Il silenzio sul mare (1991)
Con Kurodo Maki, Sabu Kawahara, Hiroko Oshima
La trama
Shigeru fa il netturbino. E un giorno trova una tavola da surf buttata via e conciata male. Decide di sistemarla e di imparare a cavalcare le onde. I suoi amici sono un po' sorpresi, la sua fidanzata preoccupata. Anche perché Shigeru ha un problema: è sordomuto.
Takeshi Kitano alle prese con "l'immagine" ricorrente dei suoi film: il mare. Placido e impetuoso, simbolo di armonia e violenza. Che nella poetica (ed estetica) del cineasta giapponese rappresentano l'intimo dell'idea di bellezza. Anche una riflessione tenera sul tema della morte, qualche anno prima di "Hana-bi". Un film straordinario;
L'opinione più votata
Di yume scritta il 18/10/2010 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Al muretto di cemento grigio, diaframma straniante e consueto fra il mare e il resto del mondo lungo le coste della civiltà post-industriale, è appoggiata una vecchia tavola da surf, tra sacchi di spazzatura, una bici scassata, rifiuti.
“Sbrigati Shigeru” ringhia il collega.
Shigeru, il sordomuto, sta guardando il mare. Quella tavola tornerà a prenderla, dopo un po’, non la prende subito, Kitano non farebbe un errore così grossolano.?“Quando lavori devi impegnarti, sembri un pesce fuor d’acqua!” blatera ancora l’altro, partendo.
Venti metri e si fermano, Shigeru scende di corsa e recupera la tavola.
Inizia il restauro al polistirolo, parte la colonna sonora di Hisaishi, sembra azzurra anch’essa, carrellata veloce su facciate di una periferia di cemento e la ragazzina di Shigeru entra in scena, in un equilibrio chiastico di gialli e blu.
Blue Bunny (la tavola), Shigeru e Takako dal sorriso di bambina vanno in spiaggia, allineati, ritmici, lungo quel muretto, e lo faranno tante volte, e il loro passaggio sullo sfondo sarà scandito dalle risate beffarde degli sbruffoncelli di quartiere.
Mentre Shigeru entra in acqua per la prima volta, così com’è, braghe e maglietta, un sorriso appena accennato, non pensa che ad entrare e accarezzare il suo mare, c’è qualcosa nella figura ripresa di spalle, in controluce, che ricorda Charlot che trotterella allontanandosi lungo la strada.
Un bel giovanotto superaccessoriato lo guarda perplesso andare in acqua in quelle condizioni.
La musica continua, sembra fatta di gocce d’acqua, la piccola donna aspetta, mite, piega i pantaloni, lo guarda e sorride; Shigeru prova, riprova, cade, ricade, annaspa, il mare lo avvolge, le onde lo sovrastano, rotolando piene di schiuma.?Dalla spiaggia lo guardano, ridono, commentano, e poi la tavola si spacca, il polistirolo del restauro non regge al mare.
Lo scarto nella storia è dato dalla nuova tavola, la meno cara, e dalla muta che il bottegaio generoso gli regala con l’iscrizione alla gara di surf.
Il percorso di formazione prende quota, Shigeru diventa un surfista esperto, partecipa e vince.
La foto di gruppo è d’obbligo, mentre il violoncello segue le note del piano in un adagio che dilata tempo e spazio.
I sottotesti che Kitano inserisce danno movimento e distanza insieme, Shigeru sembra astratto dal mondo intorno, lui e la sua tavola sotto il braccio e l’oceano, fisso e mutevole insieme. ESPANDI +
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22 dicembre 2011 Opinione di marcox71 su "Il silenzio sul mare"
bellissimo film...qualcuno sa se esiste una versione in italiano?
voto al film: 
25 luglio 2011 Opinione di wang yu su "Il silenzio sul mare"
Bello e di gran fascino il rumore del mare con le sue onde, bello anche vedere chi fa surf;solo che di queste cose se ne vedono col contagocce.Mezzora invece è dedicata ai due protagonisti che passeggiano avanti e indietro con una tavoletta da surf ,un'altro quarto d'ora di sguardi inebetiti;le gare di surf spezzettate passano in secondo piano.voto 2
voto al film: 
18 ottobre 2010 Opinione di luca826 su "Il silenzio sul mare"
VOTO 8,5 SEMPLICE (Tv Febbraio 2007) Una piccola storia di grande coinvolgimento emotivo, tra passioni, sogni, tristezza e gioia. La quintessenza del cinema di Kitano, di una potenza visiva difficilmente sopportabile, ma allo stesso tempo semplice e sintetico. "Violent Cop" + "Il silenzio sul mare" = "Sonatine", la violenza astratta unita al sentimento puro e libero, rimangono i cardini della poetica kitanesca. Anche se qui di violenza non c'è traccia, rimane quell'accettazione della...
voto al film: 
18 ottobre 2010 Opinione di yume su "Il silenzio sul mare"
Kitano misura il suo film sul colore e sul suono del mare, dà qualità soggettiva al tempo oggettivo, in un rubato che, mentre mantiene la connessione col tempo reale, ne attua impercettibili modificazioni e pone insieme dentro il tempo e fuori del tempo. ?Una massa liquida blu notte, vellutata, dà l’incipit, pochi secondi. Segue lo sferragliare disturbante del camion (azzurro, anch’esso) che raccoglie i rifiuti, in primo piano il viso assorto,...
voto al film: 
11 ottobre 2010 Opinione di OGM su "Il silenzio sul mare"
Il cinema orientale ci insegna che la ripetizione non è noia, e l’uniformità non è inerzia: entrambe sono, infatti, le immagini della costanza e della pazienza, ossia di quella forza espressa dalla ferrea volontà di rimanere sempre uguale a stessi. Nulla è più imperturbabile ed invariabile del silenzio, che spiana i dislivelli della realtà, riducendo strepiti e sussurri allo stesso interminabile tono di attesa. È per dare un volto...
voto al film: 
10 aprile 2010 Opinione di sbrillo su "Il silenzio sul mare"
Premessa: Una volta lessi in una rivista specializzata un articolo sulla storia della musica moderna. Era una specie di viaggio attraverso i vari stili: heavy metal, pop, rock, rap, hip hop ecc. Quando arrivai al grunge (che amo molto poco), nella fattispecie a Nevermind dei Nirvana, mi colpì una riflessione dell'autore dell'articolo. Diceva che l'album in questione aveva cambiato per sempre la storia della musica e che dopo di esso molti gruppi in voga negli anni 80...
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15 gennaio 2010 Opinione di Peppe Comune su "Il silenzio sul mare"
Shigeru fa il netturbino e il ritrovamento di una tavola da surf gli muta l'esistenza. Inizia a vivere la passione per le onde in un modo talmente totale da dimenticarsi di ogni altra cosa. Solo Takako, la ragazza, lo asseconda devota e lo accompagna nell' apprendistato di questa nuova passione che arriva come un diversivo forse, o come un segno tutto da decifrare. I due sono sordomuti ed è certo che l'unica voce che riescono a sentire è quella del mare. Quella che ci regala...
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27 dicembre 2008 Opinione di vulgar hurricane su "Il silenzio sul mare"
E' un film che poterò sempre nel cuore come un meraviglioso ricordo, un'opera che mi ha donato, nella sua delicata semplicità, emozioni uniche, quasi inarrivabili. La definizione che ne ha dato Morandini (un film "di una secchezza fertile") è quantomai adatta a cogliere le atmosfere rarefatte e teneramente nostalgiche, la scarsità (ma non la pochezza!) dei dialoghi, le splendide e quantomai "partecipative" inquadrature fisse, insomma tutta la straordinaria magia di una delle più belle...
voto al film: 
28 ottobre 2008 Opinione di Mathiasparrow su "Il silenzio sul mare"
Ci si può improvvisare poeti? Dipende: qualcuno c’è riuscito, anche con risultati brillanti, altri proprio no pur avendo dimostrato doti artistiche interessanti in varie occasioni. Dopo un film del genere Kitano può essere difficilmente escluso dalla seconda categoria. “Il silenzio sul mare” non nasconde affatto i suoi intenti poetici, ma nemmeno la furbizia con cui vuol colpire il pubblico: cerca di arrivare al cuore puntando su una storia appositamente studiata per impietosire,...
voto al film: 
4 agosto 2006 Opinione di carlos brigante su "Il silenzio sul mare"
Film di rara bellezza e poesia. Il mare, a volte placido a volte impetuoso, si dimostra uno dei temi più cari per questo regista che lo fa assurgere a specchio dell'animo umano. I lunghi silenzi e le emozioni che da essi scaturiscono portano lo spettatore in una dimensione di estraneità dalla vorticosa realtà occidentale, a cui il Giappone è anch'esso ancorato.
voto al film: 
- negative [4]
- sufficienti [1]
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