Roma ore 11 (1952)
Con Carla Del Poggio, Lucia Bosé, Delia Scala, Lea Padovani, Maria Grazia Francia
La trama
A Roma ragazze in cerca di lavoro si feriscono per il crollo di una scala.
Alcune centinaia di ragazze rispondono a un annuncio di lavoro: una ditta sta cercando una dattilografa. Così da tutta Roma le giovani affluiscono davanti alla sede della ditta in attesa di essere ammesse al colloquio. La pressione della folla e il tentativo di un'aspirante dattilografa di passare davanti alle altre provoca un tragico crollo.
Da un fatto di cronaca, lo spunto per descrivere la situazione femminile dei primi anni del "boom".Uno dei migliori film di De Santis, un affresco ispirato e tesissimo che armonizza l'inchiesta paradocumentaria con momenti di intensa partecipazione emotiva. Collaborò con De Santis anche Elio Petri, allora giornalista, che aveva seguito il caso per "L'Unità". Dallo stesso caso venne anche tratto "Tre storie proibite" di Genina.
L'opinione più votata
Di lorenzodg scritta il 2011-05-01 11:02:50 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
Un mondo poco avezzo alle future battaglie di emancipazione femminile ma con 'dirompente' catarsi di certa società (già) imborghesita dove l'altro (e le altre) contano solo in misura di richiamo e di afflato per convenienza e per gioco nell'offrire (poco) lavoro e commenti (viceversa) saccenti e para-statalizzati.
In una Roma (aperta e disillusa) molte donne (200) rispondono all'annuncio di un giornale per un lavoro da dattilografa. Tutte alla spicciolata si accalcano sulle scale del palazzo per arrivare all'ufficio 'di prova'. Tra varie facce e sconosciute c'è il momento dello scambio di opinioni: tutte vogliono un posto per cambiare vita (problemi di famiglia, prostitute, disoccupazione reale o risorse insufficienti) e sbarcare il lunario (di vicini orizzonti e barlumi serali). Una vita di contraddizioni e di strade perse che (ri)trova in un annuncio (come tanti) la 'solidarietà femminile' più disparata ma anche l'inizio di 'screzi' e 'animosità' inespresse e di un chiaro di luce con un dignitoso lavoro e un apprezzamento dalla vita sociale 'osteggiante' e ' schiacciata da meschinità e scaltrezze (non ancora spaventose e maniacali dell'oggi-moderno).
Tuutte le ragazze in attesa si accalorano, si spingono e la pressione reale e fisica li speventa e il loro spingersi dà una spinta alla ringhiera che di schianto cede e con essa si rompe gran parte della scalinata e la tragedia di donne che cadono (alcune ferite e una perde la vita).
Una scena molto concisa e asciutta: con grande coraggio la cinepresa esce subito dal portone d'ingresso per far vedre l'accorrere di persone vicine e dei soccorsi.
In ospedale le donne si accorgono che hanno bisogno di pagare per curarsi: un'amara scoperta in un mondo per loro sempre più piccolo e irto di muri sempre più alti. Una donna come un'altra simbolo di chiusure culturali e di brutture da-venire: la 'carrellata' dei più 'a-guardare' in piazza e i loro commenti di 'lontananza-sociale' imprime alla pellicola il vero spartiacque e il confine invalicabile tra chi opera per una miseria e chi di molto (con parolaio-borghese) non sa (già) che farne.
E' l'inizio del non ritorno: un'Italia di bisogno con donne in prima fila, si ritrova (già) a chiudersi in se stessa e ad avere paura di vera solidarietà con 'livelli-sociali' in una città 'aperta' di parole e 'baraccata' nei suoi stati-palazzinati.
Naturalmente le donne in ospedale non possono pagare e sono costrette a non curarsi di nulla: la misera torna in una miseria piena di difficoltà.
Si deve dire che le interpretazioni sono profonde e reali (dalla Bosè alla Padovani, dalla Del Poggio alla Scala); da ricordare il grande Raf Vallone (già in "Riso Amaro" e "Non c'è pace tra gli ulivi") che diventa l'alter-ego del regista in film di corraggio e di forza sociale. Un Paolo Stoppa è ancora da citare: come sempre rimane profondissima la sua movenza teatrale e la sua cadenza interpretativa.
La sceneggiatura pone dei nomi di alto rango per il nostro cinema: Zavattini e Sonego (oltre a Puccini, Franchina e lo stesso De Santis). Tale gruppo dà una lezione di scrittura a chi ha la memoria corta e a certo cinema (di oggi) tirato via (senza arte nè parte). Il cinema di De Santis ha quel 'vezzo' di passione e di commozione di una sincerità piena e non 'ammaliante' e 'seduttiva'; poco vicina alla'commedia-rosa' o alla tragedia-fiction (oramai standardizzata).
Un esempio di film civile di grande impatto popolano-are.
Voto 9.
- sufficienti [1]
- positive [13]
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2011-08-06 17:58:28 Opinione di ethan su "Roma ore 11"
De Santis prende spunto da un fatto di cronaca per girare uno spaccato dell'Italia di un'epoca - i primi anni del secondo dopoguerra - (il fatto accadde nel gennaio del 1951) ormai lontana ma che, in alcuni aspetti, ricorda la nostra situazione attuale. Difatti, l'invadenza dei mezzi di comunicazione, la strumentalizzazione delle disgrazie altrui e la ricerca della notorietà di persone qualunque sembra la stessa dei giorni nostri. Pregevole il lavoro di direzione di tutto il cast,...
voto al film: 
2011-08-06 11:10:29 Opinione di zombi su "Roma ore 11"
la guerra tra poveri è sempre una guerra, sporca come tutte le guerre, nelle quali come in tutte le guerre, sono i morti di fame a perdere. per un posto da steno-dattilografa si presentano in 132. la palazzina, vecchia e mal tenuta cede e si contano più di settanta ferite e una morta. nella realtà non so, ma nel film, il commissario alla fine decide di chiudere l'inchiesta e di lasciare tutto nelle mani degli inquirenti che decideranno. loro decideranno chi sarà...
voto al film: 
2011-05-02 08:46:20 Opinione di OGM su "Roma ore 11"
Accade una sciagura e subito il tempo si ferma, consentendoci di osservare le singole persone ed ascoltare le loro voci una ad una. È in questo modo, entrando per un attimo dentro le loro vite, e raccogliendo frammenti delle loro storie, che possiamo arrivare a capire le ragioni lontane e profonde del drammatico evento, che non sono quelle cercate dalla cronaca, perché vanno ben oltre la responsabilità colposa di chi ha provocato l’incidente. Il crollo delle scale,...
voto al film: 
2011-05-01 11:02:50 Opinione di lorenzodg su "Roma ore 11"
Film documento del '52 dove De Santis immette la sua grande forza registica e l'umanità piena di un'Italia spaventata e speranzosa. Un bianco e nero dove il neorealismo post-bellico si mescola alle vetrine future di un cambiamento desiderato e cercato con glamour annullato e sguardo sincero. Un mondo poco avezzo alle future battaglie di emancipazione femminile ma con 'dirompente' catarsi di certa società (già) imborghesita dove l'altro (e le altre) contano solo in misura...
voto al film: 
2011-04-20 15:01:54 Opinione di mm40 su "Roma ore 11"
Uno degli ultimi capitoli per il cinema neorealista italiano, ma non per questo meno valido o ispirato di titoli precedenti già entrati nella leggenda come Roma città aperta (Rossellini, 1945) o Ladri di biciclette (De Sica, 1948); De Santis è al quarto film e persevera - a ragione, visti i risultati - su tematiche sociali di chiaro impatto (la povertà, la disoccupazione, in senso lato anche la fiducia nella ricostruzione del Paese) viste da una prospettiva...
voto al film: 
2010-10-06 08:09:07 Opinione di luisasalvi su "Roma ore 11"
Ottimo. Il tema principale del film (lo stesso che ha provocato l'episodio) è la miseria e la disoccupazione, peggiorata dall'indifferenza talvolta sprezzante dei benestanti e della piccola borghesia che ignora lo stato di indigenza. Il tema del giornalismo (non ancora "mass-media") è appena accennato fra tanti, e non è affatto presentato come "invadente e manipolatore" (Mereghetti), tanto più che il film stesso se ne serve in modo essenziale (lo stesso Mereghetti...
voto al film: 
2010-07-29 19:21:42 Opinione di emmepi8 su "Roma ore 11"
Siamo in un fatto di cronaca, ma certamente il film non ha le pieghe del classico cinema neorealista, ma un discorso più approfondito e basato fra indagine giornalistica e indagine psicologica in special modo al femminile. Una sceneggiatura molto elaborata ed innovativa firmata da Elio Petri, Zavattini, Sonego, Gianni Puccini, Basilio Franchina e lo stesso regista e tutti insime hanno scritto anche la storia; un cast al femminile che prendeva le giovani leve del cinema neo...
voto al film: 
2009-07-09 00:37:02 Opinione di teaestefano su "Roma ore 11"
Mi è piaciuto tantissimo: l'ho trovato molto coinvolgente, vero e vibrante, dolente, pieno di partecipazione e compassione per le vicende di quelle povere ragazze, e soprattutto lirico e poetico, specie in certe scene. In questo senso la musica aiuta non poco. Secondo me è un capolavoro, un film che mi ha stupito e fatto chiedere come si fosse allora capaci di creare opere del genere. Come in altri film di De Santis e del neorealismo, la vera responsabile delle sventure dei...
voto al film: 
2009-07-02 18:17:54 Opinione di jonas su "Roma ore 11"
Il film si ispira a un tragico fatto di cronaca: più di duecento donne si presentano al concorso per un posto di dattilografa, nella calca nasce un tumulto che provoca il crollo di una scala, con una vittima e numerosi feriti. Nell’arco dell’intera giornata, sia prima sia dopo l’incidente, vengono sciorinate le vicende ora tenere ora drammatiche delle donne e dei loro familiari: c’è chi ha un disperato bisogno di lavorare, chi si aggrappa ai fasti di una...
voto al film: 
2009-06-26 12:04:08 Opinione di ed wood su "Roma ore 11"
Tra i migliori film italiani dell'epoca, un'opera misconosciuta, forse perchè il suo autore era già passato alla storia qualche anno prima con quella brillante riscrittura dei canoni neorealisti all'insegna di sfumature noir e pulsioni erotiche che era "Riso Amaro", un classico del nostro cinema. Questo "Roma Ore 11" prosegue sulla stessa strada, che è quella di un sincero interesse per le problematiche sociali dell'epoca (la disoccupazione e la miseria ai tempi della ricostruzione),...
voto al film: 
- sufficienti [1]
- positive [13]
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