Opinione di ga.s su Pene d'amor perdute
Con Kenneth Branagh, Richard Briers, Nathan Lane, Adrian Lester
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Sul film
Da una commedia minore di William Shakespeare, Kenneth Branagh tenta la strada del musical d’impronta classica, con sonorità e coreografie che rimandano esplicitamente ai musical degli anni ‘40-’50. Insomma, come già s’è tentato di ridare lustro al western (e Eastwood con Gli Spietati c’è riuscito benissimo), così c’è che ci prova col musical: il risultato è una simpatica commedia leggera e ottimista, a tratti frizzante, con qualcosa di bamboleggiante, ma indubbiamente godibilissima. Certo non il lavoro migliore di Branagh, ma comunque pregevole. Branagh traspone la vicenda nel 1939 e usa i fatti storici d’epoca servendosi anche di cinegiornali e, curiosamente, anticipando le scene del film con delle sintesi in bianco e nero che certo alludono ai veri cinegiornali, contrastando però l’uggiosità guerresca di quelli reali con la frivolezza un po’ gossip di quelli fittizi che altro non sono che immagini successive preposte in b/n. Com’è (forse) doveroso in un film che cerca di ridare smalto ad un genere dimenticato (ma che stranamente a teatro funziona ancora), affiorano qua e là omaggi a Ginger e Fred, ma anche altri più da intenditori come quello a Esther Williams nella scena “al bagno” delle quattro dame e a Busby Berkeley. Inoltre per meglio rendere l’epoca storica, Branagh non usa musiche originali, ma s’affida saggiamente a frizzanti o melodici brani d’epoca che aiutano maggiormente i personaggi a farsi parte integrante del colore musicale e d’atmosfera che il film cerca di trasmettere allo spettatore. I numeri musicali sono tanti e tutti piacevoli, ma su tutti quello certamente più accattivante è quello “erotico” in maschera, un vero delirio di musica, movimento e corteggiamento: un perfetto mix che lascia queste immagini nella memoria dello spettatore. Branagh e i suoi affiatati attori costruiscono così un film grazioso, lontano dall’essere un capolavoro, ma che comunque arriva dove vuole: al divertimento, all’intrattenimento, alla spensieratezza e frivola assurdità tipica di una commedia musicale.
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