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Opinione di ga.s su Echi mortali

[Stir of Echoes, USA 1999, Thriller, durata 114']   Regia di David Koepp
Con Kevin Bacon, Zachary D. Cope, Illeana Douglas




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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05/07/2006 voto al film: voto buono

Sul film

Una storia di fantasmi (tratta da un romanzo di Richard Matheson), con un bambino sensitivo, un adulto scettico che – sulla sua pelle – dovrà ricredersi, un fantasma inquieto in cerca di vendetta, premonizioni parziali e mai definitivamente chiare se non verso la fine: vi sembra che nulla sia nuovo? Avete ragione, ma avreste torto a non apprezzare ugualmente questo film. Tom (Kevin Bacon) si fa ipnotizzare, crede che tutto sia solo un gioco, ma l’ipnosi lo porterà in contatto con una presenza, una ragazza che vuole qualcosa, che già da tempo comunica col figlio di Tom senza essere però riuscita ad ottenere dal bambino (proprio perché tale) ciò che desidera: sarà Tom a darglielo. Atmosfere interessanti, avvolgenti, forse non completamente terrorizzanti, ma non sembra essere effettivamente questo l’obbiettivo di Echi mortali. Il film infatti, e questo è uno dei dati interessanti, parte come un horror leggero, per poi diventare un thriller soprannaturale, dove la presenza non è il male, ma è una vittima che cerca di smascherare coloro i quali l’hanno brutalmente uccisa. È in tal modo anche un film sul precario rapporto tra l’essere (il delitto) e l’apparire (l’indifferente tranquillità di un quartiere parzialmente colpevole e nascosto), nonché un’ottima prova d’attore per Kevin Bacon (interprete di Tom) che rende pienamente un personaggio coi piedi per terra che improvvisamente si trova a "volare" (sebbene la situazione sia diversa, questo personaggio e la resa interpretativa di Bacon possono ricordare il Roy che Richard Dreyfuss interpretò in Incontri ravvicinati del terzo tipo). Belle le due scene di seduta ipnotica con Tom collocato in un teatro oscuro, di fronte ad un schermo che gli impone degli ordini (il secondo dei quali assolutamente decisivo) e soprattutto riuscitissimo il personaggio della "presenza" (interpretata da Jenny Morrison) che si muove a sei fotogrammi al secondo dando così vita ad un movimento a scatti, innaturale, che certo non spaventa, ma sicuramente affascina e che è quasi un peccato non aver visto più volte durante il film, ma si sa, meglio non abusare delle buone idee. Come ne Il sesto senso c’è un ragazzino sensitivo (interpretato da Zachary David Cope) che tuttavia, forse perché non ha la parte del protagonista, è meno incisivo dell’Haley Joel Smith di quel film, e che quindi lascia tutto il peso del film su Kevin Bacon che davvero con bravura sa rendere il tormentato passaggio dallo scetticismo all’ossessione di saperne di più. Fra i personaggi l’unico neo è quello rappresentato da una figura assolutamente secondaria, quella di un militare di colore che come il bambino è un sensitivo: insomma una pesante e inopportuna citazione da Shining che, per altro, lascia il tempo che trova visto che questa figura fa la sua comparsa in due sole scene, per poi non essere più nemmeno citato: praticamente non dà nulla al film e se anche non ci fosse stato, niente sarebbe mutato all’interno di quest’opera in ogni caso interessante. È sin troppo ovvio il paragone con l’altrettanto bello Il sesto senso, ma i due film sono tuttavia diversi e hanno come unico punto in comune l’utilizzo dell’horror, non basato su mostri che spaventano noi esseri umani, ma fatto di creature spirituali vittime degli umani o semplicemente tristi figure ignare e impotenti di fronte al loro destino e che alcuni dovrebbero essere in grado d’aiutare. È difficile dire quale dei due titoli sia il migliore, probabilmente il primo il cui equilibrio non è minimamente scalfito da scene o personaggi inutili come invece qui avviene, tuttavia questo secondo film ha grandi pregi, uno su tutti, come s’è già suggerito, di riuscire a passare da una categoria di genere ad un’altra amalgamandole infine insieme; un film quindi in grado di spiazzare come e diversamente rispetto a Il sesto senso, e di offrire un pre-lieto fine che è solo un goccia nell’oceano di sofferenza che il figlio di Tom ancora è costretto ad ascoltare, come suggerisce l’ultima breve ed inaspettata scena.


SI

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