Eyes Wide Shut - La recensione di FilmTv
Con Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack, Leelee Sobieski, Rade Serbedzija
La recensione di FilmTv
Sessualità, ibernazione delle passioni, inganno e sogno sono i temi dell’ultimo, magnifico, film di Kubrick. Una sorta di “intrigo emozionale” senza soluzione dove anche lo spettatore si può perdere
Sono passati dodici lunghissimi anni da “Full Metal Jacket” (1987). Un film straordinario e sconcertante arrivato, fuori tempo, a narrarci dell’orrore della guerra del Vietnam. Un altro orrore e un sotterraneo tremore pulsano nelle oblunghe sequenze dialogate di “Eyes Wide Shut”. Il desiderio e le fantasie sessuali covano la paura e la morte, la minaccia e la perdita di se stessi o dei propri lineamenti. In maschera o a viso scoperto, la geografia dei visi, la profondità dello sguardo, i sorrisi e le lacrime nascondono gli incubi e i fantasmi (come in “Shining”), le ambizioni e le sconfitte (come in “Barry Lindon”), le visioni indecifrabili (come in “2001: Odissea nello spazio”), la violenza delle pulsioni (come in “Arancia Meccanica”). Due divi popolari e moderni, Tom Cruise e Nicole Kidman sono al centro di un labirinto di parole, di attese, di stupori improvvisi, di scoperte dolorose. Alice, ex gallerista di Soho, e Bill, un medico senza alcuna qualità, presi in ostaggio dalla trama suadente del testo psicanalitico di Arthur Schnitzler, “Doppio sogno” e guardati a vista (insistiti i primi e i primissimi piani, ripetute le scene che quasi sfiorano o evocano il piano-sequenza, una “diretta”, con pochi stacchi, di un set domestico) dagli occhi di Kubrick e dalla sua volontà di raccontare della sessualità, della malattia e dell’ibernazione delle passioni. Argomenti annientati dal cicaleccio torpido di questi anni. L’apparente tema centrale del film, come sempre nella folgorante filmografia kubrickiana, è in ritardo e in anticipo. In una New York prenatalizia , artificiale e tetra, nonostante le luci colorate e bianchissime, l’inganno e il sogno sono le reciproche necessità di una coppia ordinaria sposata da nove anni, moderatamente infelice e annoiata. La deriva onirica per lei è solo mentale, un’avventura non consumata con un ufficiale della marina, mentre toccherà a lui sfiorare luoghi, corpi, odori, trappole, baci e inganni. Bill, stupefatto, si troverà impigliato in un “intrigo emozionale” senza soluzione. Capirà, forse, che il sesso è una sciarada, una messa in scena, una cerimonia agghiacciante come certi horror degli anni Cinquanta e Sessanta.
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