Opinione di Snaporaz68 su Mission to Mars
Con Gary Sinise, Tim Robbins, Don Cheadle, Kim Delaney, Elise Neal, Connie Nielsen
- negative [12]
- sufficienti [16]
- positive [14]
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Sul film
Al di là del punto di non ritorno
Mission to Mars è uno dei film più massacrati nella storia della filmografia di Brian De Palma, il quale, dopo Mission:Impossible, è stato oggetto continuo di strali e invettive da parte dei critici di tutto il mondo, critici che riescono a perdonare tutto ad un “autore” fuorché il successo.
E in effetti rivedendo una seconda volta questo film, non si possono non notare molti aspetti positivi. Prima di tutto il tentativo di De Palma di non fare il solito film di fantascienza ma lasciare la sua impronta (come Jim Gary Sinise grande protagonista di questo viaggio lascia la sua orma sulla terra) sul genere cercando di dare delle risposte ai quesiti esistenziali della nostra vita. Il tema centrale è “che senso ha la nostra vita?” e questa domanda necessita di una impellente e chiara risposta proprio nei momenti più bui della nostra esistenza, quelli del lutto e della separazione.
Ancora il tema del doppio, ma stavolta due coppie spaiate, separate definitivamente dalla distanza incolmabile della morte. Già l’inizio, con il finto razzo che esplode nel cielo (e sotto il cielo una festa mesta dove il clima è di last night on earth), sembra essere il presagio di un altro tipo di dipartita. Il sentimento del vuoto e dell’assenza colorano di tinte scure i discorsi dei protagonisti, e la sensazione è proprio quella della assenza di gravità, di un mondo capovolto senza nemmeno il punto di riferimento degli affetti. Le stesse immagini di Marte si colorano del famoso rosso De Palmiano, che richiama il sangue di uno degli astronauti, filo d’arianna per trovare la falla nell’astronave. L’effetto è irreale e straniante e moltiplica in maniera esponenziale l’ansia dell’ignoto e la paura del non familiare. A De Palma interessa proprio questo: giustificare il viaggio alla ricerca di altre forme di vita per cercare di dare un senso alla propria. Contrapporre al caos cosmico, una finalità che ha la spinta opposta al nulla che ci circonda. L’immagine dei quattro amici, in fila indiana sospesi nello spazio, con sotto l’immagine di Marte è una bellissima rappresentazione della infinita debolezza delle catenelle umane di fronte al vuoto assoluto dell’universo. Molti hanno massacrato questo film per la scelta registica di non mostrare decolli e atterraggi su Marte, ma di fare enormi salti temporali che portano all’implosione la narrazione. Questi stessi critici dimenticano che di decolli e atterraggi è piena la storia dei film di Fantascienza e nel contemporaneo film Pianeta Rosso di Antony Hoffmann (con Val Kilmer) tutto questo è già rappresentato.E’ insomma la ormai obsoleta accusa della mancanza di coerenza narrativa e verosimiglianza. Gli stessi detrattori fanno finta di non vedere le bellissime scene a gravità zero, girate da De Palma con una maestria tecnica pazzesca supportata da mezzi all’altezza della situazione. Il ballo dei due astronauti sulle note di “Dance the night away” dei Van Halen rimane una delle pagine migliori di tutto il cinema di fantascienza contemporaneo.
Fare volatilizzare la notte e lasciare un’impronta: Jim rivede il proprio dramma manifestarsi davanti ai suoi occhi nel momento dell’atroce separazione tra Woody (Tim Robbins) e Terry (Connie Nielsen). Quel segmento di spazio che un verricello non riesce a colmare è simbolico: per quanto due persone si possano amare esse non potranno colmare le distanze della morte.
Le onde sonore ad intervallo definito sono un codice da decifrare. La tecnica non risolve i problemi, a volte è meglio riferirsi allo “human touch” piuttosto che all’high tech. De Palma galleggia con la sua MdP mentre attorno il set ruota: la teoria Palmacentrica è molto semplice tutto ruota attorno al sole dell’occhio che guarda, l’impressione è invece l’opposta e sembra che il nostro geniale regista si avviluppi in vortici sempre più arditi e pericolosi, per riprendere una realtà sfuggente.
Il passato è un video che riprende un altro video ma Jim supera il trauma della separazione, annullando la dimensione temporale e facendo una scelta difficile ma coerente, opponendo al caos la coesione, alla diversità l’identità. Questo è l’unico film di De Palma, dove il doppio diventa uno: “Loro sono noi, e noi siamo loro”, l’esplorazione di nuovi mondi è finalmente un viaggio di ritorno alle origini dell’essere (e qui c’è l’unico punto di contatto con 2001).
Naturalmente il film non è esente da pecche: trovo le critiche sulla ingenua rappresentazione degli alieni abbastanza motivate e certi passaggi sembrano confermare qualche concessione alla retorica americana (la bandiera a stelle strisce piantata su Marte, la improbabile serra ambientalista riserva d’ossigeno,la patetica melassa di certi dialoghi con citazione inappropriata dell’Isola del Tesoro di Stevenson); ma nel complesso Mission to Mars è un film che contrappone al rosso della paura dell’ignoto il bianco metafisico di una possibilità al di là del punto di non ritorno.
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