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La casa della gioia (2000)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La casa della gioia: assente
Ritmo ritmo in La casa della gioia: minimo
Impegno impegno in La casa della gioia: minimo
Tensione tensione in La casa della gioia: minimo
Erotismo erotismo in La casa della gioia: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a La casa della gioia

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a La casa della gioia (voti: 5 media: 3,20) 5

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locandina di La casa della gioia

La trama

Lily Barth, nella New York di inizio secolo coltiva un sogno, entrare a far parte della high society. Contesa da qualche facoltoso pretendente non accetta compromessi di nessuna sorta. Per raggiugere quello che desidera non intende vendersi e non si abbassa agli intrighi delle sue amiche. Avrebbe bisogno di legarsi ad un uomo importante. Invece l'uomo che ama è un avvocato squattrinato. Così piena di debiti Lily è costretta a chiedere aiuto al marito della sua migliore amica.  

L'inglese Terence Davies si ispira al romanzo di Edith Wharton "The House of Mirth" per un esercizio di stile impeccabile ma affatto incisivo. Certo i piani sequenza e il rapporto tra gli spazi sono interessanti, ma Scorsese e il suo "L'età dell'innocenza" restano modello irraggiungibile per tutti.

La recensione di FilmTv

Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 48/2000

Interpreti sbagliati e regia assente per un film troppo formale che non ha il coraggio di essere un mélo

Lily Bart, nella New York di inizio secolo, è contesa da qualche facoltoso pretendente ma non accetta compromessi, non si “vende” e non si abbassa agli intrighi delle amiche. Resta sola, povera, e reietta. L’inglese Terence Davies si ispira al romanzo di Edith Wharton “The House of Mirth” per un esercizio di stile impeccabile ma affatto incisivo. Dopo la splendida trilogia di “Voci lontane…”, l’autore, già con “Serenata alla luna”, omaggio all’estetica di Edward Hopper, ha voltato pagina in nome di una ricerca formale un po’ ingessata. ESPANDI +

L'opinione più recente

Di steno79 scritta il 2008-09-20 20:21:13

Voto al film: voto buono

L'ultimo film realizzato a tutt'oggi da Terence Davies è "La casa della gioia", ("The house of mirth", 2000) tratto dal romanzo di Edith Wharton, dove si narra la storia della caduta di Lily Bart nel frivolo e corrotto mondo dell'aristocrazia newyorchese di inizio Novecento. Lily è una donna bella e affascinante, ma non riesce a decidersi fra l'amore che prova per l'avvocato Selden e la necessità di un matrimonio di convenienza con un uomo ricco. Dopo una serie di scandali e vicende poco gratificanti, Lily scenderà sempre più in basso nella scala sociale, finché, delusa anche da Selden, non deciderà di togliersi la vita. Davies è stato attratto dalla modernità del romanzo della Wharton, la cui critica della falsità e della superficialità del mondo dei ricchi è più che mai attuale, e ha realizzato un'opera totalmente diversa dalle altre, con un budget più consistente e con una narrazione assai più corposa rispetto agli esili bozzetti intimisti dei primi film. Qui Davies ha preferito quelle cadenze melodrammatiche (quasi "operistiche") che in precedenza aveva sempre rifiutato, e per dare il giusto risalto alle atmosfere si è servito di costumi e scenografie sontuosi e di attori di richiamo come Dan Aykroyd (nel ruolo per lui insolito del "cattivo") ed Eric Stoltz, tra cui si è inserita perfettamente la protagonista Gillian Anderson, sorprendentemente all'altezza del difficile ruolo di Lily. Davies ha scelto una severità di tono rara per questo genere di dramma in costume, che risulta alquanto lontano dal manierismo accademico di certe opere di Ivory, e a livello stilistico ha fatto un uso frequente di piani-sequenza e dissolvenze incrociate, queste ultime soprattutto nella prima parte. Il tema della condanna di una società rigidamente classista che tende a escludere come un corpo estraneo chi non si adegui alle sue regole dettate dal denaro e dal potere economico era stato trattato anche in un altro adattamento dalla Wharton realizzato in questi anni, "L'età dell'innocenza" ("The age of innocence", 1993) di Martin Scorsese, con cui "La casa della gioia" regge bene il confronto. Anzi, si può dire che il film di Scorsese sia forse più edulcorato di quello di Davies, e inoltre risulta più letterario per la presenza di una voce fuori campo un po' ingombrante, mentre "La casa della gioia" rinuncia ad ogni alone di romanticismo e si concentra sulla straziante odissea della protagonista, con la quale il regista probabilmente si identifica. Infatti, anche Lily è una "diversa" rispetto all'ambiente sociale che la circonda, e il regista ci narra la sua caduta nella miseria con una pena sottile e una partecipazione incondizionata. Lo sdegno che il regista ci trasmette per questi ricchi avidi e crudeli non si esaurisce però in se stesso, ma va oltre, e arriva alla condanna di qualsiasi sopruso che venga esercitato sui più deboli. Inoltre, è facile intuire che egli abbia voluto instaurare un parallelismo col mondo di oggi, dove il denaro e le apparenze continuano a farla da padroni. 8
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SI

Opinioni su La casa della gioia


2008-09-20 20:21:13 Opinione di steno79 su "La casa della gioia"
steno79

L'ultimo film realizzato a tutt'oggi da Terence Davies è "La casa della gioia", ("The house of mirth", 2000) tratto dal romanzo di Edith Wharton, dove si narra la storia della caduta di Lily Bart nel frivolo e corrotto mondo dell'aristocrazia newyorchese di inizio Novecento. Lily è una donna bella e affascinante, ma non riesce a decidersi fra l'amore che prova per l'avvocato Selden e la necessità di un matrimonio di convenienza con un uomo ricco. Dopo una serie di scandali e vicende poco...

voto al film: steno79 assegna il voto buono a La casa della gioia (2000)


2003-12-26 20:50:58 Opinione di Luisa86 su "La casa della gioia"
Luisa86

Rigida visione della brutalità della società, in un film che pecca di freddezza ed è solo preciso, ma non sentito, dove spesso gli attori creano un atmosfera da soap opera e restano solo una marea di oggetti perfetti in bella mostra - per ricalcare L'età dell'innocenza - , una fotografia lucidissima tanto da sembrare assurda, e una serie di dialoghi intelligenti mal pronunciati.

voto al film: Luisa86 assegna il voto sufficiente a La casa della gioia (2000)



2003-07-25 18:57:41 Opinione di superficie 213 su "La casa della gioia"
superficie 213

UN FILM BUTTATO LI' SENZA UN VERO PERCHE'.LA ANDERSON E' BRAVA E LA FOTOGRAFIA DA MANUALE.PECCATO PERCHE' LA REGISTA QUALCHE DOTE CE L'HA,SOLO CHE IL RITMO NON SALE E LA STORIA NON PRENDE PIU' DI TANTO.

voto al film: superficie 213 assegna il voto sufficiente a La casa della gioia (2000)



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