I dolci inganni (1960)
Con Catherine Spaak, Christian Marquand, Jean Sorel, Milly
La trama
Francesca, che ha sedici anni, è innamorata di un architetto che ha vent'anni più di lei. A scuola la ragazzina parla con le sue amiche delle esperienze vissute con Enrico. Uscita da scuola Francesca accompagna la madre a fare compere e incontra un ragazzo, amico intimo della famiglia, che la porta da una nobile innamorata di lui. Arriva la sera e l'adolescente sente il bisogno di rivedere l'architetto e lo raggiunge sul posto di lavoro. Piano piano però Francesca si rende conto di essersi sbagliata sul suo conto.
Il film subì un sequestro nel 1960 e venne rimesso in circolazione un anno dopo con un taglio di undici minuti.
L'opinione più votata
Di Mr.Klein scritta il 19/04/2010 - utile per 3 utenti
Voto al film: 
Lattuada era l’uomo che con la cinepresa cercava di amarle come loro chiedevano di essere amate,e di conseguenza l’occhio del regista si avvicina moltissimo,nell’incipit allusivo senza pruderie,alla fanciulla dormiente che si desta di soprassalto,che sorride nel corpo senza che se ne senta immediatamente l’acuto,temperato da un momentaneo imbarazzo.
A questa età rischiosa e imprendibile Lattuada donava la sua concentrazione di cineasta che qui indovina una riservatezza più costante che altrove,quasi abolendo del tutto le maliziose scorciatoie tipiche della commedia italiana come pure la veemenza del dramma enfatico.
La grazia inconsueta ed atmosferica con cui Lattuada nasconde gli ostacoli alla vista di Francesca,perché non dubiti della legittimità delle sue intenzioni lungo il suo percorso,donano a questa circumnavigazione intorno al corpo di un’adolescente la chiarezza senza leziosità con cui una giovanissima donna,allora come oggi,decide di non rimandare più il confronto con la realtà e l’avvicina per non subirne più i continui richiami quotidiani,prima che questa realtà di vivere acquisti la perentorietà del desiderio in senso stretto.
Anche la città di Roma diventa un’altra città pur essendo del tutto riconoscibile ( e non potrebbe essere altrimenti),meno invadente e pigra,più agile nella sua solare,sempiterna accondiscendenza.
Non è impossibile cogliere alcuni difetti,soprattutto nella quasi uniforme rigidità interpretativa del cast (se si eccettua forse l’incursione squisitamente sopra le righe di Milly),in cui appaiono poco plausibili sia Marquand che Sorel,che danno l’impressione di defilarsi in mondo un po’ anonimo per non compromettere il curato fraseggio articolato sulla soave,incerta ma tenera Spaak.
Il dato che mezzo secolo fa doveva apparire sorprendente e in parte inaccettabile è stato sicuramente il tranquillo rifiuto di Francesca di continuare con una relazione esclusiva la scoperta della sessualità con un uomo assai più anziano,ma questo ripensamento senza remore non viene presentato con una pericolosa e inavvertita modifica della moralità della ragazza,e,anzi,avverte che non è non il caso di formulare un giudizio sulla personalità di una ragazza che in quel ripensamento conferma una forma inattaccabile di sanità morale e psicologica.
Lattuada non si lascia sfuggire l’occasione di disseminare lungo il film annotazioni efficaci cautamente sottolineate,come la malinconia un po’ sognante di una compagna che soffre per la plateale diffusione del suo sentimento omosessuale dichiarato però in forma privata; e soprattutto il brillante inserto di impacciato amore fraterno tra Francesca e Eddy,ragazzotto borghese con lo sguardo lungo che preferisce farsi da parte quando capisce di essere di troppo,consentendo che la sorella decida da sola.
Si riflette su quanto sia bello e necessario avere intorno a sé il silenzio per poter accogliere la verità di un’emozione caduca ma preziosa,cosa che conferisce al film la precisione di un trattato psicologico sugli sviluppi di un turbamento senza lacerazioni e che nel suo esprimersi stringe un accordo insperato con i propri nuovi sentimenti,dalla cui esperienza non si esce né felici né infelici,curiosi e svincolati dal possesso che non regala nessuna ulteriore profondità,il tutto reso senza l’opacità del moralismo o la pigra meccanicità della trasgressione.
6 maggio 2012 Opinione di Baliverna su "I dolci inganni"
Strana esperienza questo film. Per la prima metà non mi è piaciuto un gran ché, trovandolo addirittura a momenti sgradevole. Non brutto, un po' insulso sì però. La seconda parte, invece, mi è piaciuta molto di più, e mi è sembrata interessante. Dopo, col senno di poi, ho ripensato anche alla prima parte e ho concluso che probabilmente devo rivederlo. Forse non ho prestato abbastanza attenzione alla caratterizzazione della protagonista. Nella seconda parte mi è piaciuto in...
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23 febbraio 2012 Opinione di michel su "I dolci inganni"
Contemplazione estatica del mistero di una donna in erba che ha tempo di coltivare il suo mistero.
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27 giugno 2011 Opinione di mm40 su "I dolci inganni"
I dolci inganni è un'onesta commedia dal retrogusto amarognolo, improntata sul tema della crescita, dell'uscita dal mondo idealizzato tipico dell'adolescenza per approcciarsi alla realtà 'adulta'. Si tratta del primo ruolo da protagonista per la Spaak (appena quindicenne!), tutt'altro che acerba come attrice, nonostante solitamente il suo esordio venga ricordato con Il sorpasso di Risi o La voglia matta di Salce (1962). Forse I dolci inganni non avrà la potenza...
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15 settembre 2010 Opinione di LIBERTADIPAROLA75 su "I dolci inganni"
Parte la bella sigla classica della Titanus. Poi inizia il film sulle splendide forme sinuose della bellissima "Lolita" Catherine Spaak. La vediamo civettare con uomini adulti, poi a scuola a parlare di sesso con le compagne...Prima de LA LICEALE, di LO SCHIAFFO e IL TEMPO DELLE MELE, di John Hughes, Amy Heckerling e gli "horror vacui" (termine che indica i film sui disagi giovanili) europei ed americani c'era lui: Alberto Lattuada! Ad un certo punto della sua carriera divenne il cantore dei...
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19 aprile 2010 Opinione di Mr.Klein su "I dolci inganni"
C’è sempre stato qualcosa di integerrimo,di anticonvenzionale nei ritratti di giovani donne di Alberto Lattuada,nella scrupolosità laconica con cui le guardava e che non subiva mai il sorpasso di un desiderio virile e che,contrariamente a quanto succedeva per esempio con Fellini,non supportava il pretesto per la proiezione di sé attraverso loro,né le manipolava per mascherare la paura di affrontarle. Lattuada era l’uomo che con la cinepresa cercava...
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23 ottobre 2008 Opinione di bradipo68 su "I dolci inganni"
A vederlo con gli occhi di oggi fa quasi sorridere sapere che fu sequestrato e la censura ne impose il taglio di ben undici minuti:e che sequenze saranno state mai?Qui Lattuada è molto pudico si ha l'impressione che sia molto cauto proprio perche'sa di camminare su un campo minato.Si nota il trasporto per la lolita Spaak,allora quindicenne ed ancora molto acerba dal punto di vista recitativo.Tuttavia pur nella sua incoscienza d'attrice anima un personaggio che resta ben impresso in mente...
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23 agosto 2008 Opinione di hupp2000 su "I dolci inganni"
Nouvelle Vague all’italiana? Forse questo ne è un esempio. Lattuada realizza un film più che dignitoso, con tutti gli ingredienti del genere: attenta osservazione e lunghi primi piani della protagonista, jazz sofisticato, auto decappottabili, storia scarna, ambientazione romana “realistica” e quasi paesaggistica, splendida utilizzazione del bianco e nero. Catherine Spaak è acerba, quasi irriconoscibile rispetto alla meravigliosa attrice e donna che diventerà. Qui ha appena 16 anni!...
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