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Opinione di FABIO1971 su La spia che venne dal freddo

[The Spy Who Came In from the Cold, USA 1965, Spionaggio, durata 112']   Regia di Martin Ritt
Con Richard Burton, Claire Bloom, Oskar Werner, Peter Van Eyck




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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20/04/2010 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Il freddo evocato dal titolo è quello gelido della vita alienata e disperata dell'agente segreto: una squallida e disumana esistenza, sempre sospesa tra disincanto e tragedia e regolata dalle sordide meschinità degli intrighi di potere. Altro che il patinato e scoppiettante universo di James Bond: il canto del cigno delle spie, in piena guerra fredda, ha atmosfere lugubri, personaggi grigi e malinconici, misteri indecifrabili. Paul Dehn (che curiosamente firmò anche il copione di Goldfinger) e Guy Trosper, gli sceneggiatori della versione cinematografica del best seller di John Le Carré (sequel del romanzo d'esordio Chiamata per il morto), ne traducono fedelmente e con incisività di toni l'incedere sofferto e riflessivo e l'approccio anti-eroico alle tensioni internazionali scatenate dalle drammatiche vicende tratteggiate nel romanzo. Il protagonista Alec Leamas (Richard Burton) è una spia che le alte sfere dei servizi segreti britannici vorrebbero pensionare tra le scartoffie: lui, agente operativo, riesce a convincere i suoi superiori a farsi affidare una nuova missione, in cui dovrà infiltrarsi come agente traditore, "la merce più vile della guerra fredda", nel controspionaggio nemico e prendere contatto con l'ex-nazista Mundt (Peter Van Eyck), ora al vertice dei servizi segreti della Germania Orientale. Ma le insidie della missione esploderanno presto in tutta la loro tragica ineluttabilità appena Leamas varcherà il muro di Berlino, intrappolato da subito in una diabolica e spietata lotta di potere. Diretto dal Martin Ritt reduce da L'oltraggio, il controverso remake western di Rashomon realizzato l'anno precedente, La spia che venne dal freddo, pur non riuscendo ad eguagliare il fascino del romanzo di Le Carré (qualche schematismo e stereotipo di troppo, un finale di notevole impatto ma eccessivamente sbrigativo), stempera gli umori più dolenti e crepuscolari della vicenda nell'essenzialità stilistica della narrazione, che procede lentamente per accumulo di indizi e dettagli senza che l'efficacia spettacolare e l'amarezza di fondo ne risentano, affidandosi ad un cast d'attori in stato di grazia, da un Richard Burton strepitoso agli ottimi Cyril Cusack (è Control, il capo dei servizi segreti britannici) e Oskar Werner (che indossa i panni di Fiedler, l'agente oltre cortina imbeccato da Leamas e che dovrà tendere la trappola a Mundt), fino alla deliziosa Claire Bloom nei panni della bibliotecaria comunista (che nel romanzo, però, era molto più giovane) e alle sontuose raffinatezze della messinscena, dalla magnifica colonna sonora di Sol Kaplan ai suggestivi chiaroscuri della magistrale fotografia di Howard Morris.


SI

Commenti

  • 20 aprile 2010, 12:01 di dedo

    Hai ragione nel sottolineare come il testo di le Carré sia decisamente migliore all'opera cinematografica, con pregi ma anche con molti difetti. Un saluto

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  • 20 aprile 2010, 12:38 di FABIO1971

    Ciao Goffredo! Sì, nonostante ne traduca fedelmente le vicende e ne catturi le atmosfere malinconiche, il film, se così si può dire, è "più figlio" della guerra fredda del romanzo, con una visione un po' schematica e propagandistica del dualismo tra "comunisti cattivi" e "occidentali che devono adeguarsi ai loro metodi"... Un saluto!!!

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  • 21 aprile 2010, 17:06 di curiosone49

    Caro Fabio...tocchi un tasto dolente...scherzo...Il film è uno dei miei preferiti, come già dissi a dedo nella mio primo commento su questo stimolante sito qualche mese fa a proposito della filmografia e della scuola d’arte drammatica inglese che, a parere di entrambi, sarebbe la migliore del mondo...In quella occasione (io stavo commentando Michael Caine , alias Palmer in Ipcriss, alias Preston in Quarto Protocollo) aggiunsi “consiglio x chi ama il genere "La spia che venne dal freddo" girato tra Londra e Berlino,con un insuperabile Richard Burton, spia silurata, stanca ed alcolista che pur riesce ad essere grande....

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  • 22 aprile 2010, 09:07 di FABIO1971

    Il film non è assolutamente da disprezzare (e non solo per il grande Richard Burton), ma il romanzo è indubbiamente più complesso e sfumato della traduzione cinematografica, comunque sempre dignitosa, di Ritt... Un saluto!!

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