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Lettera aperta a un giornale della sera (1970)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Lettera aperta a un giornale della sera: assente
Ritmo ritmo in Lettera aperta a un giornale della sera: presente
Impegno impegno in Lettera aperta a un giornale della sera: assente
Tensione tensione in Lettera aperta a un giornale della sera: presente
Erotismo erotismo in Lettera aperta a un giornale della sera: assente

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FilmTV assegna il voto sufficiente a Lettera aperta a un giornale della sera

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La trama

Al termine di una serata trascorsa in casa di un editore di sinistra, un industriale la cui fabbrica è autogestita dagli operai, lancia ai suoi amici l'idea di mandare una lettera al direttore di un quotidiano di sinistra, chiedendo di partecipare alla guerra del Vietnam. Contrariamente a tutte le previsioni il giornale non la pubblica, ma la lettera esce lo stesso sulle pagine di un settimanale. L'iniziativa degli amici dell'industriale si allarga fino ad ottnere adesioni anche dall'estero perfino da Hanoi. Non potendosi più tirare indietro il gruppo di amici si vede costretto a partire.  

Francesco Maselli pedina i suoi amici presi in lunghe discussioni.

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L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 29/03/2010 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto buono

Un gruppo di intellettuali di sinistra, durante una delle loro simpatiche festicciole, un pò per gioco e un pò per frustazione ideologica, redigono una lettera in cui si dichiarano pronti a partire volontari per il Vietnam e appoggiare la lotta di liberazione del popolo in armi. Dapprima snobbata, l'iniziativa viene ripresa con grande clamore dai media e quella che sembrava una goliardata da salotto diventa la base di un vasto movimento che coinvolge intellettuali di tutto il mondo, la testa della "brigata internazionale della cultura". "Lettera aperta a un giornale della sera" di Francesco Maselli è un film assolutamente sui generis, a suo modo molto originale sia per la struttura stilistica che per l'eterodossia dei contenuti. E' oggi un film certamente dadato (salvo la sua utilità storiografica) ma che all'epoca presentava una cifra stilistica (fotografia sgranata, fuorisincrono, montaggio) che rimandava ai legami, oltre che con la Nouvelle Vague francese, al cinema di John Cassavetes. La critica dell'epoca lo definì "il primo vero film politico italiano"  ed in effetti il film è impastato nei fermenti culturali degli anni sessanta e ne restituisce bene il clima, soprattutto quell' "inconsistenza febbrile", come ha detto lo stesso Maselli, riferita alle avanguardie intellettuali tanto brave nelle elaborazioni teoriche, quanto spaventate di fronte a ogni possibilità di trasformarle in azioni concrete. C'è molto di autobiografico in questo film e Maselli non ha avuto problemi ad ammettere che la critica a certo velleitarismo culturale, a un modo "salottiero" di perorare la causa rivoluzionaria (e la vacuità dell'iniziativa che da corpo al film sta a dimostrare proprio questo), sa molto di autocritica. "Volevamo cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi" dice ad un certo punto il professor Dal Fabbro e questa frase è esemplificativa dell'ambivalenza che ha sempre albergato nel comportamento di molti militanti di sinistra rinvenibile nella dissonanza tra l'adesione pubblica al partito e le pulsioni critiche private. Del resto all'epoca c'era un grande desiderio di fare e la ricerca sui modi più idonei per arrivare al fine prefissato, era un bisogno che percorreva in lungo e in largo la società italiana e percuotava di continuo le basi del partito comunista. Per questo ritengo che il film di Maselli abbia il suo pregio migliore nel fatto di inquadrare bene il periodo e di servire perciò allo scopo di fare un po di giustizia sul modo volutamente superficiale di dipingere il partito comunista dell'epoca come un monolite compatto la cui ortodossia veniva acriticamente accettata dai suoi iscritti. In realtà tra loro c'era più dialettica di quello che si pensi oggi e ciò era dovuto essenzialmente al fatto che il partito ha sempre rappresentato lo spazio principale entro cui coltivare le speranze di cambiamento e moltissimi giovani che iniziavano a farvi militanza erano spinti più da questa superiore  esigenza etica che dalla fideistica adesione alla sua disciplina. Il discorso sarebbe lungo e complesso (fosse solo perchè investe direttamente l'endemica divisione della sinistra italiana) e se ho evidenziato questo aspetto è perchè ritengo che la buona resa del clima culturale coevo sia un merito che vada ascritto al film. Tornando alle faccende più strettamente cinematografiche, direi che anche se non arriva al livello di un capolavoro come "Il sospetto","Lettera a un giornale della sera" rappresenta una felice tappa nella filmografia dell'ottimo Francesco Maselli.
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Opinioni su Lettera aperta a un giornale della sera


22 gennaio 2012 Opinione di sasso67 su "Lettera aperta a un giornale della sera"
sasso67

Con qualche eccesso di verbosità, uno dei film più interessanti di Maselli, autoironico ed autocritico, che si presta a più chiavi di lettura: la critica potrebbe provenire sia da destra che dalla sinistra maoista, rispetto a questi intellettuali, quasi organici al PCI. Da questo film - che avrebbe potuto intitolarsi Il Vietnam è lontano - sembra di potersi ricavare che se la Cina è vicina, lo è sul mappamondo, perché dal punto di vista politico la rivoluzione è lontanissima. E...

voto al film: sasso67 assegna il voto sufficiente a Lettera aperta a un giornale della sera (1970)

nessun commento
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2 maggio 2010 Opinione di mm40 su "Lettera aperta a un giornale della sera"
mm40

Chiacchiere, chiacchiere senza distintivo: chi sono questi intellettualoidi di sinistra, ideologicamente intransigenti ma imborghesiti nei fatti? Probabilmente si tratta della prima (de)generazione da cui non potrà che provenire la crisi della sinistra italiana, con sfaldamento del Pci, cambi di nome, simbolo e linea politica, inversioni a U, accelerazioni improvvise verso il centro, rimaneggiamenti, identiche facce a sostenere di volta in volta ciò che meglio si confà...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a Lettera aperta a un giornale della sera (1970)



29 marzo 2010 Opinione di Peppe Comune su "Lettera aperta a un giornale della sera"
Peppe Comune

Un gruppo di intellettuali di sinistra, durante una delle loro simpatiche festicciole, un pò per gioco e un pò per frustazione ideologica, redigono una lettera in cui si dichiarano pronti a partire volontari per il Vietnam e appoggiare la lotta di liberazione del popolo in armi. Dapprima snobbata, l'iniziativa viene ripresa con grande clamore dai media e quella che sembrava una goliardata da salotto diventa la base di un vasto movimento che coinvolge intellettuali di tutto il...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a Lettera aperta a un giornale della sera (1970)

1 commento
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13 febbraio 2010 Opinione di kotrab su "Lettera aperta a un giornale della sera"
kotrab

Un critico cinema-verità di contenuto interessante e in teoria stimolante, di taglio registico frammentario e piuttosto nervoso (ma più irritante), nonché ben interpretato, se non fosse per la sua fin troppo accentuata prolissità e per l'aggressività abbastanza flemmatica, tale perché essenzialmente relegata a livello potenziale. 5

voto al film: kotrab assegna il voto mediocre a Lettera aperta a un giornale della sera (1970)



3 novembre 2009 Opinione di hallorann su "Lettera aperta a un giornale della sera"
hallorann

Le divisioni all’interno della sinistra non sono un problema dei giorni nostri, in realtà esistono da sempre, fin dalla nascita dei suoi maggiori partiti. Negli anni sessanta più che mai. Il ’68, i marxisti-leninisti contrapposti ai maoisti, i fuoriusciti del P.C.I. e le spaccature del P.S.I., le derive estremiste finanche terroriste. Francesco Maselli, meglio conosciuto come Citto, regista e intellettuale comunista, tuttora attivo su entrambi i fronti, nel 69-70...

voto al film: hallorann assegna il voto sufficiente a Lettera aperta a un giornale della sera (1970)

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29 giugno 2007 Opinione di Dying Theatre su "Lettera aperta a un giornale della sera"
Dying Theatre

Messa a nudo (forse involontariamente) impietosa delle èlites salottiere d'allora e di sempre. Maselli fa sfoggio di virtuosismi registici, sceglie una fotografia grezza e sgranata ed anticipa di trent'anni le montagne russe vontrieriane al fine di meglio rappresentare la "febbrile inafferrabilità" di quegli anni (parola dell'autore). Ne esce un quadro iperrealista, a tratti confuso, non poco angoscioso ma tutto sommato fedele (e sinceramente autocritico) dell'inteligentia decadente...

voto al film: Dying Theatre assegna il voto buono a Lettera aperta a un giornale della sera (1970)

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