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Opinione di H.A.L 9000 su Decalogo 1





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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10/10/2009 voto al film: voto ottimo

Sul film

Perché si vive? Perché si muore? Dio esiste? Possediamo un'anima? Come (ri)conoscere ciò che si nasconde in profondità, ciò che si cela dietro i fenomeni?

Sono queste le questioni fondamentali che costituiscono il nucleo tematico intorno al quale ruota "Decalogo 1" di Krzysztof Kieslowski. Sono queste le domande basilari che da sempre l'uomo si pone e di fronte alle quali egli è costretto a porsi - in un modo ò nell'altro. E sono (potrebbero essere?) proprio tali quesiti a racchiudere in sé l'essenza della nostra esistenza, magari il senso stesso della nostra vita  - se solo a noi esseri umani fosse concessa la possibilità, fosse data la capacità di vedere oltre le apparenze, dietro i fenomeni, al di là dei limiti della nostra esperienza. Ma è proprio verso questi "oltre", "dietro" e "al di là" che tali domande s'indirizzano.

Come confrontarsi allora con questo mondo (apparentemente?) ostile, indifferente, ermeticamente chiuso ed irrazionale il cui senso sembra trascendere la nostra conoscenza? È da questo confronto che nasce la necessità morale di porsi dinanzi a questo dilemma, di scegliere come porsi dinanzi ad esso: scienza ò fede? voler sapere ò voler credere? ragione ò "perdita della ragione" (kierkegaardianamente intesa)? sfida/rivolta ò resa/"salto nel buio" (Albert Camus, Soren Kierkegaard)?

Krzysztof, docente universitario, padre di famiglia, ateo agnostico, ha scelto la prima alternativa: secondo lui ogni cosa è razionalmente/logicamente spiegabile, nulla è dato al caso. Lo spazio domiciliare, l'universo familiare, quell'isola di rassicurante intimità e d'(apparente) inattaccabile armonia (ritratta da Kieslowski in una maniera sentita e partecipe che predilige delle inquadrature ad altezza uomo di ozuana memoria) nel bel mezzo d'un mondo estraneo (magistralmente reso dall'ambientazione fredda ed ostile e da piani lunghi minacciosi e disagiati) abitato da Krzysztof e suo figlio Pawel ne è la manifestazione più ovvia: ogni cosa è a misura d'uomo, tutto è spiegato e spiegabile, con l'aiuto del computer ogni cosa è calcolabile e prevedibile. Anche la forza di resistenza del laghetto ghiacciato su cui Pawel vuole recarsi per pattinare.

È a questo punto che l'irrazionale, l'inspiegabile, il caso (finora relegati al mondo esteriore; basta pensare alla presenza inquietante e misteriosa di quell'uomo in riva al lago ed al cane morto di freddo) irrompono prepotentemente in quell'universo sopra descritto: il computer che si accende da solo, quell'enigmatico "I am ready", la boccetta d'inchiostro che si rompe senza nessuna ragione. E una sottile lastra di ghiaccio che contro ogni probabilità ed ogni ragionevole dubbio smette di reggere.

Qui ha inizio l'edipico girovagare del protagonista, l'unica tragedia umana possibile: La cieca brama di sapere tramuta in cecità di non voler sapere, non voler vedere, non voler accettare. Dinanzi alla morte, all'irrazionale, all'ineluttabilità del destino l'uomo con la sua ragione euclidea limitata giunge al capolinea, davanti a lui i "muri assurdi" (Albert Camus). Ed è proprio qui che giace la colpa di Krzysztof: nella sua brama di sapere e nel suo non aver riconosciuto i limiti della propria ragione. Ma se proprio vogliamo definire tale quest'attitudine profondamente umana, allora dobbiamo ammettere che noi tutti siamo innocentemente colpevoli.

Ed ecco che arriviamo al finale, al capolavoro nel capolavoro, un pugno allo stomaco, un grido di rabbia, d'aiuto e di disperazione silenziosamente e dimessamente espresso: Krzysztof, di fronte alla morte assurda di suo figlio Pawel, si reca in chiesa dove fa crollare un piccolo altare. E - paradossalmente ed ambiguamente - il suo ateismo agnostico con questo gesto di rivolta rassegnata si trasforma in fede. Il "salto nel buio" è compiuto, l'uomo s'è arreso. E nel bel mezzo di tutta questa indifferenza (anche divina, perché quel "I am ready" non è che - a mio avviso - una consolazione quasi derisoria nella sua pochezza) una lacrima di cera cola lungo il viso di una madonna.

E a noi non ci resta che piangere.


SI

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