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I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Partner: assente
Ritmo ritmo in Partner: presente
Impegno impegno in Partner: presente
Tensione tensione in Partner: minimo
Erotismo erotismo in Partner: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a Partner

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a Partner (voti: 11 media: 2,55) 11

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La trama

Lo stralunato Giacobbe, capelli lunghi, barba incolta, entra in una casa e ammazza un ragazzo che sta suonando il piano. Quello stesso Giacobbe, oppure un altro con lo stesso nome, abiti borghesi, capelli tagliati corti, insegna in una scuola di recitazione ed è innamorato, non corrisposto, di una ragazza. I due Giacobbe si incontrano e decidono di vivere nella stessa casa. Ma, in realtà, vivono di già l'uno dentro l'altro, sono già partner l'uno dell'altro.  

Film di contestazione tratto da "Il sosia" di Dostoevskij. Teorico, ma profondamente irrisolto, è uno dei lavori meno belli di Bernardo Bertolucci.

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L'opinione più votata

Di LorCio scritta il 2008-10-11 14:18:40 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto mediocre

Partner. Compagno, ma anche convivente. Per capire qualcosa (almeno provarci), bisogna partire dal titolo. Partner. Per certi versi, già dal titolo si può intuire la matrice letteraria dell’opera, che si propone come rivisitazione moderna de “Il sosia” di Dostoevskij. Recuperare un testo classico per parlare dell’oggi non è operazione originale, ma non posso liquidare il film di Bertolucci in questi termini. C’è qualcosa (c’è molto) di più, eppure manca di quello stesso qualcosa. Mentre (siamo sempre nell’anno di grazia millenovecentosessantotto) l’Antoine Doinel truffautiano recitava davanti ad uno specchio parigino il nome della sua amata Fabienne Tabard, un altro antieroe, si interroga su sé stesso attraverso lo specchio, e nemmeno gli risponde sempre. Riflettere sul cinema e sul teatro in funzione della vita (la solita carrozzina de “La corazzata Potemkin” che scappa per lo scalone e cade giù inerme) è, a suo modo, un pretesto per nascondere altro. Che, a sua volta, emerge con prepotenza – quasi a voler sottolineare il vero carattere del film. Non è meta teatro, né tantomeno vita recitata: quello di “Partner” è un universo a sé stante, una condizione di quasi limbo nel quale si muovono personaggi sull’orlo del naufragio esistenziale. Vuole rappresentare una generazione nella sua forma più ecumenica, ma, inevitabilmente, si fa portavoce solo di una parte di essa. Difatti, e proprio perché, è un film di contestazione (o di opposizione, fate come volete) sulla contestazione (sull’opposizione? Non ne sarei così sicuro), che si oppone contro tutto ciò che fino a quel momento raffigurava il “vecchio” che non vuole andarsene, a favore di una necessità che cresce a poco a poco per dimostrare la propria validità. Critica al consumismo mediatico (la televisione), al capitalismo che entra nelle case (i detersivi, la lavatrice), al conservatorismo intellettuale, alla falsità dell’illusione. “Buttiamo via le maschere!” urlano furioso. Si legano fazzoletti rossi per coprire occhi che vogliono isolarsi dalla dimensione umana nella quale sono costretti a sguazzare perché succubi della realtà circostante – come gli occhi finti che Tina Aumont si fa dipingere sulle palpebre. E, poi, alla fine, l’epilogo è ineludibilmente legato alla crisi che vive: fallimento esistenziale, impotenza di poter continuare a parlare di qualcosa di diverso, ininfluenza della morte (l’omicidio della Aumont con la lavatrice, ma anche il finale), omologazione, disfattismo. Senza dimenticare lo sbigottimento e la condizione di assoluta precarietà che avvolge sia i personaggi che lo stesso spettatore. Chi è chi dei due? Chi è il vero Giacobbe e chi la sua riproduzione (se di riproduzione si può parlare)? Chi si intende per stampino dell’altro e figura strumentale dell’azione? Per quanto possa risultare esteticamente e concettualmente affascinante, “Partner” è un’opera artisticamente irrisolta, strutturalmente confusa, tecnicamente ineccepibile. Dov’è il difetto? Nel manico, nella sceneggiatura che risponde più al “come” che al “cosa”, che gira a vuoto tra chiacchiere a volte inconcludenti o troppo astruse ed estetizzanti passaggi. Tra belle idee ed impeccabili immagini (il sangue che sgorga sia dal naso di Giacobbe che del suo doppio è una trovata che non si dimentica), si adagia su territori di confine con una debolezza minimalista e fiacca. Non privo di un suo interesse profondo e sincero, è talora insopportabilmente intellettualistico, è un’occasione mancata che provoca talvolta del turbamento e talvolta dell’indifferenza (contraddizione? È il film la vera contraddizione). Non si può tacere, però, sulle pertinenti scenografie di Altan (il nostro più geniale vignettista), e non lascia indifferenti la prova d’attore di un Pierre Clementi sadico ed inquietante, di rimbaudiana memoria, antietico e simmetrico, dalle unghia lunghe e la mente perversa. Finale apertamente chiuso che esprime l’inettitudine della rivoluzione, con la ghigliottina posta lì per giustiziare come durante la Rivoluzione Francese e la finestra aperta, nella quale scompaiono i due partner, che di lì a qualche anno avrebbe visto cadere giù il corpo dell’anarchico Pinelli.
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SI

Opinioni su Partner


2012-01-30 19:47:27 Opinione di vjarkiv su "Partner"
vjarkiv

Film impregnato di 68', visto oggi può apparire ingenuo nel suo progredire in stile teatro d'avanguardia, e in parte lo è, ma ci dice anche della confusione e delle aspettative di una generazione (quella di Bertolucci) in un particolare periodo storico, del pessimismo di fondo dell'artista e la non risolta conclusione. Tutto questo prendendo a pre-testo "Il sosia" di Dostoevskij come valenza intellettualistica! Rimane la prova attoriale di Pierre Clementi destinato ad essere in quel...

voto al film: vjarkiv assegna il voto sufficiente a Partner (1968)

nessun commento
[utile per 1 utenti]

2010-03-22 03:02:30 Opinione di mm40 su "Partner"
mm40

Vagamente ispirato al Sosia di Dostoevskij (Fight club lo è molto di più, per esempio, e neppure lo dichiara), questo Partner è il terzo film di Bernardo Bertolucci. Affascinato da Godard, il regista emiliano si approccia alla narrazione mediante una serie di espedienti tesi a destrutturare e smascherare la messa in scena; ad un certo punto addirittura, in un dialogo faccia a faccia fra i protagonisti, cioè lo stesso attore inquadrato due volte, il regista sceglie...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Partner (1968)



2010-01-01 23:31:31 Opinione di red grave su "Partner"
red grave

inguardabile,fa venire il mal di pancia e la nausea,incomprensibile e inutile

voto al film: red grave assegna il voto pessimo a Partner (1968)


2009-03-06 22:08:29 Opinione di tafo su "Partner"
tafo

il film può essere definito un opera pop nel senso positvo del termine. questo film contiene molte delle suggestioni ispirate ai favolosi anni sessanta. la nouvelle vague e wharol, insieme al living teathre e gli slogan del 68, si mischiano in un montaggio nervoso, forse troppo, ma che comunque segue lo stile godardiano. la cosa più importante che ci deve far ricordare il film e che forse qualcuno in quegli anni è riuscito ad essere o a realizzare quello che voleva, e riuscito cioè a...

voto al film: tafo assegna il voto ottimo a Partner (1968)



2008-10-11 14:18:40 Opinione di LorCio su "Partner"
LorCio

Partner. Compagno, ma anche convivente. Per capire qualcosa (almeno provarci), bisogna partire dal titolo. Partner. Per certi versi, già dal titolo si può intuire la matrice letteraria dell’opera, che si propone come rivisitazione moderna de “Il sosia” di Dostoevskij. Recuperare un testo classico per parlare dell’oggi non è operazione originale, ma non posso liquidare il film di Bertolucci in questi termini. C’è qualcosa (c’è molto) di più, eppure manca di quello stesso...

voto al film: LorCio assegna il voto mediocre a Partner (1968)

nessun commento
[utile per 2 utenti]

2004-09-02 18:42:02 Opinione di Darth vader su "Partner"
Darth vader

4 Bertolucci è un bravissimo regista, ma questo film, basato su "Il sosia" di Dostoevskij" non gli è proprio riuscito, la storia è completamente lineare e non ha uno sviluppo interessante, i risvolti surrealisti che il regista affronta si presentano come veri e propri deliri, si salvano solo alcune scene: l'inseguimento notturno di Giacobbe sulla scalinata (bellissimo il movimento della mdp), l'omicidio di Stefania Sandrelli e l'omicidio-spogliarello davanti alla lavatrice, il resto quasi...

voto al film: Darth vader assegna il voto mediocre a Partner (1968)




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