Viaggio a Tokyo (1953)
Con Chishu Ryu, Chiyeko Higashiyama, Sô Yamamura
La trama
Due genitori anziani lasciano la campagna giapponese per recarsi a trovare i figli sposati che abitano a Tokyo. I due nella capitale hanno trovato la loro strada, uno fa il medico e l'altra la parrucchiera. L'arrivo di mamma e papà getta nello scompiglio le rispettive famiglie che, a fatica, sopportano la loro presenza. Con un pretesto li mandano in una località turistica a passare il fine settimana. Alla fine saranno costretti a fare intraprendere il viaggio di ritorno verso casa.
In uno dei capolavori della sua maturità, con uno stile astratto ed essenziale, Ozu ci offre l'amaro ritratto di un paese che stava cambiando e cheignorava i valori della tradizione. Ma soprattutto un canto sullo scorrere del tempo, sulla morte e sulla vita.
L'opinione più votata
Di steno79 scritta il 24/10/2010 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
E' il film più celebre di Ozu e quello preferito dallo stesso regista. Un'opera all'insegna del pudore e della trasparenza, girata con stile austero e minimalista, di sapore più "orientale" rispetto ai grandi affreschi epici di Kurosawa. Le inquadrature sono quasi sempre fisse, con la macchina da presa posizionata spesso in basso, all'altezza dei personaggi accovacciati sul tatami: uno dei tratti stilistici ricorrenti nelle opere della maturità del regista, dove la messa in scena era divenuta sempre più depurata e scarnificata nel rifiuto degli effetti spettacolari. Il ritmo narrativo è piuttosto lento e perfettamente adeguato alla visione contemplativa dell'esistenza: emerge un sentimento di amarezza nella constatazione dell'egoismo e dell'indifferenza dei figli, ma non si tratta di una lamentela di tipo predicatorio, poichè la visione di Ozu resta improntata a una serenità di fondo che permette di accettare anche l'inevitabile solitudine e la morte. Attori splendidamente funzionali fra cui emergono almeno il grande Chishu Ryu, vero attore-feticcio del regista, e Setsuko Hara nel ruolo della nuora Noriko, uno dei più importanti del film poichè dimostra che la generosità e la sensibilità spesso albergano soprattutto nelle persone che hanno dovuto affrontare più difficoltà e sacrifici. Anche se scoperto tardivamente in Occidente, nel corso degli anni questo film è divenuto un classico indiscusso del cinema mondiale.
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8 giugno 2011 Opinione di yume su "Viaggio a Tokyo"
“Labirinto della semplicità”. Questa bellissima definizione che Amir Naderi dà del cinema di Ozu è l’assunto da cui voglio partire per parlare di questo film, raccontandolo così come l’ho visto e me ne sono lasciata avvincere. Di Viaggio a Tokyo è stato detto tutto, la disamina completa di Dario Tomasi nel suo libro dedicato a quest’unico film è esaustiva sotto tutti gli aspetti, dunque non resta che registrare la personale emozione nella scoperta di codici espressivi...
voto al film: 
11 gennaio 2011 Opinione di luisasalvi su "Viaggio a Tokyo"
Non si tratta tanto di incomunicabilità né di gap generazionale né di rapporto con la tradizione né di differenza campagna-città (temi cari ai critici che comodamente li attribuiscono a molti film quando non riescono a vederci altro), tutte cose che possono esserci, ma che sono accidentali, l'una o l'altra (come prima le difficoltà di lavoro negli anni '30, poi quelle del dopoguerra, ecc. Qui i due anziani genitori Shukichi e Tomi Hirayama (Chishu...
voto al film: 
24 ottobre 2010 Opinione di steno79 su "Viaggio a Tokyo"
VOTO 10/10 I coniugi Hirayama sono una coppia di anziani che, dopo tanti anni trascorsi in una piccola cittadina del sud del Giappone, decidono di andare a Tokyo per fare una visita ai loro figli. All'inizio passano qualche giorno dal figlio Koichi, un medico di quartiere che non ha il tempo di occuparsi di loro; poi si recano dalla figlia Shige, una parrucchiera piuttosto avara, che incarica Noriko (vedova di uno dei figli degli Hirayama, morto in guerra) di fargli visitare Tokyo. I due...
voto al film: 
2 agosto 2010 Opinione di Axeroth su "Viaggio a Tokyo"
La poesia che si fa carne. Il realismo è padrone delle inquadrature, e delle espressioni del viso, della sceneggiatura e dei momenti di vita quotidiana immortalati in un'opera eccellente. Ozu è stato uno dei maestri del cinema essenziale ma di grande significato. Racconta con semplicità tutto ciò che c'è da raccontare, senza giri di parole o metafore, ma lo fa attraverso le semplici e comuni situazioni di vita. Meravigliosa storia di una coppia di anziani...
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2 giugno 2010 Opinione di Peppe Comune su "Viaggio a Tokyo"
I coniugi Hirayama hanno cinque figli : Kyoko, l'ultima figlia che vive ancora con loro, Shoji, il secondogenito morto in guerra, Keizo che vive e lavora ad Osaka, Koichi e Shige che vivono con le rispettive famiglie a Tokyo, il primo è un pediatra, la seconda fa la parrucchiera. E' da loro che Shukichi e Tomi si recano per trascorrere un po di giorni nella capitale nipponica. Qui però si scontrano con l'impossibilità dei figli di prestargli molta attenzione, indaffarati...
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18 aprile 2010 Opinione di Baliverna su "Viaggio a Tokyo"
Capolavoro di un maestro giapponese che inchiodava la cinepresa a un metro da terra e non la ruotava mai. E' una profonda e delicata riflessione sull'ingratitudine dei figli verso i genitori, e sul loro irriducibile egoismo (impersonato con più evidenza dalla figlia più vecchia dopo il funerale). Il tema e la problematica vengono costruiti per piccoli accenni successivi, così come i personaggi vengono definiti con precisione con minuscoli tratti che possono...
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30 marzo 2010 Opinione di jonas su "Viaggio a Tokyo"
Il vecchietto dove lo metto, cantava Modugno dalle nostre parti negli anni ’70; ma il problema doveva essere ben sentito anche nel Giappone postbellico, a giudicare da questo film sulle vicissitudini di un’anziana coppia di genitori che va a trovare i figli nella grande cità. Trattati con malcelato fastidio, sballottati qua e là come pacchi postali, va a finire che lei muore e lui resta nel suo paesello ad aspettare la morte. Ozu non presenta un conflitto aperto,...
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1 febbraio 2010 Opinione di OGM su "Viaggio a Tokyo"
Il sottotesto di questa storia di genitori e figli è, più che una riflessione psicologica e morale, la semplice constatazione degli effetti del tempo che passa. Il trascorrere degli anni cambia il mondo ed i rapporti tra le persone, aumentando le distanze ed accentuando le differenze. Le strade individuali inevitabilmente divergono, e, per le generazioni più giovani, il pensiero del futuro prevale su quello del passato, a cui appartengono i padri e le madri. La crescita...
voto al film: 
29 dicembre 2009 Opinione di clario su "Viaggio a Tokyo"
La civiltà raccontata da Ozu è la nostra civiltà. Industriosa fino all'opulenza, in cui ad eccedere a scapito del superfluo (materiale) sono i sentimenti. Egoista per gli altri. Una contraddizione in termini che qui viene narrata con consapevolezza e leggerezza, ma serbando quell'amarezza di chi deve adeguarsi giocoforza ai tempi. Capolavoro.
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