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Opinione di Snaporaz68 su Man on the Moon

[Man on the Moon, USA 1999, Biografico, durata 118']   Regia di Milos Forman
Con Danny DeVito, Jim Carrey, Courtney Love, Paul Giamatti




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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03/05/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Un film su un comico atipico, Andy Kaufman morto di cancro a 35 anni, non prima di avere creato scompiglio nell’estabilishment hollywoodiano. Jim Carrey (qui in una interpretazione da manuale ignorata dai membri dell’Academy Awards) si cala alla grande nella personalità schizoide di un uomo con due anime, quella bambina di Andy con vocina stridula e occhietti circospetti e quella rozza e cinica di Tony, alter ego scorbutico e odioso, vera pattumiera psichica di tutto ciò che Andy veramente pensa di questo mondo, di questo pubblico.
Un comico che non è un comico, un uomo che usa il silenzio per provocare, un uomo che vorrebbe il pubblico all’altezza dei suoi sogni, un bambino che vorrebbe per primo divertire sé stesso. Ed ecco che accade l’irreparabile: Andy ingaggia una battaglia col pubblico (con il mondo) in una escalation di provocazioni, di finzioni su finzioni, di rovesciamento della realtà talmente esasperata da confondere tutti, i suoi genitori, la sua donna, il manager Danny De Vito, il dirigente Vincent Schiavelli (ottima interpretazione, la migliore dai tempi di Ghost)).
Un clown americano che odia le sit com ma ne diventa la star, un comico eretico che si infuria a dover fare sempre lo stesso personaggio e al culmine dell’autolesionismo legge in pubblico il grande Gatsby di Scott Fitzgerald per l’applauso di un unico solitario spettatore.
Nel frattempo il conflitto tra Andy e il mondo diventa più evidente, nonostante meditazioni yoga e combattimenti di wrestling per scaricare l’aggressività. Le provocazioni sono talmente esagerate da trasformare le risate in odio. Andy manipola il pubblico e la realtà:il mondo è solo illusione e non bisogna prendersi sul serio.Ma la magia della trasformazione gli si rivolta contro. Il conflitto da esterno diventa interiore: Andy ha davvero un Cancro ma nessuno gli crede. E quando Andy va in un viaggio della speranza da un medico filippino che guarisce il cancro asportandolo a mani nude, si accorge del terribile inganno e non può che riderne amaramente.
Andy capisce il grande bluff che sottende la nostra vita e ,dal grande schermo, nell’orazione funebre di sé stesso, lancia un messaggio di solidarietà e di riconoscenza per chi lo ha amato.
Ed è buffo che mentre Andy vola via, sopravvive l’anima becera e violenta di Tony.
Forman sembra amaramente constatare che in questo mondo solo quelli come Tony possono cantare “I Will Survive”. Ma le caricature dei grandi comici del passato forse suggeriscono un altro tipo di eternità. Un altro comico raccoglierà il testimone di Andy?
Finale stupendamente enigmatico e spiazzante.


SI

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