Final Destination - La recensione di FilmTv
Con Devon Sawa, Ali Larter, Kerr Smith, Kristen Cloke, Daniel Roebuck
La recensione di FilmTv
Un horror senza mostri sulla scia del “Sesto senso”. Ma la storia non “decolla” e il risultato finale è complessivamente modesto
Aeroporto di New York. Dopo aver colto presagi sempre più funesti, il giovane Alex, in partenza per Parigi con la scuola, “vede” addirittura il disastro aereo in cui moriranno tutti. Scende di corsa dall’aereo in partenza, e si salva insieme alle cinque persone che, per vari motivi, sono rimaste a terra con lui. Ma questo è niente: perché i superstiti cominciano a morire in incidenti sempre più contorti ed efferati. La spiegazione di tutto la fornisce a metà film (come vuole ogni teoria del romanzo americano, ed ogni horror da “Shining” in poi) un uomo di colore: avete sfidato il disegno della morte, e lei vi sta venendo a riprendere uno ad uno. Muovendosi nelle vicinanze di “Il sesto senso”, uno dei registi di “X-files” e “Millennium” ha innestato il mito di Cassandra sulla logica narrativa degli slasher, per i quali la domanda non è più: «Chi è l’assassino?» ma «In che modo morirà il prossimo?». I modi scelti dalla Mietitrice per le sue vittime sono sempre più contorti, degni dei marchingegni Acme di Wile Coyote. E se l’idea di un horror senza mostri e quasi “senza oggetto” (è solo il caso a uccidere) è apprezzabile, rischia però anche di confondere le regole del gioco. Cosicché, se si sobbalza spesso sulla poltrona, non si capisce bene di che aver paura.
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