Lo zoo di Venere (1986)
Con Joss Ackland, Andréa Ferréol, Frances Barber, Agnes Brulet, Ken Campbell, Brian Deacon, Eric Deacon, Guusje van Tilborgh, Gerard Thoolen, Ken Campbell, Wolf Kahler
La trama
Un incidente, provocato da un cigno che si abbatte sul parabrezza di un'automobile, causa la morte di due donne e il ferimento di Alba, che è costretta a subire l'amputazione di una gamba. L'operazione la finisce un chirurgo-pittore che le amputa anche l'altra perché la donna risulti copia vivente dei suoi stravaganti quadri. L'incidente lascia vedovi due entomologi gemelli ex siamesi che lavorano per uno zoo filmando i tempi e le fasi di disfacilmento di animali morti. I due mutano in passione l'odio nei confronti della sopravvissuta.
Film pieno di rebus, sciarade e indovinelli (che si perdono nel doppiaggio). Tra i migliori di Greenaway
L'opinione più votata
Di OGM scritta il 28/12/2010 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
- sufficienti [2]
- positive [13]
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22 febbraio 2012 Opinione di SaintlySinner su "Lo zoo di Venere"
Terzo lungometraggio di Greenaway, "Lo Zoo di Venere" è un film ricco di sfaccettature e significati che per coglierli e comprederli non basta certo una visione. Ammetto di non aver compreso tante cose, ma ciò non intacca la mia opinione perchè questo film ipnotizza e cattura, di indubbio fascino e bellezza.
voto al film: 
28 marzo 2011 Opinione di red grave su "Lo zoo di Venere"
a volte un film è qualcosa di più che il racconto di una storia, può trasformarsi in un viaggio . questa opera contamina e procede disturbante, mortifera, pasoliniana suscitando un susseguirsi di sentimenti e emozioni contrastanti lasciando che su tutto prevalga il desiderio. come chiamare altrimenti quel movimento interno ad arrivare alla fine: questo film è il diario della pulsione. orgasmo e morte. nell'introduzione di greenaway il regista parla di 3...
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28 dicembre 2010 Opinione di OGM su "Lo zoo di Venere"
Il confine tra la vita e la morte è colmo di inquietudine, perché è attraversato dall’aria in movimento e bersagliato dalle luci intermittenti. La decomposizione, come l’agonia, è un processo pulsante, che respira al ritmo di un continuo andirivieni di giorni e notti. La regolare alternanza di bianco e nero nel manto di una zebra (e di strisce piene e vuote nel motivo a sbarre di una gabbia) è l’ibridazione che diventa legge e principio...
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8 novembre 2010 Opinione di Davide Schiavoni su "Lo zoo di Venere"
"Il cinema è troppo importante per lasciarlo fare a chi racconta [solo] delle storie". Peter Greenaway è un regista di origine gallese (Newport), le cui radici artistiche affondano nella pittura, matrice che si riverbererà su tutta la sua successiva produzione da cineasta. Mentre studia presso il "Walthamstow College of Art", comincia a interessarsi di cinema dopo essere stato folgorato dalla visione del capolavoro d’Ingmar Bergman "Il settimo sigillo". Diventa così critico...
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18 agosto 2008 Opinione di carlos brigante su "Lo zoo di Venere"
Greenaway dipinge la pellicola cinematografica e crea un quadro, un'opera d'arte in movimento che va analizzata, vivisezionata, decomposta, rivista per cogliere il significato ultimo o meglio i significati ultimi che da essa si dipartono, si aggrovigliano, si fondono. Il regista forgia la propria materia per dar vita alle proprie idee, al proprio pensiero, alla propria logica (ir)razionale; lo spettatore deve vedere, intravedere, scorgere, percepire sia con la mente che con il cuore; con la...
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9 settembre 2007 Opinione di Dying Theatre su "Lo zoo di Venere"
Una zeta. Due zeri. Simmetria paranoide e sparizione dei corpi. Tutte le ossessioni del regista britannico vengono qui rappresentate, con straordinaria eleganza formale, in una fiera d'immagini pittoriche, moduli architettonici finemente iconografici, suggestioni darwiniane, sciarade linguistiche ed echi ballardiani. L'impianto (anti)narrativo è modellato, come sempre in Greenaway, sulla base di codici rappresentativi matematici, tassonomici, geometrici ed alfabetici. A-nalisi, B-isogno,...
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1 agosto 2007 Opinione di Charlus Jackson su "Lo zoo di Venere"
Ho ravvisato nello Zoo di Venere una sorta di allucinatissima trasfigurazione d'un certo qual modo di percepire l'umanità come lanciata nel tunnel della morte. E' come se la vita di un uomo fosse dominata da pulsioni identiche a quelle degli animali (il sesso, la sopraffazione, la difesa - uno ZOO) con l'unico innesto della consapevolezza della morte. Forse, sempre animalmente, il puro istinto di sopravvivenza lo spinge alla ricerca di un perchè, della vita e della morte, da cui è come se...
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3 maggio 2005 Opinione di RAGIONTRAVOLTA su "Lo zoo di Venere"
Una zeta. Due zeri. Simmetria paranoide e sparizione dei corpi. Tutte le ossessioni del regista britannico vengono qui rappresentate, con straordinaria eleganza formale, in una fiera d'immagini pittoriche, moduli architettonici finemente iconografici, suggestioni darwiniane, sciarade linguistiche ed echi ballardiani. L'impianto (anti)narrativo è modellato, come sempre in Greenaway, sulla base di codici rappresentativi matematici, tassonomici, geometrici ed alfabetici. A-nalisi, B-isogno,...
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26 aprile 2005 Opinione di ted pikul su "Lo zoo di Venere"
A come Alfabetico B come Bestiale C come Cromatico D come Daltonico E come Enigmatico F come Fotografico G come Grottesco H come pieno di Humus I come Inseparato L come Libertino M come Mitologico N come Nyman-iano O come Originale P come Putrido Q come Quadrigemellare R come Reale S come Simmetrico T come Troncato U come Un film V come Vermeer-iano Z come Zebrato
voto al film: 
- sufficienti [2]
- positive [13]
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