Opinione di woody su La spia che venne dal freddo
Con Richard Burton, Claire Bloom, Oskar Werner, Peter Van Eyck
- sufficienti [3]
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Sul film
Convenienza; in funzione d’essa agiscono gli individui ombra che dimorano nelle alte sfera dei servizi segreti degli opposti blocchi di alcuni decenni fa. Questo narra “La Spia che Venne dal Freddo”, plumbea e remigia spy story che naviga nelle grigie acque della burocrazia spionistica rischiando più volte di perdersi negli oscuri meandri del doppio gioco. L’inganno è talmente subdolo e spiraliforme da rendere impossibile ogni trasparenza od il barcamenarsi nel fumoso nugolo di congetture ed ipotesi formulabili. Ventaglio, come si scoprirà poi, opportunamente gestito con mefistofelica maestria. Una gara d’astuzia e cinismo, dissimulazione e calcolo. Nessuna traccia d’eroismo, solo squallidi travet al servizio dei rescritti imposti loro e spietato opportunismo che non si premura di salvaguardare alcunché, tantomeno le proverbiali e sacrificabili pedine. Nessuno spiraglio per il benché minimo sentimento. In definitiva, un tetro requiem in suffragio di etica e morale inesistenti a tale livello. Doverosa la forma deprimente, avvilente come la fotografia delle nature umane coinvolte, torve e palustri. Gelido come un iceberg di cui conosciamo unicamente la punta e popolato da creature tutte rigorosamente a sangue freddo. Uno dei punti di forza della storia è l'indeterminabile (torbida) distinzione tra simpatici/antipatici, amici/nemici, buoni/cattivi, che, per di più, non ha senso alcuno per i protagonisti, lasciando didatticamente, ed opportunamente, interdetto e dubbioso lo spettatore (e sabbe stato molto meglio se si fosse mantenuta tale caratteristica fino al termine). Miserrimo e desolante panorama della guerra fredda, tanto avvilente quanto verosimile.
Sulla regia di Martin Ritt
Messinscena uggiosa oltre ogni dire. Pregevolmente asciutto nelle riprese.
Sull'interpretazione di Richard Burton
Gran prova. Tenebroso, pesante, cogitabondo, mogio, glaciale, ritratto perfetto dell'anonima spia senz'anima, valori od umanità. Piccoli sussulti emotivi non fanno trasparire reali affetti o sentimenti, solo l'attento scrutare delle reazioni altrui e l'oculata gestione delle proprie. Stupore e dubbio appaiono sul suo volto come emblematici punti interrogativi, tanto gravosi quanto impercettebili. Tutt'altro però che una recitazione minimale.
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