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Lo zoo di Venere (1986)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Lo zoo di Venere: minimo
Ritmo ritmo in Lo zoo di Venere: forte
Impegno impegno in Lo zoo di Venere: assente
Tensione tensione in Lo zoo di Venere: assente
Erotismo erotismo in Lo zoo di Venere: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Lo zoo di Venere

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Lo zoo di Venere (voti: 24 media: 4,00) 24

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locandina di Lo zoo di Venere

La trama

Un incidente, provocato da un cigno che si abbatte sul parabrezza di un'automobile, causa la morte di due donne e il ferimento di Alba, che è costretta a subire l'amputazione di una gamba. L'operazione la finisce un chirurgo-pittore che le amputa anche l'altra perché la donna risulti copia vivente dei suoi stravaganti quadri. L'incidente lascia vedovi due entomologi gemelli ex siamesi che lavorano per uno zoo filmando i tempi e le fasi di disfacilmento di animali morti. I due mutano in passione l'odio nei confronti della sopravvissuta. 

Film pieno di rebus, sciarade e indovinelli (che si perdono nel doppiaggio). Tra i migliori di Greenaway

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 28/12/2010 - utile per 13 utenti

Voto al film: voto ottimo

Il confine tra la vita e la morte è colmo di inquietudine, perché è attraversato dall’aria in movimento e bersagliato dalle luci intermittenti. La decomposizione, come l’agonia, è un processo pulsante, che respira al ritmo di un continuo andirivieni di giorni e notti. La regolare alternanza di bianco e nero nel manto di una zebra (e di strisce piene e vuote nel motivo a sbarre di una gabbia) è l’ibridazione che diventa legge e principio vitale, prescrivendo che il contrasto e la simmetria esprimano l’equilibrata coesistenza tra gli opposti. La specularità è la diversità vista come necessario complemento, che integra la tesi con un’antitesi che non è difformità, ma solo una forma invertita di uguaglianza.  I gemelli Oliver e Oswald, fratelli siamesi separati subito dopo la nascita, sono le due metà di uno stesso intero, e difatti le loro sorti seguono percorsi totalmente paralleli. Sono loro le “O” a cui si riferisce il titolo originale, mentre la “Z”, ultima lettera dell’alfabeto, è il simbolo della fine che ossessiona le loro menti: dopo l’incidente stradale che li ha resi entrambi vedovi, il loro lavoro di biologi è completamente dedicato alle ricerche sulle dinamiche della putrefazione nelle varie specie animali. La storia della vita sulla Terra viene da loro ripercorsa in negativo, come la storia della morte, che, per essere raccontata, ha bisogno delle immagini necroscopiche di organismi sempre più evoluti. Il loro laboratorio è uno zoo di cadaveri, che mostra il modo in cui i corpi di pesci, rettili, uccelli e mammiferi progressivamente si trasformano, fino a dissolversi. Le loro telecamere, puntate su quei sepolcri a vista, documentano il disfacimento come un processo complicato e laborioso, dotato di una sua logica ed una sua estetica. Ad intrecciare le danze, in quegli ammassi di pelle, sangue e carne, sono, ancora una volta, la presenza e l’assenza, il moto e l’inerzia, in una coreografia morbida e lenta come l’incedere di una lumaca. Al tutto presiede una sorta di melodia, in cui, però, oltre ai suoni, cambiano anche le forme ed i colori: questa sinfonia di effetti ottici richiama l’essenza dell’architettura, che, con i suoi elementi geometrici, prospettici e cromatici, domina gli scenari in questo film come in gran parte della cinematografia di Greenaway. In questa rigorosa armonia l’uomo si inserisce come la parte di un tutto, che comprende la fauna, le divinità, gli angeli e i demoni, e in cui un cigno si confonde con un’eccentrica donna dal cappello piumato. Essendo un tassello di questo gigantesco mosaico universale, anche la persona si riduce ad un dettaglio ornamentale, che deve essere sagomato e composto secondo l’ordine prestabilito: ad Alba Bewick, che ha perso una gamba, deve essere quindi, per coerenza,  amputata anche l’altra, ed il padre dei suoi figli non può che essere, a sua volta, un uomo mutilato. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Lo zoo di Venere


22 febbraio 2012 Opinione di SaintlySinner su "Lo zoo di Venere"
SaintlySinner

Terzo lungometraggio di Greenaway, "Lo Zoo di Venere" è un film ricco di sfaccettature e significati che per coglierli e comprederli non basta certo una visione. Ammetto di non aver compreso tante cose, ma ciò non intacca la mia opinione perchè questo film ipnotizza e cattura, di indubbio fascino e bellezza.

voto al film: SaintlySinner assegna il voto buono a Lo zoo di Venere (1986)


28 marzo 2011 Opinione di red grave su "Lo zoo di Venere"
red grave

a volte un film è qualcosa di più che il racconto di una storia, può trasformarsi in un viaggio . questa opera contamina e procede disturbante, mortifera, pasoliniana suscitando un susseguirsi di sentimenti e emozioni contrastanti lasciando che su tutto prevalga il desiderio. come chiamare altrimenti quel movimento interno ad arrivare alla fine: questo film è il diario della pulsione. orgasmo e morte. nell'introduzione di greenaway il regista parla di 3...

voto al film: red grave assegna il voto buono a Lo zoo di Venere (1986)

nessun commento
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28 dicembre 2010 Opinione di OGM su "Lo zoo di Venere"
OGM

Il confine tra la vita e la morte è colmo di inquietudine, perché è attraversato dall’aria in movimento e bersagliato dalle luci intermittenti. La decomposizione, come l’agonia, è un processo pulsante, che respira al ritmo di un continuo andirivieni di giorni e notti. La regolare alternanza di bianco e nero nel manto di una zebra (e di strisce piene e vuote nel motivo a sbarre di una gabbia) è l’ibridazione che diventa legge e principio...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Lo zoo di Venere (1986)

2 commenti
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8 novembre 2010 Opinione di Davide Schiavoni su "Lo zoo di Venere"
Davide Schiavoni

"Il cinema è troppo importante per lasciarlo fare a chi racconta [solo] delle storie".   Peter Greenaway è un regista di origine gallese (Newport), le cui radici artistiche affondano nella pittura, matrice che si riverbererà su tutta la sua successiva produzione da cineasta. Mentre studia presso il "Walthamstow College of Art", comincia a interessarsi di cinema dopo essere stato folgorato dalla visione del capolavoro d’Ingmar Bergman "Il settimo sigillo". Diventa così critico...

voto al film: Davide Schiavoni assegna il voto sufficiente a Lo zoo di Venere (1986)

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3 agosto 2009 Opinione di Z su "Lo zoo di Venere"
 Z

Z if for me

voto al film:  Z assegna il voto ottimo a Lo zoo di Venere (1986)


18 agosto 2008 Opinione di carlos brigante su "Lo zoo di Venere"
carlos brigante

Greenaway dipinge la pellicola cinematografica e crea un quadro, un'opera d'arte in movimento che va analizzata, vivisezionata, decomposta, rivista per cogliere il significato ultimo o meglio i significati ultimi che da essa si dipartono, si aggrovigliano, si fondono. Il regista forgia la propria materia per dar vita alle proprie idee, al proprio pensiero, alla propria logica (ir)razionale; lo spettatore deve vedere, intravedere, scorgere, percepire sia con la mente che con il cuore; con la...

voto al film: carlos brigante assegna il voto buono a Lo zoo di Venere (1986)

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9 settembre 2007 Opinione di Dying Theatre su "Lo zoo di Venere"
Dying Theatre

Una zeta. Due zeri. Simmetria paranoide e sparizione dei corpi. Tutte le ossessioni del regista britannico vengono qui rappresentate, con straordinaria eleganza formale, in una fiera d'immagini pittoriche, moduli architettonici finemente iconografici, suggestioni darwiniane, sciarade linguistiche ed echi ballardiani. L'impianto (anti)narrativo è modellato, come sempre in Greenaway, sulla base di codici rappresentativi matematici, tassonomici, geometrici ed alfabetici. A-nalisi, B-isogno,...

voto al film: Dying Theatre assegna il voto buono a Lo zoo di Venere (1986)

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1 agosto 2007 Opinione di Charlus Jackson su "Lo zoo di Venere"
Charlus Jackson

Ho ravvisato nello Zoo di Venere una sorta di allucinatissima trasfigurazione d'un certo qual modo di percepire l'umanità come lanciata nel tunnel della morte. E' come se la vita di un uomo fosse dominata da pulsioni identiche a quelle degli animali (il sesso, la sopraffazione, la difesa - uno ZOO) con l'unico innesto della consapevolezza della morte. Forse, sempre animalmente, il puro istinto di sopravvivenza lo spinge alla ricerca di un perchè, della vita e della morte, da cui è come se...

voto al film: Charlus Jackson assegna il voto buono a Lo zoo di Venere (1986)

2 commenti
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3 maggio 2005 Opinione di RAGIONTRAVOLTA su "Lo zoo di Venere"
RAGIONTRAVOLTA

Una zeta. Due zeri. Simmetria paranoide e sparizione dei corpi. Tutte le ossessioni del regista britannico vengono qui rappresentate, con straordinaria eleganza formale, in una fiera d'immagini pittoriche, moduli architettonici finemente iconografici, suggestioni darwiniane, sciarade linguistiche ed echi ballardiani. L'impianto (anti)narrativo è modellato, come sempre in Greenaway, sulla base di codici rappresentativi matematici, tassonomici, geometrici ed alfabetici. A-nalisi, B-isogno,...

voto al film: RAGIONTRAVOLTA assegna il voto buono a Lo zoo di Venere (1986)


26 aprile 2005 Opinione di ted pikul su "Lo zoo di Venere"
ted pikul

A come Alfabetico B come Bestiale C come Cromatico D come Daltonico E come Enigmatico F come Fotografico G come Grottesco H come pieno di Humus I come Inseparato L come Libertino M come Mitologico N come Nyman-iano O come Originale P come Putrido Q come Quadrigemellare R come Reale S come Simmetrico T come Troncato U come Un film V come Vermeer-iano Z come Zebrato

voto al film: ted pikul assegna il voto buono a Lo zoo di Venere (1986)




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