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8 donne e 1/2 (1999)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in 8 donne e 1/2: minimo
Ritmo ritmo in 8 donne e 1/2: presente
Impegno impegno in 8 donne e 1/2: assente
Tensione tensione in 8 donne e 1/2: assente
Erotismo erotismo in 8 donne e 1/2: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a 8 donne e 1/2

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a 8 donne e 1/2 (voti: 27 media: 2,74) 27

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locandina di 8 donne e 1/2

8 donne e 1/2 play

12/05/2011

L'invasione degli ultracorpi, i sette vizi "capitali" delle mie donne, da 8 e mezzo

A volte il Giorno c'induce a inamidarci di "fronzoli", e le chiacchiere non poco ci turbano... dell'addobbato, chiassoso ludibrio d'anime, spesso, in pena, bramose di vanità solo lambite,...

di Travis Bickle 1979

La trama

Un padre e un figlio, tanto ricchi da potersi dilettare nell'ozio e nel sesso, nella loro villa di Ginevra trasformata in una sorta di bordello privato. E, naturalmente, otto donne e mezzo, che riassumono prototipi vagamente demodé dell'immaginario sessuale maschile: un'orientale, una ex suora, una virago in tenuta da amazzone, una serva fedele, una prostituta che rievoca Louise Brooks, una nana che verrà ribattezzata Giulietta dopo una visione di "La strada".  

L'omaggio di Greenaway a Fellini è esplicito fin dal titolo. Ma "8 donne e 1/2" non ha certo la gioia e la passione per l'universo femminile del (pur misogino) Fellini. Tenta se mai la chiusura metaforica di "La grande abbuffata", senza ritrovarne l'umorismo feroce e la disciplina autocritica. Pare che Greenaway, questa volta, nel suo ingabbiare e incasellare, abbia completamente privilegiato il meccanismo alla metafora, l'autocontemplazione alla pur minima autoironia.

La recensione di FilmTv

Di Emanuela Martini - FilmTV n. 10/2000

Greenaway rende omaggio a Fellini ma rimane vittima dell’autocontemplazione

Un padre e un figlio, tanto ricchi da potersi dilettare nell’ozio e nel sesso, nella loro villa di Ginevra trasformata in una sorta di bordello privato. Due città, Kyoto e Ginevra, che l’autore descrive come due Eldorado della prostituzione. E, naturalmente, otto donne e mezzo, che riassumono prototipi vagamente démodé dell’immaginario sessuale maschile: un’orientale, una ex suora, una virago in tenuta da amazzone, un serva fedele, una prostituta che rievoca Louise Brooks, una nana che verrà ribattezzata Giulietta dopo una visione di “La strada”. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 23/01/2011 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto buono

Il sesso non è un sogno proibito, né un rito sociale, né il frutto di un istinto; è, invece, un concetto universale e multiforme che una lucida volontà creativa può tradurre in atti concreti. La donna, la figura intorno a cui ruota l’universo erotico, non è che un’invenzione funzionale al progetto da realizzare: per questo può assumere, come nel mondo felliniano, tante diverse forme fisiche, psicologiche ed intellettuali, ognuna adatta ad una diversa fantasia, un diverso gusto, un diverso obiettivo. In questo gioco, però, è la donna a condurre le danze, in quanto è lei l’artefice di se stessa: femminilità è, infatti, l’innato talento di proporsi in maniera originale, sorprendente e provocatoria,  non sottomettendosi ai desideri maschili, bensì plasmandoli a proprio piacimento. È la donna a dare vita, col proprio corpo ed i propri atteggiamenti, ad un personalissimo modo di farsi volere ed amare. Nell’immaginario di Peter Greenaway, ella è una dominatrice priva di poeticità, perché è, di per sé, una categoria vuota, razionalmente strutturata per essere riempita (o, meglio, per riempirsi) dei contenuti più disparati. Fin dai tempi de Lo zoo di Venere, è un essere in grado di inventarsi storie e ruoli, di recitare, di travestirsi, di trasformarsi, mentre l’uomo rimane a guardare: egli appare costituito di un anonimo impasto di carne, capace solo di specchiarsi nel suo simile (come i due fratelli Deuce, o, in questo film, i signori Emmenthal senior e junior), e di subire la triste decadenza della materia (l’invecchiamento, la morte, la decomposizione). La donna, per contro, anche quando muore, è come un angelo che improvvisamente vola via, o una divinità che trapassa ad una dimensione superiore, e continua a condizionare, dall’aldilà, i destini degli uomini che le sopravvivono. In questo senso è una, nessuna, centomila, eternamente autonoma e sfuggente, eppure rigorosamente determinata, come le geometrie ritmiche e squadrate e gli spiccati contrasti cromatici dei quadri di Piet Mondrian, a cui si rifanno le luci e gli scenari di molte sequenze del film. La sua presenza modifica l’ambiente come il passaggio di un’idea spaziale, dello spunto per uno spettacolo in loco, che tramuta il quadro in un misto di installazione artistica e palco teatrale. La sua estetica è quella della sintesi simbolica, che, in ogni istante, la rende il personaggio rappresentativo di un aspetto della vita: la frivolezza, la religiosità, l’ambiguità, la fedeltà, la spregiudicatezza che,  a ben vedere, sono gli elementi che maggiormente influenzano l’andamento dei rapporti tra i sessi. Il bordello è, in questo film, nient’altro che una raccolta antologica di vari tipi femminili, come al solito organizzata in quadri: un casellario che mette provvisoriamente ordine nel turbinio del cosmo, però senza dare, alle cose, una collocazione definitiva.  La visione pittorica, in Greenaway, è un’istantanea che cattura una momentanea disposizione dei soggetti, nel breve intervallo di tempo che la separa dalla successiva evoluzione: è, questa, l’impostazione che il suo Nightwatching traduce in una sorta di galleria cinematografica, e che dà luogo, nelle sue prime opere, a quel tipico enciclopedismo che procede per varianti, e che, mentre classifica, sottopone a modifiche e sviluppi.  Le otto donne e mezzo del film entrano di buon grado nell’harem predisposto dai due protagonisti maschili, però, al momento opportuno, lo abbandonano per andare oltre. La loro incostanza è una ricchezza interiore che alimenta una variegata dinamica esistenziale, vissuta con matura consapevolezza, senza drammi né eccessivi coinvolgimenti emotivi. La “freddezza” che distingue l’approccio di Greenaway da quello di Fellini, è il carattere dell’adorazione rivolta ad un essere ineffabile, di cui si avverte l’irraggiungibile superiorità: è il sintomo di un’ammirazione deferente, priva di passione viscerale, perché impegnata in uno studio attento ed imparziale di un fenomeno visto da lontano, e considerato straordinario. 
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SI

Opinioni su 8 donne e 1/2


4 gennaio 2012 Opinione di steno79 su "8 donne e 1/2"
steno79

Il peggiore tra i film che ho visto di Greenaway: inutile parlare di trama, visto che il film procede in maniera confusa accumulando spunti narrativi in maniera pretestuosa (e le due figure del padre e il figlio protagonisti risultano decisamente prive di spessore), ma anche dal punto di vista visivo risulta deludente, la maniera delle opere precedenti che avevano ben altro vigore, e i presunti omaggi a Fellini risultano stucchevoli e alquanto caricaturali. Sia chiaro che considero...

voto al film: steno79 assegna il voto mediocre a 8 donne e 1/2 (1999)

6 commenti
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19 marzo 2011 Opinione di sasso67 su "8 donne e 1/2"
sasso67

Anche per Greenaway l'ispirazione poetica è un lontano ricordo. Le sue elucubrazioni ed ossessioni non riescono più a diventare compiuta espressione cinematografica. Come ha giustamente scritto Mereghetti, si tratta di un cinema asfittico e defunto, senza davvero più molto da dire. I fellinismi di prammatica non fanno che peggiorare la situazione.

voto al film: sasso67 assegna il voto pessimo a 8 donne e 1/2 (1999)

2 commenti


23 gennaio 2011 Opinione di OGM su "8 donne e 1/2"
OGM

Il sesso non è un sogno proibito, né un rito sociale, né il frutto di un istinto; è, invece, un concetto universale e multiforme che una lucida volontà creativa può tradurre in atti concreti. La donna, la figura intorno a cui ruota l’universo erotico, non è che un’invenzione funzionale al progetto da realizzare: per questo può assumere, come nel mondo felliniano, tante diverse forme fisiche, psicologiche ed intellettuali,...

voto al film: OGM assegna il voto buono a 8 donne e 1/2 (1999)

2 commenti
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21 luglio 2009 Opinione di Z su "8 donne e 1/2"
 Z

Un darwiniano potrebbe dire che le fantasie che vengono qui enumerate non sono altro, per i due sessi, che una necessità dettata dall'evoluzione.

voto al film:  Z assegna il voto ottimo a 8 donne e 1/2 (1999)

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16 gennaio 2008 Opinione di Dying Theatre su "8 donne e 1/2"
Dying Theatre

La solita, stantìa, decadente ed autoptica estetica greenawayana al servizio d'una farsa macabra e boccaccesca di cui nessuno avvertiva, francamente, il bisogno. Tra suggestioni pittoriche sempre più monodimensionali, vaghi rimandi a stilemi della cultura orientale ridotti a clichè da deridere, improbabili omaggi a Fellini e zoppicanti tentativi di humour nero, Peter Greenaway arranca verso mete come di consueto non esistenti, nè tantomeno espressivamente giustificabili. Attraverso...

voto al film: Dying Theatre assegna il voto mediocre a 8 donne e 1/2 (1999)

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15 gennaio 2008 Opinione di chribio1 su "8 donne e 1/2"
chribio1

film che piu' strano non si puo'.assurdo.voto.3.

voto al film: chribio1 assegna il voto mediocre a 8 donne e 1/2 (1999)



29 settembre 2007 Opinione di Zarathustra su "8 donne e 1/2"
Zarathustra

E' un omaggio, o almeno una riflessione sullo stesso otto e mezzo. Certo, questo è vero, che greenaway ci prova un certo gusto nel prendere in giro un pò tutti quanti (basta pensare come tratta americani e tedeschi in "le valigie di tulse luper" oppure gli italiani in "il ventre dell'architetto"), ma greenaway si spinge al di là di questa superficiale provocazione ed ironia. Secondo me basa il film su questa riflessione: "se costruissi l'harem felliniano per davvero(che poi è ciò che...

voto al film: Zarathustra assegna il voto buono a 8 donne e 1/2 (1999)

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26 agosto 2007 Opinione di Charlus Jackson su "8 donne e 1/2"
Charlus Jackson

Come poteva essere accolto nell'Italietta conformista un film dove si scherza (con stupidaggine più che consapevole, mi pare ovvio, ma con una classe cui non si rende affatto giustizia con la semplice citazione) sul "divino" Fellini ("Magari era solo uno sporcaccione sopravvalutato, come tutti gli italiani" - "Dici che è andato a letto con tutte le donne dell'harem?"), sul gentil sesso (tra delinquentelle, mercenarie, masochiste che pur di farsi umiliare si fanno incriminare) e su tutto...

voto al film: Charlus Jackson assegna il voto buono a 8 donne e 1/2 (1999)

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18 luglio 2005 Opinione di stankovic su "8 donne e 1/2"
stankovic

Film che a me è piaciuto molto, provocante e particolare. Insolito. Leggere sbavature, mah...

voto al film: stankovic assegna il voto buono a 8 donne e 1/2 (1999)


19 maggio 2005 Opinione di spleenish su "8 donne e 1/2"
spleenish

Greenaway, 58 anni, inglese di Newport, pittore, illustratore, romanziere, già autore di film come 'I misteri del giardino di Compton House', 'Il ventre dell'architetto', 'Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante', 'I racconti del cuscino', fa un film libertino, elegante e divertente, immoralista, meno barocco e sovraccarico del suo solito. Non meno oltranzista e arditamente anticonformista: anche a trascurare Amanda Plummer prigioniera di un apparato ortopedico trasformato in abito da...

voto al film: spleenish assegna il voto buono a 8 donne e 1/2 (1999)




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