Alta fedeltà - La recensione di FilmTv
Con John Cusack, Tim Robbins, Catherine Zeta-Jones, Joan Cusack, Iben Hjejle, Jack Black, Lisa Bonet, Iben Hjejle, Chris Rehmann, Ben Carr, Lili Taylor, Joelle Carter, Natasha Gregson Wagner, Shannon Stillo, Drake Bell
La recensione di FilmTv
Dal best seller di Nick Hornby Stephen Frears trae un film lucido e ironico. Cast raffinato e dialoghi brillanti
«Che cosa è nata prima, la musica o la sofferenza?», si chiede nella prima scena di “Alta fedeltà”, guardando in macchina, Rob Gordon, trentacinquenne circa, una vita all’insegna della delusione sentimentale e della passione per la musica rock. E attacca il lungo monologo che ci accompagna per tutto il film, per una volta una voce “in campo” che s’interroga, ferisce, si diletta di autolesionismo, senza sostituirsi alle immagini e ai brani che rievoca, complementare, acuta, spiritosa, dubbiosa. Quasi un Woody Allen meno intellettuale, che si autoanalizza per tutto il corso del film. È chiaro che il problema principale era quello di tradurre in immagini il lungo romanzo di Nick Hornby, narrato in prima persona, senza tradirne l’incessante monologare, e la scelta di “trasformare il pubblico nella macchina da presa” (come ha detto John Cusack, interprete e co-sceneggiatore con D. V. DeVincentis, Steve Pink e Scott Rosenberg) è azzeccata. Stephen Frears, regista eclettico, ha sempre avuto la mano felice con la commedia e qui lavora con intelligenza sulle manie, lo slang e i ”codici” di gruppo e di sopravvivenza dei suoi personaggi: abbastanza complice da renderceli simpatici, abbastanza distante da non lasciarsi coinvolgere troppo e da non perdere, perciò, il ritmo e la lucidità. Quanto alle perplessità suscitate dall’ambientazione, che si è spostata da Londra a Chicago, ha ragione Hornby, che ha detto che il suo libro si occupa di faccende molto più complesse dei semplici dettagli geografici. E comunque, è un libro (e un film) su un certo stile di vita e di relazioni metropolitane, condivise ovunque (come ha dimostrato il successo internazionale del romanzo). Cast raffinato, tenuto insieme da John Cusack e dai suoi due impiegati-amici (Jack Black e Todd Louisio), con Tim Robbins con la coda di cavallo, Bruce Springsteen come “padre spirituale” e tutte le “ragazze del coro”; un dialogo, un tempo narrativo, un acume che non si allentano mai.
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