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Opinione di curiosone49 su La spia che venne dal freddo

[The Spy Who Came In from the Cold, USA 1965, Spionaggio, durata 112']   Regia di Martin Ritt
Con Richard Burton, Claire Bloom, Oskar Werner, Peter Van Eyck




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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21/04/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Questo, al di là delle apparenze, è un grande film d’amore (non ho letto il romanzo!).Vidi questo film alla sua prima apparizione nelle sale cinematografiche: l’atmosfera della Berlino notturna mi coinvolse tanto da costringermi, una decina di anni fa, a Berlino per un Congresso, a voler camminare di notte in una buia via vicino al muro (ce ne erano ancora tanti in piedi di pezzi di muro), immaginandomi di essere il protagonista......Il film - bene ha detto FABIO - sembra il contraltare dei patinati film di spionaggio alla 007 ...ed è sicuramente più “vero” - forse perché più amaro - del sempre vincente Caine (alias Palmer in Ipcriss, alias Preston in Quarto Protocollo). Vedendo il protagonista Alec Leamas, alias Richard Burton, spia silurata, stanca ed alcolista che non si arrende a chi lo vuole tra le “scartoffie”, ma decide di tornare ad affrontare il rischio di una missione al di là del muro, si resta un po’ smarriti...ce la farà?...Non daremmo un penny per la sua vita, se non dopo che lo stesso si ritrova profondamente innamorato di una giovane bibliotecaria  (Claire Bloom) che è il suo estremo opposto: tanto Alec è ormai vecchio per il lavoro che fa,  stanco, ma soprattutto disilluso e quindi cinico, pronto ai più bassi compromessi per salvarsi la vita, tanto lei è giovane, bella, e piena di illusioni e fede (nel comunismo)...Ne nascerà un amore profondo, ricambiato, che si rivelerà essere l’unica molla che tiene in vita la vecchia spia...fino a fargli commettere delle imprudenze che altrimenti non avrebbe mai fatto...Il bianco e nero, l’atmosfera cupa della guerra fredda è ben raccontata nell’interrogatorio dei protagonisti ad opera di non meglio identificati agenti di un servizio dell’est, con l’insidia delle domande, i trabocchetti, le sottintese minacce che ne derivano; per certi versi mi hanno ricordato gli interrogatori  di “Buio a mezzogiorno” di Arthur Koestler...non ci illudiamo: tutto ciò continua ancora...E come dice il protagonista del libro “Notti e nebbie” di Carlo Castellaneta, un poliziotto della RSI, all’indomani del 25 aprile ’45...”Tanto avranno sempre bisogno di noi...”

Sull'interpretazione di Richard Burton

insuperabile....


SI

Commenti

  • 21 aprile 2010, 22:01 di Neve Che Vola

    Se dovessi parlare di "La spia che venne dal freddo" a qualcuno che non l'ha visto (e che non se ne fa niente se anche gli anticipo qualcosa) sarebbe proprio nei termini di una storia d'amore. Secondo me Ritt era un grande regista, o perlomeno a me piacciono i suoi film, sempre interessantissimi e che colgono qualcosa di ben più essenziale della semplice storia che raccontano.

    cancella commento cancella commento e blacklista Neve Che Vola

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