Opinione di teaestefano su Da qui all'eternità
Con Burt Lancaster, Deborah Kerr, Montgomery Clift, Ernest Borgnine, Frank Sinatra, Donna Reed
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Composito dramma orchestrato dal sapiente Zinnemann, il regista delle difficili scelte di coscienza (argomento molto presente nei suoi film, qui in modo minore). Lo scenario della base americana a Pearl Harbor è la cornice in cui si intrecciano le storie degli svariati personaggi, tutti interpretati da divi o attori che avrebbero fatto strada (Borgnine). La guerra non fa neppure capolino fino alla fine, quando ci sono alcune bellissime scene di attacco aereo. Il vero tumore della vita militare è proprio il militarismo, cioè quella concezione bellicosa e qualunquista della vita sotto le armi, che si traduce anche in sopprusi, prepotenze e angherie di ogni tipo verso chi la pensa diversamente. Il pugilato è solo una valvola di sfogo per la smania di combattere e l'odio che cova nei cuori. Le vessazioni sono usate come odiosa arma di ricatto per piegare gli altri alle proprie logiche, e bastano una manciata di questi tizi per innescare una serie di drammi e tragedie che potevano essere evitati. A questo proposito sono molto efficaci gli attori che interpretano i tiranni della caserma, ma forse il migliore è Ernest Brognine (qui ai suoi primi ruoli), che riesce a essere così carogna da far venir voglia di dare un pugno allo schermo quando se la ride della morte del prigioniero. E dire che in altri film ha fatto l'ingenuo, candido e bonaccione. Tutti i personaggi (una nota d'onore per il bravissimo M. Clift) commettono gravi errori, come se tutti fossero incapaci di gestire la propria vita e i propri sentimenti. Le stesse scelte del loro passato sono stati grandi errori (come il matrimonio della Kerr). E' un film che lascia l'amaro in bocca, e punta il dito, oltre che sulle vessazioni che si compiono in ambiente militare, anche sulla solita assurda guerra. L'amaro è generato anche dalle bugie che racconta la ex-fidanzata di Clift. Già prima si era visto fosse attaccata al prestigio sociale e alla ricchezza, idoli che danno solo infelicità. Poi, su spinta dell'amore, trova la forza di rinunciarvi, ma il vecchio vizio riaffiora infine più forte di prima.
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