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Dopo la prova (1984)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Dopo la prova: assente
Ritmo ritmo in Dopo la prova: presente
Impegno impegno in Dopo la prova: molto forte
Tensione tensione in Dopo la prova: forte
Erotismo erotismo in Dopo la prova: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Dopo la prova

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Dopo la prova (voti: 6 media: 3,50) 6

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locandina di Dopo la prova

La trama

I temi ricorrenti del regista svedese in un breve ma pregnante "dramma da camera".

Terminata la prova di un allestimento del "Sogno" di Strindberg, durante un colloquio fra il regista Henrik Vogler e un'attrice della sua compagnia, la giovane Anna, la dimensione del reale si stempera nelle visioni e nei ricordi. Anna è a sua volta figlia di un'attrice, Rakel, morta tempo addietro distrutta dal demone dell'alcol. Ma ora il fantasma della donna è tornato a far visita a Anna e Henrik, e dai dialoghi fra i tre personaggi emerge, poco a poco, un complesso intrico di passioni e di pulsioni incrociate.  

L'essenzialità della messa in scena bergmaniana al servizio di un sofferto e personale "kammerspiel" in bilico fra cinema e teatro.

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L'opinione più votata

Di Aquilant scritta il 2006-07-06 00:05:42 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto buono

“DOPO LE PROVE MI TRATTENGO VOLENTIERI SUL PALCOSCENICO.” osserva Henrik Vogler. “MI SERVE PER RIFLETTERE IN PACE E CON CALMA SUL LAVORO DELLA GIORNATA. E’ NELL’ORA DEL CREPUSCOLO CHE PIOMBA IL SILENZIO SUL GRANDE TEATRO. SE NE SONO ANDATI TUTTI E L’HANNO ABBANDONATO. FORSE MI SONO SOLO ASSOPITO MA NON NE SONO SICURO. SE MI GUARDO ATTORNO STENTO A RITROVARMI. QUALCHE COSA È CAMBIATA IN MODO MISTERIOSO E IMPALPABILE.” Si, Henrik Vogler si è assopito dopo le prove, approfittando del silenzio della scena e prendendo temporaneamente congedo da una realtà in cui i morti non sono più tali ed i vivi appaiono come tanti spettri, fondando la sua sicurezza (o la sua debolezza) su un assioma per cui “questa vita è l’unica possibile ed il prima e soprattutto il dopo non esistono che nella fantasia”. Ma Bergman stavolta si compiace di tendere una trappola agli spettatori, insinuando nelle loro menti il germe del dubbio, spargendo a piene mani briciole di ambiguità e strutturando in un doppio livello sogno/realtà la propria personale dimensione spazio-temporale, senza stabilire confini ben precisi ma dando al contrario libero sfogo al potere della fantasia improvvisatrice fino a materializzarla in una sorta di evidenza concreta e palpabile, una magia estemporanea che solamente il mondo del teatro è in grado di fornire. Pur assommando in modo organico tutte le principali tematiche affrontate dal regista nel corso della sua lunga attività, “Efter repetitionen”, dramma da camera giocato sulle capacità emozionali dei protagonisti e su un’esternazione delle rispettive angosce dialettiche che però si guarda bene dallo sfociare in eccessi esasperati di tensione, è da considerare in primis un vero e proprio atto d’amore nei confronti del teatro, quello strindberghiano in particolare, in un ideale legame con l’epilogo di Fanny e Alexander, dove vengono citati per l’appunto alcuni versi del “Sogno”: “IL TEMPO È LO SPAZIO NON ESISTONO. SU UNA BASE INSIGNIFICANTE DI REALTÀ L’IMMAGINAZIONE FILA E TESSE NUOVI DISEGNI” Ed a proposito del teatro, “quanta energia spirituale vi è racchiusa,” recita Bergman per bocca del suo alter ego Erland Josephson intento ad interrogarsi sul ruolo dell’attore, “quanti stati d’animo veri o recitati, risate, scatti d’ira, pensieri, tutto è rimasto qui dentro imprigionato e continua a vivere segretamente accanto a noi.” Il regista rievoca e rimaterializza i fantasmi del passato affrontandoli a viso aperto (“Quante volte mi capita di sentirli, a volte mi sembra addirittura di vederli, demoni, angeli, spettri o comuni mortali, tutti presi da tanti importanti problemi rivolti altrove, e così misteriosi!”) affidando il tutto a due grandi interpreti collaudati più la sorprendente Lena Olin, già apparsa in “Fanny e Alexander” e nell’”Immagine allo specchio”, seppure in parti di scarso rilievo. E mentre Erland Josephson giganteggia in lungo ed in largo quale portavoce del testamento spirituale dell’autore, Ingrid Thulin, enigmatica e tormentata icona del regista, si ritaglia un ruolo alla Bette Davis con un pizzico di acrimonia in meno ed una buona dose di disillusione in più, noncurante di apparire come una vera e propria personificazione del decadimento fisico e confermandosi in ogni caso come un’ideale interprete bergmaniana per tutte le stagioni. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Dopo la prova


2008-12-04 17:47:47 Opinione di mm40 su "Dopo la prova"
mm40

Piccolo concentrato di materia bergmaniana velocemente realizzato con l'impiego di mezzi minimi: tre attori, una stanza (un palco), arredamento minimo e dialoghi fluenti. Per fortuna dura solo poco più di un'ora. Nulla di nuovo: l'amore viscerale per Strindberg già si conosceva ed il fatto che Josephson interpreti il pensiero (e la vita) dello stesso Bergman non è per nulla velato. Eppoi c'è il consueto menu: l'età, la vecchiaia, la morte, l'amore, la malattia, il teatro, la...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a Dopo la prova (1984)


2006-07-06 00:05:42 Opinione di Aquilant su "Dopo la prova"
Aquilant

“DOPO LE PROVE MI TRATTENGO VOLENTIERI SUL PALCOSCENICO.” osserva Henrik Vogler. “MI SERVE PER RIFLETTERE IN PACE E CON CALMA SUL LAVORO DELLA GIORNATA. E’ NELL’ORA DEL CREPUSCOLO CHE PIOMBA IL SILENZIO SUL GRANDE TEATRO. SE NE SONO ANDATI TUTTI E L’HANNO ABBANDONATO. FORSE MI SONO SOLO ASSOPITO MA NON NE SONO SICURO. SE MI GUARDO ATTORNO STENTO A RITROVARMI. QUALCHE COSA È CAMBIATA IN MODO MISTERIOSO E IMPALPABILE.” Si, Henrik Vogler si è assopito dopo le prove,...

voto al film: Aquilant assegna il voto buono a Dopo la prova (1984)

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