbandieri"
Fritz Lang riempie l'occhio del Cinemascope di atmosfere gotiche e squarci di società settecentesca. Il film è interamente girato a terra, ed è una delle opere più anticonvenzionali del regista tedesco, il quale allestisce un canovaccio fatto di avventurieri spavaldi, tesori nascosti, nobili corrotti che gravitano nello sguardo di un bambino, John Mohune (Jon Whiteley) per la prima volta lontano da casa. Jeremy Fox (un Steward Granger in forma) pirata di charme e...
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18 gennaio 2010 Opinione di luisasalvi su "Il covo dei contrabbandieri"
Un bel film d’avventure; avendo per protagonista un ragazzo, solo, alla ricerca di un tesoro, e affezionato a un pirata, non può non far pensare all’isola del tesoro e impone una convenzionale definizione di “stevensoniano”, forse non corretta. Antefatto: il ragazzo è figlio della giovane erede di un bellissimo maniero, innamorata di Jeremy, un bel ragazzo di ceto inferiore: la famiglia si oppone al matrimonio, lui è costretto ad emigrare nelle...
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3 ottobre 2009 Opinione di emmepi8 su "Il covo dei contrabbandieri"
Siamo alla fine del rapporto di Lang con il cinema americano, questo è un film su commissione, che solo il regista salva dalla routine che il genere promette a piene mani. Non sappiamo se davvero lo girò di malavoglia, sappiamo solo che è l'ultimo e che pur essendo fuori dalle sue corde abituali, ha saputo costruire con ricchezza di mezzi messi a disposizione e con bei colori ed ambientazioni. Una storia di avventura che ha dalla sua una trama quasi diversa,...
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2 ottobre 2009 Opinione di Baliverna su "Il covo dei contrabbandieri"
Buon film d'avventura, ma il terreno di Fritz Lang, e i motivi che fanno amare altri suoi film, qui non si trovano. Comunque sia chiaro: il film è bello, specie nella parte finale.
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25 settembre 2009 Opinione di OGM su "Il covo dei contrabbandieri"
Un Fritz Lang insolitamente fiabesco e incantatore, però sempre estremamente abile nell'usare la forza visiva per mostrare il lato anti-eroico e temibile della realtà. Egli pone in primo piano l'ingenuità infantile, perché è da essa, in definitiva, che traggono origine il grottesco e l'orrore. L'animo candido è, infatti, facile da sorprendere, e la sua inesperienza è la lente deformante capace di tramutare ogni anomalia in...
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13 aprile 2007 Opinione di Vegeta85 su "Il covo dei contrabbandieri"
Lang si dimostra maestro anche nell'uso del colore e del Cinemascope, da lui tanto odiati, e qui imposti dalla produzione, confezionando un avvincente film d'avventura solo apparentemente "minore": i personaggi conservano la stessa ambiguità dei suoi capolavori (a partire dal contrabbandiere gentiluomo Jeremiah Fox), il rapporto tra il ragazzino e il criminale è quasi toccante, e tutto il film è immerso in un atmosfera gotica e fiabesca indimenticabile.
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22 aprile 2005 Opinione di full metal ale su "Il covo dei contrabbandieri"
È il felice adattamento di un romanzo (1891) di John Meade Falkner e la prova del modo con cui, per forza di stile, si può rinnovare il genere avventuroso rispettandone le regole. A mio modesto avviso non è il miglior film di Lang anche se con inquadrature, giochi di luce e ombre riesce ad incutere timore e bellezza con poco.
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